Monumento ad Ascanio Grandi nella Chiesa di San Nicolò e Cataldo a Lecce

di Giorgio MANTOVANO

A Lecce una delle principali scuole medie è intitolata alla sua memoria.

Mi riferisco al letterato e poeta Ascanio Grandi, senza dubbio l’espressione più alta della genialità salentina nell’ambito di quella che fu la letteratura epica, celebrata dall’Ariosto e dal Tasso.

Ascanio nacque a Lecce nella seconda metà del XVI secolo. Seguendo la volontà paterna si dette agli studi del diritto dai quali, in breve, si staccò per dedicarsi alla poesia ed alla letteratura.

In pochi anni, dal 1632 al 1646, diede alle stampe quattro poemi epici: il Tancredi, i Fasti Sacri, la Vergine Desponsata, il Noè, oltre all’incompiuto Bellisario e alle Egloche: composizioni che il Palumbo, in “Storia di Lecce” (1910), definirà «alquanto indigeste ma che mandarono in visibilio i letterati e lo fecero paragonare ad Omero e a Virgilio».

Il De Simone, in “Lecce e i suoi monumenti” (1874), affermò che «per questo vecchio poeta, per forza, andassero in visibilio tutti i letterati provinciali, e qualcuno d’altra parte d’Italia, coevi a lui».

Alcuni brani del “Tancredi” furono tradotti in latino ed altri musicati. Il Grandi scrisse:

«Pur un dì lor vivrà ne’ versi miei;
Come di patria carità m’ invita:
Questi è ’l buon Rudio, che guidò a’ trofei
Gente di Lecce intrepida ed ardita;
Ahi Lecce, ahi Lecce, ahi qual fosti! ahi qual sei?
Chi spento ha tua virtù, non che sopita?
Tu in te discorde, e tu in fortuna acerba,
Tu Lecce or miserabile e superba».

All’interno della Chiesa dei Santi Niccolò e Cataldo, sul lato destro, appena prima della sacrestia, è collocato il monumento (in foto) dedicatogli mentre era ancora in vita.

L’epigrafe latina chiarisce che fu eretto dai monaci Olivetani per rendere omaggio al più grande letterato fra i leccesi, essendo Abate generale don Angelo Maria Cantono di Bologna nell’anno 1633.

Il poema intitolato a Tancredi, stampato a Lecce dal tipografo Pietro Micheli, fu dedicato a Carlo Emanuele di Savoia di cui i poeti del tempo proclamavano l’ingegno.

Il manoscritto del “Tancredi”, datato 1626, pronto per la stampa e completo del frontespizio inciso da quello straordinario artista che fu Pompeo Renzo, dovette attendere il 1° marzo 1632 per la pubblicazione, una volta ricevuta l’autorizzazione da parte della Curia vescovile.

Ascanio Grandi morirà il 19 dicembre del 1647. Il riferimento alla data della sua scomparsa è dovuto ad Amilcare Foscarini, solerte cultore di patrie memorie.

Giorgio MANTOVANO
Ideatore di www.iusimpresa.com - Osservatorio Bibliografico del Diritto dell’Economia in Europa. Dottore commercialista, appassionato di Storia Patria.