Lecce città sul mare, aveva ed ha un porto, San Cataldo: una scoperta per tanti, non per chi ha preso a cuore il restauro del Molo di Adriano, il porto archeologico di Lupiae, l’antica Lecce, da difendere dal degrado e riportare completamente alla luce. Il procedimento per gli interventi di messa in sicurezza e salvaguardia dal moto ondoso (125mila euro), progettati dalla Soprintendenza leccese, è in fase di definizione presso la Capitaneria di Porto di Gallipoli. A giorni, la porzione di demanio marittimo delle opere sommerse verrà concessa in consegna per la cantierizzazione all’ente appaltante, ha confermato il comandante in seconda Biagio Mauro Sciarra, nella nuova audizione della sesta commissione del Consiglio regionale, convocata dal presidente Donato Metallo su richiesta del consigliere Paolo Pagliaro.
Altri provvedimenti amministrativi di competenza della Capitaneria riguarderanno la sicurezza della navigazione, ma sono di carattere ordinario e potranno essere definiti in tempi brevi una volta avanzate le richieste.
Prosegue quindi il dialogo e l’ascolto in commissione, con l’intervento della senatrice Adriana Poli Bortone, di rappresentanti del Comune di Lecce e della Soprintendenza. L’assessore regionale alla cultura, Massimo Bray ha ribadito l’attenzione della Regione per restituire il bene alla comunità in tempi certi e ha proposto la creazione di un tavolo ristretto a pochi enti responsabili, per la programmazione degli interventi non solo di tutela, soprattutto di valorizzazione di un patrimonio culturale ingentissimo.
Il Comune di Lecce ha annunciato che entro il mese di giugno saranno cancellare le scritte spray che deturpano il bene.
Un progetto comunale di riqualificazione dell’intero lungomare, per 3milioni di euro, è alle prime battute presso il Ministero: il consigliere Pagliaro ha ricordato la notizia fornita nell’audizione precedente. A queste risorse dovranno aggiungersi i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e i ristori al territorio di Tap e Snam, per un’opera di grandissima importanza: «recuperare il Molo di Adriano significa recuperare la storia e l’identità della città di Lecce, non è un rudere ma il simbolo di una identità e di una storia, una porta aperta al Mediterraneo».

Pagliaro: «Stretta sui lavori di messa in sicurezza e progetto condiviso per il recupero dell’antico porto di Lecce»

Nota del consigliere regionale Paolo Pagliaro, capogruppo La Puglia Domani.

Lecce ha il suo porto ed è una città di mare. Questa, che per molti è una scoperta, è una notizia di enorme rilevanza storica che va riportata alla luce, in ottica di recupero dell’identità della città capoluogo del Salento, per costruire un’offerta culturale e turistica che renda giustizia al ruolo strategico che Lecce ha avuto negli scambi commerciali via mare nell’antichità.
Il primo passo in questa direzione dev’essere il recupero del Molo di Adriano, terzo monumento di epoca romana del Salento, i cui resti sono oggetto di lavori di consolidamento e messa in sicurezza da parte della Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio di Brindisi e Lecce. Per proseguire nelle opere a mare, serve l’autorizzazione della Capitaneria di Porto di Gallipoli. Dal capitano Sciarra abbiamo appreso oggi in Commissione Cultura – nel secondo giro di audizioni sul tema convocate dal presidente Metallo su mia richiesta – che i tempi di consegna dello specchio d’acqua saranno brevi. Ci auguriamo che lo siano davvero, come sollecitato anche dalla progettista dei lavori, l’architetto Cacudi, per riuscire ad arginare l’azione erosiva del moto ondoso, che ha già mangiato 15 metri dell’antico molo.
Accolgo con favore la proposta dell’assessore alla cultura Bray, condivisa dalla senatrice Poli Bortone, di un tavolo tecnico ristretto per progettare il recupero e la valorizzazione dell’antico porto di Lecce. Un progetto che, per non restare un sogno, deve avere tempi certi ed europei, anche per intercettare le risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che per la missione cultura prevede proprio interventi come questo, purché cantierabili in tempi rapidi. Già troppo tempo è stato perso, come ha ricordato Bray. Risale al 1913 il primo allarme sull’abbandono del Molo di Adriano, ad opera dell’eccelso studioso salentino Cosimo De Giorgi. Nel 2007 l’ex sindaca di Lecce, Adriana Poli Bortone, rivolse un appello al Ministero per il recupero di questo bene straordinario. Nel 2015 l’Università del Salento consegnò uno studio approfondito che ricostruiva la storia del monumento, per sollecitarne la riqualificazione. Ma nulla o poco è stato fatto. Per questo ho voluto riaccendere un faro di attenzione sull’antico porto in rovina, rilanciando l’allarme di Alfredo Prete, referente del comitato La Voce di Lecce.
Il grande interesse riscontrato mi dice che si sta andando finalmente nella direzione giusta. Ora lo sforzo di tutti dev’essere teso innanzitutto a reperire le risorse necessarie. I tre milioni chiesti dal Comune di Lecce al Ministero possono essere una base di partenza, ma è necessario intercettare i fondi del PNNR e – lo ribadisco – i risarcimenti promessi da Tap e Snam per il passaggio del gasdotto in terra salentina.
Ridare vita al Molo di Adriano non è un obiettivo di campanile ma un bagliore di storia e bellezza che illuminerebbe l’intera regione
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