di Rossella BARLETTA
Il senso di ironia che ancora mi accompagna, spesso mi sollecita un’immaginazione di cui io stessa mi sorprendo perché mi induce a collegare considerazioni inedite. Alla fine provocano innocua benefica ilarità.
Questa volta la lente d’ingrandimento si è soffermata sui volti dei neo-ministri che sedevano il 25 ottobre scorso sullo stesso banco del nuovo Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, visibilmente emozionata e, quindi, tirata nel volto e con la voce che talvolta ha fatto cilecca per la tensione. Erano inspiegabilmente incupiti, eccessivamente seri, sotto l’effetto di pensieri altri, per nulla distesi o sorridenti, ma truci come se per ciascuno di loro fosse imminente il momento di essere ghigliottinati. O almanaccavano come ostacolare la sicurezza di chi parlava e li aveva chiamati a condividere un progetto politico.
Nessuna traccia di contentezza, di levità, di partecipazione a un fatto che passerà alla storia nolenti o volenti.
Visti dal di fuori, accanto all’interlocutrice principale impegnata a leggere, vi erano volti funerei che è ben diverso dall’essere compunti, come richiedeva la circostanza ufficiale del momento.
Da parte loro, i personaggi dell’opposizione politica che hanno preso la parola, hanno manifestato ciò che sentiamo dire da troppo tempo, dimostrando – così ho immaginato -, uno spirito paragonabile piuttosto a quello di un investigatore privato o segugio che dir si voglia che non si muove in attesa di…
Insomma, mi è sembrato che molti dei rappresentanti politici presenti si stiano preparando a sbirciare dalla buca della serratura ciò che fa la Meloni e i suoi compagni di brigata o, pardon, i ministri appena eletti.
Mi viene in mente una nota giornalistica del lontano 1955 in cui si parlava dell’orzaiolo, quella piccola infiammazione localizzata in un canalicolo delle ghiandole sebacee, sistemato all’orlo della palpebra inferiore dell’occhio, causato dal solito microbo onnipresente che agisce forse agevolato da una minorazione dei poteri di difesa di ordine costituzionale.
L’articolo esaminava dettagliatamente il foruncolo, doloro e fastidioso, e sconsigliava la consuetudine tradizionale di strofinare un anello o, meglio, la vera d’oro, mentre suggeriva la rottura del foruncolo con pomate adatte o con impacchi caldi umidi ed emollienti e poi una efficiente disinfezione. Il mancato rispetto di queste principali regole avrebbe provocato una possibile recidiva.
La conclusione era affidata alla storiella che, secondo la tradizione, colpisce con una certa preferenza i “curiosi”; una storiella che raccoglie un minimo di saggezza e di avvertimento quando si considera che la piccola infezione è esogena cioè si impianta per contato dell’occhio con l’agente microbico che, tra le altre, può essere contenuto, perché no?… anche sul buco della serratura.
Stiano attenti i curiosi. Mai guardare dal buco. È un castigo che dura ed è visibile!!!


















