
Che “volto” ha l’Europa? Grazie ad un accattivante articolo del direttore del Quotidiano, Rosario Tornesello, apparso sull’edizione odierna del giornale pugliese, ho imparato una cosa che non sapevo, e a cui, anzi, non avevo mai pensato. E come me, penso, molti altri. Di Europa parliamo tutti i giorni, in senso politico, economico, sociale, militare, ecc. ma in pochi si saranno chiesti perché si chiama “Europa”. La risposta non è difficile, basta andare a cercare su Google per scoprire che il nostro continente prende il nome da una figura della mitologia greca, la ninfa oceanina Europa, figlia di Oceano, principessa di Tiro e regina di Creta. Nell’antica Grecia con il termine “Europa” si indicava vagamente una regione a nord dell’Egeo, dai confini non ben definiti, termine successivamente esteso ad indicare genericamente le terre a nord del Mediterraneo. Ma se l’origine del nome emerge indiscusso dalle nebbie mitologiche greche, che faccia aveva la ninfa Europa? La domanda può apparire retorica, ma diventa pertinente se si prende tra le mani un biglietto da 20 euro dell’ultima serie di banconote, dedicata proprio all’Europa, in corso dal 25 novembre 2015 e usate in venti Paesi da 350 milioni di europei. Tra gli elementi che compongono la banconota c’è un volto femminile, che rappresenta il ritratto della figura mitologica greca che ha dato il nome al nostro continente. Ci sono diversi affreschi antichi che la raffigurano, come quello rinvenuto a Pompei, per esempio, con Europa sul dorso di un toro, ma il ritratto stampato sulla banconota ha un’origine accertata dalla stessa Banca d’Italia, sul cui sito si precisa che l’effige è stata riprodotta dall’originale impresso su un vaso di terracotta, smaltata su fondo nero, risalente a più di 2000 anni fa, rinvenuto nell’Italia meridionale e custodito oggi al museo del Louvre di Parigi. Per essere più precisi, per la verità, bisognerebbe anche dire che quel vaso da cui è stato tratto il volto dell’Europa riprodotto sulle banconote è stato rinvenuto nel Grande Salento, nei pressi di Taranto, la gloriosa città spartana capitale della Magna Grecia. Non c’è che ringraziare il direttore Tornesello per averci fatto scoprire o ricordato questo gustoso e significativo particolare, che orgogliosamente ci fa sentire più europei. (L.d.M.)


















