Con la circoscrizione amministrativa normanna, la penisola salentina riacquista l’ufficialità di un proprio toponimo e la delimitazione più precisa dei suoi confini, corrispondenti alle attuali tre province di Brindisi, Lecce e Taranto.
di Lino DE MATTEIS
Con l’arrivo dei normanni, all’inizio dell’XI secolo, e la nascita del regno di Sicilia (1130-1816), la penisola salentina, pur subendo i riflessi delle cangianti vicende storico-militari, riconquistò ufficialmente la sua dignità di circoscrizione unitaria storico-geografico-amministrativa, che mantenne poi fino al 1923. Tutti i territori dell’Italia meridionale, fino ad allora saltuariamente governati da longobardi, bizantini ed arabi, furono conquistati e unificati da Ruggero II d’Altavilla, noto come Ruggero il normanno, che, la notte di Natale del 1130, creò il regno di Sicilia divenendone re e assumendo anche la titolarità del ducato di Puglia e di Calabria. Tra i sovrani succedutisi sul trono siciliano ci sarà anche il conte di Lecce Tancredi, che governò il regno dal 1189 al 1194.
I normanni dotarono il regno di Sicilia di un’organizzazione feudale rigidamente gerarchica e strettamente legata alla persona del sovrano, organizzazione sostanzialmente poi confermata anche da svevi, angioini e aragonesi. La struttura statale del regno, che era tra le più efficienti e all’avanguardia dell’Europa medievale di allora, si fondava sui giustizierati, circoscrizioni amministrative in cui era suddiviso il territorio del regno, rette dal giustiziere, funzionario di nomina reale che rappresentava a livello locale l’autorità sovrana, ed era tenuto, di volta in volta, a recarsi nei vari centri abitati per assicurare la giustizia e dirimere le eventuali controversie sorte tra i sudditi.
La riforma dell’amministrazione del regno di Sicilia, in parte avviata già da Ruggero II, fu ufficialmente completata nel 1231 (costituzioni di Melfi), con il riordino voluto da Federico II di Svevia, che abolì i retaggi feudali delle contee e formalizzò l’istituzione delle undici nuove unità amministrative dei giustizierati che componevano il regno. La Puglia venne suddivisa in tre giustizierati: al sud quello di “Terra d’Otranto”, al centro la “Terra di Bari” e al nord la “Capitanata”. Pur non avendo formalmente un vero e proprio capoluogo, la denominazione di Terra d’Otranto, per indicare la penisola salentina, riconosceva di fatto l’egemonia storica, culturale e politica della città idruntina. Col giustizierato di Terra d’Otranto non venne istituito solo un semplice distretto amministrativo, ma venne riconosciuta a questo territorio l’unità di regione storico-geografica, elemento identitario che resterà tale per quasi un millennio, dal XII al XX secolo (1130-1923).
Il sud della Puglia, un territorio che comprendeva grosso modo le attuali tre province di Brindisi, Lecce e Taranto, dai romani chiamato “Calabria”, aveva perduto la sua propria denominazione con l’istituzione del bizantino ducato di Calabria, che pure, almeno nella sua prima fase, aveva riconosciuto l’importanza della Calabria romana (attuale Salento) e della città di Otranto, designando quest’ultima a capoluogo dell’intero ducato, che comprendeva il Salento e l’attuale Calabria. Il Salento continuò a rimanere territorio anonimo e senza toponimo pure durante il thema di Longobardia, perdendo, con questa nuova circoscrizione bizantina anche il capoluogo, che da Otranto venne spostato a Bari.
I normanni, trovandosi di fronte alla necessità di denominare il giustizierato del sud della Puglia, pensarono bene di chiamarlo con l’espressione “Terra d’Otranto”, che era l’espressione più comunemente utilizza per riferirsi al Salento, dopo che rimasto con i bizantini senza toponimo ufficiale. In pratica i normanni ripresero e si ricollegarono al ruolo storico che aveva avuto la penisola salentina, riconoscendo l’importanza di Otranto e del suo porto, per i collegamenti con Bisanzio e l’impero romano d’oriente, piattaforma di transito per le crociate in terra santa. La forza della sua storia e il ruolo strategico che ancora aveva la penisola salentina, fecero sì che il suo territorio venisse riconosciuto come entità geografica unitaria e confermato come tale poi da ben quattro regni: di Sicilia, di Napoli, delle due Sicilie e d’Italia. Fino al suo smembramento con l’avvento regime fascista.
Così Carmelo Colamonico, geografo di Acquaviva delle Fonti, nell’ “Enciclopedia Italia” del 1937, tratteggiava sommariamente la Terra d’Otranto (riportato dall’Enciclopedia Teccani): «Terra d’Otranto è la parte estrema della regione pugliese, che si allunga fra il Mare Adriatico, il Canale d’Otranto e il Mare Ionio a formare il cosiddetto “tallone d’Italia” e prende il nome dalla città di Otranto, che vi ebbe sia nell’antichità sia nell’alto Medioevo grande importanza e fu sede del governo bizantino, ai cui tempi risale appunto la prima denominazione di “Terra d’Otranto”. Dei tre giustizierati in cui da Federico II fu divisa la Puglia, il più meridionale costituì naturalmente la Terra d’Otranto; esso abbracciava tutta la Penisola Salentina e una parte della regione delle Murge, estendendosi a NO. fino al Bradano e includendo quindi anche il territorio materano. Press’a poco con tali limiti questa circoscrizione fu conservata sotto gli Angioini, i Durazzeschi e gli Aragonesi. Durante il dominio spagnolo, nel 1663, il territorio di Matera fu tolto alla Terra d’Otranto e assegnato alla Basilicata. Dal 1663 fino al 1923, salvo le innovazioni di breve durata apportate dalla repubblica partenopea, la Terra d’Otranto conservò pressoché invariati i suoi confini, che nell’uso comune si facevano coincidere con quelli amministrativi della provincia di Lecce. Proprio da ciò è derivato che, in seguito alle due amputazioni recentemente subite dalla provincia di Lecce del territorio tarantino prima (1923) e del territorio brindisino dopo (1927), anche l’espressione “Terra d’Otranto” è stata oggi dai più portata a designare solo la parte mediana e meridionale della Penisola Salentina».
Al momento dell’istituzione del giustizierato normanno, facevano parte integrante della Terra d’Otranto i territori delle attuali province di Brindisi (con esclusione di Fasano e Cisternino), di Lecce, di Taranto e il territorio di Matera fino al 1663, quando, con decreto di Filippo IV di Spagna, questa città divenne il capoluogo della Basilicata. Le principali città del giustizierato erano Otranto, Taranto, Lecce, Brindisi e Gallipoli, oltre alla stessa Matera fino a quando vi fece parte.
Dopo il distacco di Matera, dunque, il territorio di Terra d’Otranto coincideva, grosso modo, con quello che oggi viene definito il Grande Salento, per ricomprendere insieme le attuali tre province di Brindisi, Lecce e Taranto: un territorio che confinava con la Terra di Bari al nord e con la Basilicata ad ovest; che andava dalla valle d’Itria a Santa Maria di Leuca e dal golfo di Taranto al canale d’Otranto; che, oltre all’intera penisola salentina, comprendeva pure una parte della murgia dei trulli e delle gravine ionico-tarantine. Facevano parte di Terra d’Otranto le arcidiocesi di Otranto (la più importante), di Lecce, Brindisi, Taranto e le diocesi di Castro, Alessano, Ugento, Gallipoli, Nardò, Oria, Ostuni, Castellaneta, Mottola, Egnazia e Carmiano.
Bisogna comunque dire che, anche se il giustizierato fu intitolato ad Otranto, la città idruntina non riconquistò più il ruolo politico e amministrativo che ebbe nel periodo del dominio bizantino, quando il suo porto era considerato il più importante per i collegamenti con la Grecia, la Palestina e il vicino oriente. Al suo posto andava crescendo l’importanza di Lecce, che tra il XV e il XVI secolo si affermò come capitale amministrativa, politica e culturale di Terra d’Otranto e, in alcuni periodi, dell’intera Puglia, diventando una delle città mediterranee più importanti, ricche, popolose e culturalmente vivaci del sud Italia.
Dopo il toponimo “Messapia”, attribuitogli dai greci, e quello di “Calabria”, assegnatogli dai romani, il Salento tornava ad avere un proprio nome unitario “Terra d’Otranto”. Nonostante la progressiva decadenza della città idruntina, con l’istituzione della circoscrizione amministrativa del giustizierato di Terra d’Otranto si pose una pietra miliare sulla storia unitaria della penisola salentina, contribuendo a sedimentare, dopo secoli di convivenza dei suoi abitanti, un profondo sentimento comunitario sopravvissuto sino ai giorni nostri. Tant’è che oggi si ricercano in quella esperienza storica le radici comuni per affrontare le sfide del futuro.


















