di Giorgio MANTOVANO
La sera del 14 gennaio del 1859, soggiornando a Lecce per pochi giorni Re Ferdinando II, Giuseppe Candido collaborò con il suo maestro, il gesuita Padre Nicola Miozzi, all’illuminazione a giorno del cortile della Prefettura con la prima lampada elettrica a pila Bunsen.
Un giornale del tempo scrisse che “un oceano di luce” si diffondeva anche negli ambienti nei quali il Sovrano, insieme con la famiglia, riceveva in un clima di festa l’omaggio delle autorità provinciali.
Dopo aver conseguito, all’università di Napoli, la laurea in scienze naturali, fisiche e matematiche e, successivamente anche in teologia, tornato a Lecce, il Candido fu ordinato sacerdote e insegnò lettere nel seminario diocesano e nel liceo Palmieri, dove si era distinto da giovanissimo studente.
In quel liceo, nell’anno 1853, all’età di sedici anni era stato premiato del giglio d’oro col nastro rosso, come massimo riconoscimento.
Dopo la laurea, aprì anche, nella sua bella casa in via Regina Isabella dove compare la lapide in foto, una scuola gratuita di fisica sperimentale, attrezzata con apparecchi scientifici fatti venire da Parigi e con altri da lui stesso costruiti nel proprio laboratorio.
L’invenzione che lo rese celebre fu la sincronizzazione del movimento e del suono di un gruppo di pubblici orologi da torre ottenuta elettricamente. Per l’alimentazione dei suoi apparati elettrici ideò una nuova pila elettrica, modificando le due pile di Callaud e di Minotto, entrambe modifiche della pila Daniell.
Brevettò la sua pila nel 1867 e la presentò all’Esposizione Internazionale di Parigi di quell’anno, ottenendone una menzione onorevole.
L’installazione degli orologi elettrici di Lecce, realizzata a proprie spese dallo scienziato ebbe termine nel 1874 (gli orologi funzionarono ininterrottamente fino al 1937).
Descrisse le sue invenzioni in saggi e monografie, collaborando assiduamente a periodici nazionali ed esteri. Fra le tante onorificenze conferitegli da università e accademie merita di essere ricordato l’attestato della Pontificia Accademia dei Nuovi Lincei, della quale divenne socio corrispondente il 15 febbraio 1900.
A capo della diocesi di Ischia, fu molto amato dalla popolazione per la sua umiltà e generosità. Qui si spense il 4 luglio 1906.
Sulla figura dell’uomo e scienziato è ampia la letteratura. Senza alcuna pretesa di completezza, vedasi: C. De Giorgi, S.E. Mons. Giuseppe Candido e gli orologi elettrici di Lecce, Stab.Tipografico Scipione Ammirato, Lecce 1899; A. Secchi, L’Italia all’Esposizione di Parigi del 1867, Firenze, Le Monnier, 1867, 142-146; Moigno, Appareils électriques di M. l’abbé Joseph Candido, professeur de physique à Lecce (Terre d’Otrante), Revue Hebdomadaire des Sciences, Vol.III, An.V, Gennaio-Aprile 1867; L.G. De Simone, Lecce e i suoi monumenti descritti ed illustrati, Vol I, p.245, Tip.Campanella, Lecce 1874; In memoria di Mons. Giuseppe Candido – Unione Tipografica, Lecce,1907; L. Ruggiero, L’elettricità a Lecce: dagli orologi da torre alla tramvia (1868-1898), Physis, Vol.XXXV, N.S. 2, 451-461 (1998); “Giuseppe Candido tra pastorale e scienza”, a cura di L. Ruggiero- M. Spedicato, Edipan , 2007, Atti del Convegno tenutosi a Lecce nel 2006.


















