Aldo QUARTA
L’11 maggio 1860 i Mille di Garibaldi sbarcarono a Marsala, iniziando la marcia verso Palermo e poi Napoli. Su queste vicende risorgimentali, però, è necessario fare piena luce. Prima di tutto perché l’unità d’Italia fu possibile perché le provincie meridionali parteciparono attivamente all’insurrezione, iniziata in Sicilia nel mese di maggio e proseguita fino all’entrata trionfale di Garibaldi a Napoli.
L’impresa dei Mille non fu un’invasione inaspettata, ma semplicemente una scelta preparata e sostenuta al Nord e al Sud. Dunque non fu subita dai Meridionali ma da essi voluta e organizzata. Poi, però, invece di un’intesa Nord-Sud (come si pensava) si passò all’annessione delle provincie meridionali da parte dei Savoia. Ma questo è un altro discorso, che fu imposto a Garibaldi e ai tanti protagonisti dell’insurrezione meridionale (che pure cercarono di impedirlo).
Sembra scontato, invece è una precisazione che cambia radicalmente l’idea risorgimentale di parte meridionale. Prima di tutto perché consente di mettere sullo stesso piano i volontari del Sud e quelli del Nord che collaborarono con Garibaldi nell’impresa dei Mille e che permisero all’Esercito Meridionale di “passeggiare” verso la capitale partenopea.
Quanti parteciparono all’insurrezione meridionale, in ruoli e compiti diversi, erano protagonisti che credevano nell’unità dello Stato nazionale unitario ma volevano anche salvaguardare la tradizione, la dignità, la cultura che per secoli avevano distinto l’autonomia dei territori del Mezzogiorno. Insomma, nel Sud si voleva superare l’assolutismo monarchico dei Borbone per costruire uno Stato moderno, unitario, costituzionale e meglio rappresentativo della società di quegli anni.
Nicolò Cataldo Mignogna (Taranto 28 dicembre 1808 – Giugliano in Campania 31 gennaio 1870) è stato uno dei 1089 volontari che sbarcarono a Marsala con Garibaldi. Iscritto alla Giovine Italia, partecipò ai moti del 1848. Sette anni dopo fu processato e condannato all’esilio dal Regno delle Due Sicilie. Garibaldi gli affidò persino l’incarico di Tesoriere della spedizione (a Talamone era stato aggregato alla compagnia di Giuseppe La Masa, imbarcato poi sul piroscafo “Lombardo”).

Anche Giuseppe Libertini (Lecce 2 aprile 1823 – 28 agosto 1874) ha contribuito al buon esito dell’insurrezione meridionale. Iscritto alla Giovine Italia, partecipò anche lui ai moti del 1848 e insieme a Bonaventura Mazzarella (Gallipoli 6 febbraio 1818 – Genova 6 marzo 1882) organizzò il comitato insurrezionale di Terra d’Otranto.
Mentre Garibaldi era impegnato in Sicilia nell’estate 1860, questa gente lavorava nelle provincie del Sud per preparare e alimentare l’insurrezione. Mignogna, in particolare, il 5 agosto convocò a Potenza il comitato d’azione contro il regime borbonico insieme ad Emilio Petruccelli (Moliterno 24 dicembre 1817 – Potenza 4 settembre 1884); poi dieci giorni dopo emise il comunicato con cui si invitavano tutti gli insorti a convergere a Potenza, dove grazie ad una rivolta civile fu costituito il Governo prodittatoriale. Fu proprio Mignogna ad accogliere il 4 settembre Garibaldi nei pressi di Lagonegro.
Tutte le vicende insurrezionali di Calabria, Basilicata, Campania e Puglia sono state possibili grazie ai contributi fondamentali di questi e di altri protagonisti del 1860. Altrimenti non si spiegano i moti di Matera, Altamura, Potenza, come non si spiega il passaggio di tanti militari borbonici tra le fila dell’Esercito Meridionale garibaldino. Non si spiega neppure perché Garibaldi entrò trionfante a Napoli senza avere sparato un colpo di fucile, grazie all’opera di un altro personaggio di Terra d’Otranto, Liborio Romano (Patù 27 ottobre 1793 – 17 luglio 1867).
Gran parte di questa gente rimase delusa dopo il Plebiscito, perché sperava che i Savoia condividessero l’idea di uno Stato unitario paritario Nord-Sud, in grado di garantire la secolare sovranità delle provincie meridionali insieme alla sovranità raggiunta nel 1859 dal Regno dell’Alta Italia. Non fu così e si passò semplicemente ad una annessione senza mezze misure. Purtroppo, così si spiega perché ancora oggi in Italia parliamo di Questione Meridionale.


















