Scorcio della "foresta urbana" leccese

Stefania CAROFALO

Scoprire un’oasi naturalistica in città è una vera sorpresa.

Percorrendo Via San Cesario al civico 45 troviamo un cancello in ferro, attraverso il quale si intravedono piante spontanee, sembra un giardino abbandonato a se stesso…e invece, oltre quell’ingresso si scende quasi subito una scala scavata nella pietra. La discesa dura un lasso di tempo breve che prepara gli occhi alla meravigliosa foresta che ci accoglie.

È un “luogo non luogo” o meglio, è un luogo che ha attraversato i secoli cambiando morfologia sino a diventare una foresta che conserva i segni delle trasformazioni.

È un’oasi insolita perché convivono piante e fiori autoctoni ed esotici, alberi ornamentali e agrumi, erbe infestanti e officinali.

Rispetto al piano stradale si scende a una profondità massima di 25 metri e l’intera area è racchiusa da muraglioni. Seguendo uno dei sentieri troviamo tre casupole, poi resti ossei di piccoli animali, conchiglie fossili, frutti di un tempo, agrumi, meravigliose piante di acanto, antichi giocattoli in ferro coperti di ruggine, bottiglie in vetro verdi, bianche e marroni, anch’esse testimoni di un tempo ormai passato e ancora attrezzi da lavoro e qualche scultura di recente fattura.

Il filo che lega tutti questi elementi c’è, e per unire i tanti frammenti, è necessario analizzarli singolarmente.

Le conchiglie fossili ci raccontano di un passato in cui in nostro Salento era sommerso dalle acque marine e che, proprio quelle conchiglie, sono state liberate certamente dall’uomo.

I muraglioni e la scala scavata nella pietra sono testimoni dell’attività estrattiva: ci troniamo in una cava dismessa, una cava di 1,5 ettari che ha fornito i blocchi in pietra leccese, prezioso materiale da costruzione, per erigere palazzi, dimore nobiliari, chiese e abitazioni nel centro storico, ed ecco giustificata la presenza di alcuni attrezzi da lavoro.

Le pareti della cava, perfettamente verticali, sono completamente “segnate” da incisioni e da fori. Una parete è denominata “ventarola” perché attraverso una lunga fessura verticale, il vento amplifica la sua voce, ed un’altra è chiamata “Menhir” per la sua forma alta e stretta: emoziona vedere questi enormi “monumenti pietrosi”, sembra di essere in un luogo sacro, perché sacra è la Terra.

Immaginiamo un considerevole numero di cavatori e scalpellini al lavoro frenetico che, anno dopo anno, contribuiscono alla crescita edilizia della città e allo svuotamento di quel territorio che un tempo era fuori le mura.

Abbandonata l’attività estrattiva verso la fine del 1800, e ripresa per un breve periodo negli anni Cinquanta del secolo scorso, la cava è stata utilizzata come bacino di raccolta delle acque meteoriche e abbandonata poco dopo; ha prestato il suo terreno alla coltivazione di “Orti urbani”, abbandonati anch’essi insieme agli alberi da frutto.

È questa una porzione di territorio estremamente generosa coi leccesi, ma c’è stato un periodo in cui la sua generosità è stata mal riposta, quando, abbandonati gli orti, l’uomo trasforma l’area in discarica e questo spiega la presenza dei vecchi giocattoli in lamiera, delle bottiglie in vetro e delle piante esotiche “arrivate” dai giardini delle case vicine.

Le tre casupole, con volte a stella e a botte, contengono degli elementi particolari: in una c’è il forno, in un’altra un camino e, in quella più piccola, un’esposizione di vecchie bottiglie.

La natura ha ripreso i suoi spazi, ha solo cambiato piano. Ora è in profondità e lì si è generato un microclima diverso da quello in superficie molto favorevole alla crescita delle piante.

Gli animali che abitano la foresta sono prevalentemente volpi, donnole, ricci oltre ai pettirossi, gli usignoli, le gazze, le rondini e tanti altri ancora che qui trovano il loro habitat.

La foresta urbana è curata dal 2012 dal WWF Salento, presieduto dal prof. Vittorio De Vitis, e dai suoi volontari che hanno ottenuto il permesso dai proprietari del terreno, di bonificare la cava liberandola dai rifiuti trasformando quindi la discarica in foresta per renderla accessibile alla collettività.

L’oasi è stata progettata dal WWF, con sentieri che ne indicano le attività: il sentiero “Natura” porta all’area dedicata alle attività didattiche culturali.

Nel “giardino dei semplici”, dedicato alla biodiversità, crescono piante aromatiche e medicamentose, e infine troviamo il frutteto con alberi di limoni, aranci, mandarini, melograni, gelsi oltre a quelli piantati dai volontari e ai quali si aggiungono quelli donati dai privati che organizzano nella foresta i loro eventi. È uno spettacolo vedere il colore dei frutti vivacizzare il verde delle chiome.

La continua manutenzione curata dagli attivisti volontari rende la foresta pulita e accessibile ed essendo una struttura privata, il WWF richiede un contributo sia per le spese di gestione sia per il raggiungimento del prossimo obiettivo che prevede la dotazione di un ascensore per rendere più facilmente accessibile a tutti la foresta.

Il WWF organizza visite guidate su prenotazione e rende disponibile la cava per eventi che possono essere svolti all’aperto come, ad esempio, concerti, presentazione di libri, mostre d’arte, ecc.

Si accede con abbigliamento sportivo e scarpe idonee e tutte le informazioni in merito si trovano sul sito intenet “foresta urbana Lecce”.

La foresta urbana è un importante fonte di ossigeno estremamente necessario e indispensabile alla vita.

Ancora una volta la natura è generosa con gli uomini e il rispetto che le dobbiamo è infinito.

(Foto di Stefania Carofalo)

Stefania CAROFALO
Architetto che ama l'Arte e le parole