di Raimondo RODIA
Una faccina di bimbo, che sembra voler uscire dal muro in cui si trova prigioniera e “lacrima sangue” per le sue sofferenze, si può osservare a Galatina, in via Pietro Siciliani, la strada del vecchio ospedale, in pieno centro storico, che da Porta San Pietro o Porta Nuova conduce alla Chiesa del Carmine. La si può osservare sul residuo di una facciata di un antico palazzo, a ridosso delle mura del XVI secolo, di cui restano una finestra e tre faccine in pietra di bimbo che fuoriescono dal muro. La parte restante della facciata era sicuramente movimentata anche da mascheroni apotropaici, satiri, angeli, cavalli, sirene non più visibili perché rasate.
Le “lacrime di sangue” sono dovute a residuo di ruggine da ferro che crea, dopo le piogge, l’effetto del rigagnolo lacrimale sul muro. Ancora più incredibile osservare di sera questa faccina in pietra che proietta alla sua sinistra un’ombra malefica. A me piace pensare che sono le anime dei tanti bimbi passati dall’orfanotrofio lì vicino. Lacrime che faccio mie per questo mondo pieno di apparenze mentre lotto per uscire dal muro. Ma, mi chiedo, se esco sarò anch’io come tutte le persone che vedo passare? Tristi, stanche, melanconiche, senza un briciolo di speranza per il futuro. Intanto continuo a guardare, penso che forse sarà meglio stare un altro poco dentro al muro, imprigionato nella materia che coccola il mio ego.


















