di Giorgio MANTOVANO
Il ricordo dell’opera meritoria di Luigi Tinelli è affidato ad una lapide del 1891, poco tempo dopo la sua prematura scomparsa a soli cinquant’anni.
La testimonianza, in foto, compare all’ingresso dell’aula magna del Liceo Palmieri, all’epoca in piazzetta Carducci nella Lecce vecchia.
Il Tinelli vi insegnò, amatissimo dai suoi studenti. È una testimonianza d’ossequio tributata ad un grande Uomo che seppe immaginare il futuro, fondando “Il Gazzettino Letterario di Lecce”.
Quando, il 10 luglio 1878, viene pubblicato il primo numero di quel periodico che accoglie i contributi delle migliori intelligenze del tempo, il Tinelli ha appena 38 anni e già da cinque ricopre in quel Liceo la cattedra di lingua e letteratura italiana.
E’ un fervente garibaldino. Prima di dedicarsi all’insegnamento si è distinto tra i patrioti che a Villa Glori nel 1867 avevano combattuto per liberare Roma dal governo pontificio ed unirla all’Italia.
Luigi scompare a soli cinquant’anni, nel 1890, dopo aver speso una vita a creare e diffondere cultura, facendo conoscere anche in Terra d’Otranto i migliori contributi della letteratura straniera.
Il Gazzettino letterario di Lecce appare, nel 1878, in un contesto in cui le sacche di analfabetismo tra la popolazione sono ancora ampiamente diffuse.
Tuttavia, la città di Lecce, che conta all’epoca poco più di ventimila abitanti, già vanta una Biblioteca ed un Museo archeologico provinciale di tutto rispetto, il primo in Puglia, nato dalla tenace dedizione e dalla visione illuminata del Duca Sigismondo Castromediano.
Il proposito del trentottenne Tinelli, fondatore di quel periodico, è subito chiaro e messo umilmente per iscritto a scanso di equivoci.
Nel primo editoriale chiarisce che intende divulgare cultura, la più ricca e diffusa possibile, a bassissimo costo affinché possa raggiungere chiunque.
Su quelle pagine scrivono in tanti con entusiasmo e competenza. Ne cito solo alcuni: Vincenzo Ampolo, Ersilio Bicci, Cosimo De Giorgi, Pietro Palumbo, Leonardo Spampacchia, Stanislao Sidoti, Gaetano Tanzarella, Arcangelo Valente, Angelo Lo Re, Francesco Rubichi, Luigi Tinelli, Antonio Profilo, Francesco Moscogiuri, Aleardo Trifone Nutricati Briganti ed altri ancora.
E’ severamente bandita la “politica”, la “boria presuntuosa” e la “vanità leggiera del comparire e dondolarsi ad ogni poco”.
L’abbonamento annuo costa 6 lire ed è pagabile, per venire incontro ai più, anche in due rate.
Nell’editoriale di esordio si legge: «Non malediremo al vecchio perchè vecchio; nè batteremo le mani al nuovo perchè di moda. Vecchio e nuovo guarderemo con mente serena, e con animo giovanile».
Con queste premesse il vedere, nel primo numero, accanto ad un saggio del giovanissimo Francesco Rubichi, che discetta con maestria di Victor Hugo e Émile Zola, un tema di matematica di particolare complessità, offerto in pasto alla popolazione, è qualcosa su cui riflettere.
Sfogliando quelle pagine mi son chiesto quale rivista letteraria di pregio avrebbe accolto oggi, tra i propri saggi, anche complesse questioni matematiche su cui discutere?
Forse è anche per questo che il periodico fondato dal Tinelli, tra mille difficoltà economiche, in una modesta stanza della Lecce vecchia, è stato da tempo digitalizzato dalla Harvard College Library ed è posseduto da varie biblioteche americane.
Luigi Tinelli fu amato dai propri studenti che ne apprezzarono la dirittura morale, la modestia e le capacità.
Mi è parso doveroso ricordarlo a distanza di solo “qualche anno” dalle sue imperdibili ed entusiasmanti lezioni.


















