I territori della penisola salentina fecero parte, quasi per intero, anche del principato tarantino e, con Raimondello Orsini del Balzo, si accrebbero ulteriormente con l’annessione della contea di Lecce e di quella di Soleto.
di Lino DE MATTEIS
La regione storico-geografica di Terra d’Otranto è stata una componente amministrativa importante anche del più vasto territorio del principato di Taranto (1088-1465), istituito durante il Regno di Sicilia e sopravvissuto poi nel Regno di Napoli. Nel corso dei 377 anni di storia del principato, il giustizierato di Terra d’Otranto ha subito diverse e parziali modifiche nella sua composizione territoriale, con comuni che venivano aggiunti o tolti, talvolta anche senza continuità fisico-territoriale, a seconda delle tortuose vicende dei regnanti. In una sovrapposizione di mappe trasparenti, i confini del principato ricalcavano grosso modo quelli di Terra d’Otranto, pur non coincidendo totalmente e comprendendo altri territori. Come un mosaico che, pur privo di qualche singola tessera, lascia intravedere nel suo insieme l’immagine di fondo, così la penisola salentina si stagliava anche sullo sfondo del principato di Taranto.
Rispetto agli altri feudi, la storia del principato di Taranto fu abbastanza singolare, poiché pur annoverando città, castelli e casali non sempre contigui, ma anche piuttosto lontani gli uni dagli altri, rappresentò tuttavia una realtà abbastanza omogenea. Durante la sua esistenza il principato ebbe alterne vicende, oscillando tra l’essere un potente dominio feudale oppure solo un titolo nobiliare assegnato per accontentare qualche parentela reale. Per centinaia di anni il principato fu soggetto a principi di sangue reale, tranne brevi intervalli in cui fu alle dirette dipendenze della corona.
Sorto sul finire dell’XI secolo, la sua nascita fu dovuta ad una disputa ereditaria. Il duca di Puglia e Calabria Roberto il Guiscardo, avendo ripudiato la prima moglie, Alberada, da cui aveva avuto il figlio Boemondo, prese in moglie Sichelgaita, dalla quale ebbe il figlio Ruggero, che destinò come erede e suo successore al ducato di Puglia. Per tacere le rimostranze della prima moglie e dall’altro suo figlio, il Guiscardo ricompensò il figlio Boemondo assegnandogli la città di Taranto con le terre e i castelli di Terra d’Otranto.
Il principato di Taranto comprendeva inizialmente parte delle terre di Bari e di Otranto e parte della Basilicata. Sotto Manfredi (1250) si estese a quasi tutta Terra d’Otranto, alle fasce marittime di Terra di Bari e di Basilicata e ad una parte della Calabria. Con l’aggiunta delle contee di Gravina, Tricarico e Montescaglioso, il dominio si estese all’intera Basilicata e all’interno di Terra di Bari. Sotto Filippo I (1304) si allargò a quasi tutta Terra di Bari con Gioia del Colle, Palo del Colle, Corato, Spinazzola, Canosa. Nel corso degli anni, con i successivi reggenti, il principato venne più volte smembrato, poiché i principi donavano parte dei loro domini ai cavalieri per ringraziarli dei servigi resi. Ma anche i sovrani napoletani, timorosi della potenza a cui stava arrivando il principato, ne sottraevano parte dei territori per darli ad altri feudatari. Soprattutto nell’ultima fase della sua esistenza, fu soggetto a continue variazioni territoriali.
I rapporti con Terra d’Otranto si consolidarono quando, nel 1399, subentrò Raimondo Orsini del Balzo (detto Raimondello): ai domini del principato di Taranto si sommarono, infatti, anche quelli della contea di Lecce, portati in dote dalla contessa Maria d’Enghien, che aveva sposato, e quelli della contea di Soleto che aveva ereditato dopo la morte del padre, Nicola.
Questi i comuni della Terra d’Otranto che fecero parte del principato nell’ultimo secolo di sua esistenza:
1399-1406: Taranto, Ginosa, Martina Franca, Mottola, Palagiano, Castellaneta, Francavilla Fontana, Oria, Ostuni, Gallipoli, Otranto, Ugento, Nardò, Massafra.
1414-1421: Taranto, Ginosa, Martina Franca, Mottola, Palagiano, Castellaneta, Francavilla Fontana, Oria, Ostuni, Gallipoli, Otranto, Ugento, Nardò, Massafra, Matera, Laterza, Pulsano, Leporano, Avetrana, Castellana, Polignano, Casarano, Poggiardo, Surano, Giurdignano, Scorrano, Nociglia, Gioia del Colle, Venosa.
1421-1446: Taranto, Ginosa, Martina Franca, Mottola, Palagiano, Castellaneta, Francavilla Fontana, Oria, Ostuni, Gallipoli, Otranto, Ugento, Pulsano, Leporano, Avetrana, Castellana, Polignano, Casarano, Poggiardo, Giurdignano, Scorrano, Nociglia, Gioia del Colle.
1446-1459: Taranto, Ginosa, Martina Franca, Mottola, Palagiano, Castellaneta, Francavilla Fontana, Oria, Ostuni, Gallipoli, Otranto, Ugento, Nardò, Massafra, Matera, Laterza, Pulsano, Leporano, Avetrana, Castellana, Polignano, Casarano, Poggiardo, Giurdignano, Scorrano, Nociglia.
1459-1462: Taranto, Ginosa, Martina Franca, Mottola, Palagiano, Castellaneta, Francavilla Fontana, Oria, Ostuni, Gallipoli, Otranto, Nardò, Massafra, Matera, Laterza, Pulsano, Leporano, Avetrana, Castellana, Polignano, Casarano, Poggiardo, Giurdignano, Scorrano, Nociglia.
Giovanni Antonio Orsini del Balzo Orsini, figlio di Raimondello, fu l’ultimo principe di Taranto: alla morte del padre, venne riconosciuto come erede del principato dal re di Napoli, Luigi II d’Angiò. Non avendo però prole legittima, con la morte di Giovanni Antonio (1463) si estinse la famiglia degli Orsini del Balzo e con essa il principato di Taranto. La sua eredità fu raccolta direttamente dal re Ferdinando d’Aragona, che incorporò nel regno di Napoli i vastissimi possedimenti del principato, ponendoli sotto la diretta dipendenza della corona. Lo scioglimento del principato ridiede maggiore visibilità e importanza al giustizierato di Terra d’Otranto, che ritornava ad essere il principale punto di riferimento amministrativo del regno di Napoli nel sud della Puglia.
Nel periodo della sua massima espansione, il principato era diventato quasi uno stato nello stato e Taranto si avviava a competere perfino con la stessa Napoli come capitale del sud Italia. La città ionica era diventata il centro più importante di Terra d’Otranto, sottraendo alla città idruntina il ruolo di capoluogo e accentrandone anche gli uffici amministrativi del giustizierato. Pur conservando il suo prestigio storico, Otranto aveva, infatti, progressivamente, perso peso e ruolo politico, tant’è che, alla fine del principato, mentre Taranto ritornava ad essere città demaniale, capoluogo di Terra d’Otranto divenne Lecce, che, con gli aragonesi, si era imposta come capitale culturale del Salento e dell’intera Puglia.


















