Copertina della bozza del Masterplan di Terra d'Otranto
Elaborati dei ragazzi dei Licei salentini che hanno aderito al progetto “La Storia va a scuola“, promosso dalle Edizioni Grifo di Lecce, realizzato grazie al sostegno della Banca Popolare Pugliese, e la collaborazione del Nuovo Quotidiano di Puglia, con la donazione del volume “Storia del Grande Salento“, di Lino De Matteis, a 300 alunni dei Licei classici “Archita”, “Galileo-Ferraris” e “Righi” di Taranto, “Palmieri” e “Siciliani” di Lecce, “Marzolla” di Brindisi. Tutti gli elaborati pervenuti vengono pubblicati, singolarmente, online sulla rivista ilGrandeSalento.it, a conclusione una selezione sarà pubblicata anche sulle pagine del “Quotidiano”.
LIceo Classico “G. Palmieri”, Lecce
Letizia MONTINARO, Rufina Flora RUSSO, Francesca CAPRARO
Classe VI – Liceo Classico e Musicale “G. Palmieri” – Lecce
Tutti conoscono il territorio salentino, ma pochi sanno la storia dietro al bel mare, al buon cibo e alle stupende feste. Per anni è stato conteso tra popoli, rivendicato su carte e cartine, finito poi, dopo il fascismo, a diventare una porzione di terra, vicina al mare, che non costituiva nulla di proprio. Negli ultimi anni che fine ha fatto?
L’idea del Grande Salento e delle singole province di Lecce, Brindisi e Taranto era in pericolo. I principali agenti di questa crisi furono i governi di Berlusconi e di Monti, che spingevano alla riduzione delle province, attaccando le nostre tre, riducendole a due: Taranto-Brindisi e Lecce. I brindisini non erano soddisfatti e preferivano la provincia del Salento o l’annessione a Lecce. Fortunatamente queste proposte non ebbero vita lunga, poiché entrambi i governi caddero prima che potessero essere convertite in legge.
Le province rimasero nel mirino per molti anni, nella speranza di risparmiare sulla spesa pubblica. Anche i governi di Renzi, Conte e Meloni non riuscirono a sbloccare la situazione incerta delle tre province salentine. Nel processo furono progressivamente svuotate di potere decisionale, ma mantennero stretta l’idea di rimanere “centri di potere”.
Una spalla del nostro ideale di un Salento unito è la Società Geografica Italiana (SGI), che nel 2014 studiò il territorio proponendo un nuovo assetto basato su 36 aree, tra cui Lecce, Brindisi e Taranto in un’unica entità. La SGI si batteva contro le politiche conservative e l’intoccabilità delle province, denunciando l’arretratezza della struttura amministrativa italiana. Fu di ispirazione per il “Movimento Regione Salento” e per il deputato PD Salvatore Capone, ma nessuna delle due iniziative andò a buon fine.
Il fuoco del desiderio per un Grande Salento non si è mai spento. Il Movimento Regione Salento, fondato nel 2010, portò avanti questa battaglia per oltre un decennio, ma si inceppò per dissidi interni e per i problemi legati alla scelta del capoluogo. Il movimento confluì infine in Fratelli d’Italia nel febbraio 2025, sciogliendosi ufficialmente. Non mancarono confusioni tra l’idea identitaria del Salento unito e le ideologie politiche di destra, che finirono per inquadrare il territorio sotto il nome di “Terra d’Otranto”.
Negli ultimi anni diversi esponenti politici si erano impegnati a trovare una via di sviluppo comune per la penisola salentina. Nacque così il protocollo d’intesa “Terra d’Otranto: dalle radici il futuro”, con l’intento di realizzare un masterplan condiviso senza citare esplicitamente il Grande Salento. Il piano fu rilanciato per ben tre volte, ma alla fine fu abbandonato. Di ciò che rimase si pensava a un’agenzia per gli investimenti nelle tre province, ma anche questo progetto non andò da nessuna parte.
Il Grande Salento è figlio della storica Terra d’Otranto, dalle radici millenarie, erede di tutte le unioni e i dissidi fra i popoli di questa terra. Oggi è tirato da due lati: quello della divisione fra provincialismi e regionalismi e quello della riunificazione. Testimoni della sua esistenza reale sono istituzioni come l’Università del Salento, l’Aeroporto del Salento e il Progetto del Grande Salento.
È da oca giuliva aver paura di pronunciare le parole “Grande Salento”, solo perché falsamente associate a un progetto politico: “Grande” non intende dividere, ma unire, estendendo l’area oltre i confini della sola provincia leccese. Allo stesso modo è errato dire “Taranto non è Salento”: storicamente, con “Salento” si indica la zona compresa tra Taranto e Porto Cesareo.  Anche le differenze dialettali non bastano a giustificare la divisione: in tutta Italia si parlano dialetti diversi, eppure tutti si riconoscono italiani. Ciò che davvero unisce tutto il Salento è la sua cucina, che pur con nomi diversi di paese in paese, esprime un unico amore del palato. E in questi anni abbiamo imparato a essere fieri del nostro essere sud-italiani, grazie alla musica, alle feste e alla cultura che ci rendono unici.