di Fernando DURANTE

Di quel periodo di prigionia nel campo di Kriegsefangenenlager, in Germania, Luigi Rocco Condò, all’epoca, giovane soldato di Corigliano d’Otranto, fatto prigioniero dai tedeschi sul fronte greco, non ha mai voluto parlare. Nemmeno in famiglia. Nessuno ha mai saputo nulla. «Forse perchè», commenta la figlia Cristina, «quei suoi occhi avevano visto e vissuto tanti orrori da volerli dimenticare e non condividere con nessuno: un segreto conservato nel profondo dell’anima, fino alla morte».
Nel giorno della Memoria, questa mattina, la figlia di Nicola, Cristina, accompagnata dalla sindaca del paese grico, Dina Manti, dal nipote, Andrea Vizzi, ritirerà una Medaglia d’Onore assegnata al padre, presso la sala degli Specchi della prefettura. Questa la motivazione: «Per essere stato deportato o internato nel lager nazisti nell’ultimo conflitto mondiale».

Seppure nessuno in paese conoscesse la storia del fante Rocco Condò, il passato, inatteso, a volte, ritorna. Accade così, infatti, che un paesano, appassionato di foto, Donato Di Mitri, rovistando fra le bancarelle di un commerciante polacco, in uno di quei mercatini di quartiere, individui una cartolina censurata dal comando militare tedesco, destinata a tal “Nicola Condò via Chiesa 22, Corigliano”, il padre di Luigi. Sul retro, oltre al timbro di partenza (20.11.43) con il nome del lager dal quale partiva, Kriegsefangenenlager (Germania), il numero del prigioniero – 98.962- e le notizie di star bene, si legge di spedirgli un pacco del peso massimo di 5 chili in cui mettere: “un chilo di tabacco di qualsiasi specie”, il resto del peso contenga cibo.
«Quando tornò in paese, per quanto era diventato magro», ricorda ancora la figlia, «la mamma, Maria Assunta Lolli, che stava prendendo dell’acqua dalla fontana, non lo riconobbe». Peraltro, ricorda che quel padre sperava che i figli futuri non fossero di sesso maschile, perché non fossero chiamati a fare la guerra.
Una nota Ansa, riporta i motivi per cui 650 mila soldati italiani furono deportati in Germania. «All’arrivo nel lager», si legge, «viene proposto di scegliere fra il ritorno in Italia (a condizione di aderire all’esercito della Repubblica Sociale Italiana), o l’internamento nei lager tedeschi». Nessuno accettò il baratto e tutti venero segregarti.
La sindaca del paese grico, Dina Manti, si dichiara onorata di rappresentare la «dignità e coerenza di un nostro compaesano di fronte ad una scelta che avrebbe provocato tanto dolore, come conseguenza: tutto il paese ne è orgoglioso». Questa sera, fra l’altro, in comune (ore 19:00), in coincidenza con il “Giorno della Memoria”, si concluderà il percorso di un anno fatto dai ragazzi delle scuole, di avvicinamento al “Viaggio dei diritti”. Una ragazza che ha fatto il viaggio ad Auschwitz, con il “Treno della Memoria” ripercorrerà quella esperienza.


















