Le colonne terminali della via Appia a Brindisi
Danilo Urso

“Virgilio e le colonne romane di Brindisi. Opera di Ingegneria Inversa”, ad illustrarci la sua sensazionale scoperta è lo stesso autore Danilo Urso, la cui ricerca è stata pubblicata in tre corposi volumi, raccolti in un elegante cofanetto. Un lavoro durato diversi anni e che sottopone ora all’attenzione degli storici e di quanti hanno a cuore la storia di questa terra.

 

di Danilo URSO

In merito a sospetti, indizi e prove concernenti la tesi dell’esistenza di una relazione tra Virgilio e le colonne di Brindisi, sottopongo all’attenzione dei lettori la seguente riflessione.

Scartati i sospetti (che, come noto, sono giuridicamente non rilevanti) ed acclarata l’assenza di prove dirette (motivata da ragioni plurime, quali il tempo trascorso e la volontà di Virgilio di mantenere celata la “doppiezza” dell’Eneide), la scoperta si è basata su indizi.

Si tratta della scoperta dell’effettiva esistenza di un rapporto stretto tra Virgilio, l’Eneide e le colonne romane di Brindisi, dimostrata nel libro, inevitabilmente corposo, articolato in tre tomi.

Il mio lavoro di ricostruzione della verità storica si è basato, quindi, sulla raccolta sistematica di indizi e sulla dimostrazione che essi sono gravi, precisi e concordanti. È la presenza simultanea di questi attributi che conferisce rilevanza ai numerosissimi indizi raccolti, nonché il rigore della verifica documentale attraverso la fonte originaria (l’Eneide) da cui sono tratti tali indizi.

Nel caso di esito positivo della verifica di questi indizi, ne deriva, quindi, la veridicità della scoperta, validata dalla presenza di queste robuste prove indirette.

Per valutare l’affidabilità di ogni ricerca che si rispetti, è necessario applicare uno o più criteri scientifici di validazione dei risultati.

Avendo già scartato, in premessa, i sospetti e le prove dirette (i primi perché non rilevanti, le seconde perché assenti), non possiamo, quindi, che focalizzarci sugli indizi raccolti.

Pertanto, corre l’obbligo di porsi la fatidica domanda: Quanti indizi servono per fare una prova certa?

Tralasciamo la tesi romanzata dei tre indizi (sostenuta dalla scrittrice Agatha Christie) per procedere in modo doverosamente più rigoroso.

Si sa che, in ambito giuridico, affinché gli indizi vengano considerati rilevanti, devono essere gravi, precisi e concordanti (Art.192 c.p.p.).

Soltanto se dotati di questi attributi, gli indizi potranno sopperire all’assenza di prove dirette, divenendo prove indirette.

Prove indirette, ma pur sempre prove, sulle quali sarà possibile basare un giudizio. In analogia a quanto avviene in sede giudiziale.

In buona sostanza, cerco qui di tirare le somme e di fornire l’elenco sintetico delle corrispondenze più significative (già analizzate dettagliatamente nel corso del libro) tra le raffigurazioni del capitello di Brindisi e gli esametri dell’Eneide associati dalla ricerca.

I quattro lati del capitello della colonna romana di Brindisi

Ciò nella profonda convinzione che anche in altri ambiti (sia scientifici che letterari) non si possa parlare di sola quantità, ma che occorra considerare congiuntamente la qualità di detti indizi. Il tutto al fine evidente di provare a condividere la veridicità della scoperta dell’esistenza di un rapporto stretto tra Virgilio, l’Eneide e le colonne romane di Brindisi, a dimostrazione che quelle colonne sono state fatte erigere da Virgilio e rappresentano una sorta di scenografia dell’Eneide, interagendo con i versi del Poema.

Ritengo opportuno farlo a valle di tutte le ampie analisi condotte, stante la portata della scoperta, la vastità e complessità dello studio, nonché i ragionamenti iniziali sviluppati secondo i concetti dell’Ingegneria Inversa, applicati in modo assolutamente innovativo. Sono consapevole della concreta possibilità che una tale convergenza di elementi può creare affaticamento nel lettore, oltre che la naturale insorgenza di dubbi su risultati così eclatanti. E me ne scuso, ma non vi è altra scelta: il “labirinto di idee” sta in quella che risulta essere l’impostazione data da Virgilio.

ELENCO DEGLI INDIZI

INDIZIO 1: c’è Giunone iraconda
Eneide-Proemio-Libro I, 1-11

Sono molteplici i motivi del rancore serbato da Giunone verso i troiani: il giudizio di Paride (che assegna lo scettro di più bella a Venere, madre di Enea, e non a lei); gli onori resi da Giove a Ganimede (il giovane figlio di Troo, che diventa coppiere degli dèi al posto di Ebe, sua figlia); infine, la predilezione di Giunone verso Cartagine, che sa verrà sconfitta proprio da Roma.

Musa, rammentami tu le cause, per quale lesa divinità o dolendosi di cosa, la regina degli dèi abbia costretto un uomo così insigne per ubbidienza a sopportare tali fatiche.
A tanto arriva l’ira degli animi celesti?

… Tantaene animis caelestibus irae?

INDIZIO 2: c’è il giovane Eolo
Eneide-Libro I, 64-91

Eolo è reso riconoscibile dai segni delle onde (zig-zag) incisi sul torace e sul volto e dall’espressione della bocca che pare ‘soffiare’.

Eolo scatena la tempesta contro Enea, su richiesta di Giunone.

Incuti forza ai venti e sommergi le navi affondandole, oppure fai perdere la rotta e dissemina di morti il mare.

incute vim ventis submersasque obrue puppes,
aut age diversos et disiice corpora ponto.

Così risponde Eolo: ‘Sta a Te, Regina, la fatica di comprendere i tuoi veri desideri; a me spetta il compito di esaudirli.

Aeolus haec contra: ‘Tuus, O regina, quid optes
explorare labor; mihi iussa capessere fas est.

INDIZIO 3: c’è Enea, scampato alla tempesta, nel gesto di alzare le braccia al cielo
Eneide-Libro I, 92-96

Particolarmente significativa la posizione a braccia alzate e con le palme delle mani rivolte al cielo (“ad sidera palmas”)

L’invocazione di Enea (“…‘o terque quaterque…”) oh tre, quattro volte… sembra giustificare la stessa posizione per gli altri tre personaggi principali del capitello (oltre ad Enea).

Extemplo Aeneae solvuntur frigore membra:
ingemit, et duplicis tendens ad sidera palmas
talia voce refert: ‘O terque quaterque beati,
quis ante ora patrum Troiae sub moenibus altis
contigit oppetere! …

INDIZIO 4: c’è Nettuno
Eneide-Libro I, 137-139

È al lato destro di Eolo e si riconosce per i capelli ondulati e la barba (particolari apprezzabili solo da foto in esterno, prima del rimontaggio della colonna).

Nettuno interviene d’imperio per sedare la tempesta, rivolgendosi ai venti e rivendicando il suo potere esclusivo sul mare.

Venti, vi ordino: dissolvetevi immediatamente e dite al vostro re che non a lui tocca il regno del mare, non a lui il terribile tridente, ma a me…

Maturate fugam, regique haec dicite vestro:
non illi imperium pelagi saevumque tridentem,
sed mihi sorte datum…

INDIZIO 5: ci sono le mani che brandiscono le aste
Eneide-Libro I, 313 (e Libro XII, 165)

I, 313 “bina manu lato crispans hastilia ferro.”

Tutte le mani dei personaggi secondari presenti sul capitello impugnano i remi tra pollice e indice. Remi che, nella fantasia dell’Autore, in varie circostanze si trasformano in aste dalla punta di ferro. Solo in una raffigurazione l’asta è tenuta tra indice e medio, con un gesto che simboleggia la Y pitagorica, che quindi vuole svelarci la presenza di “doppiezza”. A riprova, il verso (I,313) è un verso ripetuto gemello nel Libro XII, 165.

INDIZIO 6: c’è Venere abbigliata come Diana
Eneide-Libro I, 314-320

(tanto da far sorgere all’osservatore del capitello il dubbio sulla sua effettiva identità). Approfondendo, si scopre che tale dubbio è voluto da Virgilio (ideatore delle colonne), perché lo ritroviamo nell’Eneide, quando Enea non riconosce la madre, la fanciulla incontrata nel bosco. Perché viene definita “virgo”, cioè fanciulla, giovinetta? Forse perché Virgilio immagina che Venere sia di statura piccola.

  1. A) La veste da fanciulla spartana (che fa pensare a Diana cacciatrice, o ad una ninfa, o ad Arpalice).
  2. B) I capelli scomposti dal vento (forse da Borea, ossia dalla tramontana di Brindisi)
  3. C) Il nodo sul seno (come fermaglio della veste fluente)

… nodoque sinus collecta fluentis.”

INDIZIO 7: c’è la descrizione dei lavori che fervono a Cartagine, che corrispondono a quelli fatti nella zona del porto di Brindisi, dopo la vittoria di Azio (31 a.C.). (Virgilio scrive Cartagine, ma descrive Brindisi)
Eneide-Libro I, 418-429

  1. A) l’altura prospiciente il porto
  2. B) le mura
  3. C) le vie lastricate (con pietra lavica)
  4. D) chi spinge le pietre sulla salita (facendole rotolare)

… manibus subvolvere saxa…

I rocchi (cilindrici) delle colonne, arrivati via nave

  1. E) chi sceglie il posto per la casa delimitandolo col solco

pars optare locum tecto et concludere sulco

La casa di Virgilio

  1. F) chi stabilisce leggi per il Senato…

La scritta visibile sul basamento di una colonna: “[S]ENATV[S]”

  1. G) …altri scavano il porto…

Il porto di Brindisi, fondamentale per la vittoria di Azio.

  1. H) …altri erigono immani colonne, futura scenografia…

hic … alii immanisque columnas
rupibus excidunt, scaenis decora alta futuris.

Le colonne, concepite da Virgilio come scenografia dell’Eneide.

La descrizione dei luoghi, unitamente agli altri indizi, non lascia dubbi circa il riferimento a quell’altura sul porto di Brindisi dove sorgono le colonne, proprio affianco al luogo che la tradizione indica come ‘casa di Virgilio’. Inoltre, si comprende come il Poeta abbia considerato quei luoghi al pari di ‘quinte’ di ambientazione dell’Eneide, immaginando di rappresentare il poema “in scaenis”.

INDIZIO 8: c’è la suggestione evocata dall’immagine di Enea, che appare a Didone (la nube si dissolve)
En.-Libro I, 586-593

  1. A) simile ad un dio nel volto e nelle spalle

os umerosque deo similis

  1. B) con chiome splendenti ed occhi sfavillanti
  2. C) come un artista che con le sue mani aggiunge pregio all’avorio (degli occhi) (1)
  3. D) o al marmo di Paro, fasciandolo con biondo oro

(l’acanto ricoperto con foglia d’oro) (2)         (1), (2) Rif. indizio 10

INDIZIO 9: c’è il volto di Enea “segnato” dalle onde di Libia
Eneide-Libro I, 595-596

INDIZIO 10: ci sono i resti del tesoro di Troia (Ipotesi cromatica)
Eneide-Libro I, 647-655

  1. A) “…un velo bordato tutt’intorno di acanto color oro

…circumtextum croceo velamen acantho

  1. B) “…una collana di perle
  2. C) e una corona d’oro incastonata con doppie gemme

INDIZIO 11: c’è Il ramo d’oro che simboleggia la Y pitagorica
Eneide-Libro VI, 190-192

La forma del porto di Brindisi (a corna di cervo) ne è l’ispirazione.

Osservando attentamente il capitello di Brindisi, ci si accorge che vi sono elementi multipli di richiamo alla Y pitagorica.

INDIZIO 12: c’è Miseno (con il particolare del frammento di bucina tra le labbra)
Eneide-Libro VI, 171-174; 232-235

  1. A) la tromba, ‘tuba’ (bucina: forse una conchiglia, “concha”)
  2. B) ed il remo

i suoi oggetti distintivi, che Enea pone sulla sua tomba.

imponit suaque arma uiro remumque tubamque.

INDIZIO 13: c’è Atlante che fa ruotare sulla spalla il globo celeste
Eneide-Libro VI, 795-797

Nella XI fatica, “Pomi del giardino delle Esperidi”, Ercole prende il posto di Atlante, mentre il titano va a cogliere i pomi, in quanto è l’unico che può entrare nel giardino delle figlie.

… e sulla terra oltre gli astri, oltre il tragitto annuo del sole, dove sulle spalle Atlante, pilastro del cielo, ruota il globo scintillante di stelle.”

… iacet extra sidera tellus,
extra anni solisque uias, ubi caelifer Atlas
axem umero torquet stellis ardentibus aptum.

Virgilio, con il suo Atlante pietrificato nel capitello, pare volerci ricordare il mito del titano, che fu trasformato in monte dalla visione della testa della Medusa, mostratagli per vendetta da Perseo (bisnonno di Ercole), a cui aveva negato l’ospitalità.

INDIZIO 14: c’è Anchise: la sua “ombra”, con il volto triste
Eneide-Libro VI, 684-689; 694; 695-696; 700-702

Non sai quanto ho temuto che il regno di Libia ti potesse nuocere!

quam metui ne quid Libyae tibi regna nocerent!

Sembra quasi che Anchise si stia riferendo alle ‘onde di Libia’ che hanno segnato il volto di Enea, come appare sul capitello (indizio 9).

Ed Enea in risposta: “sei stato Tu, con la tua triste immagine che tante volte mi è apparsa nella mente, a spingermi ad arrivare quaggiù, fino a questo limite.

ille autem: ‘tua me, genitor, tua tristis imago
saepius occurrens haec limina tendere adegit

Si noti come Enea si riferisca alla tristezza dell’immagine di Anchise; inoltre, si esprime dicendo “haec limina”. A quale limite si riferisce? Certo, sta parlando della discesa agli inferi, ma individua una soglia:

“Sei stato Tu a convincermi a varcare queste mie colonne d’Ercole…”

INDIZIO 15: Ercole che cattura la cerva di Cerinèa (IV fatica)
Eneide-Libro VI, 801-802

Né per tanto spazio di mondo si è spinto l’Alcide, pur se trafisse la cerva dai piedi di bronzo…

nec uero Alcides tantum telluris obiuit,
fixerit aeripedem ceruam licet…

INDIZIO 16: Altri scolpiranno nel marmo volti viventi…
Eneide-Libro VI, 847-853