Sbarco di albanesi a Brindisi nel 1991
  • La grande attenzione mediatica per le commemorazioni dello sbarco della motonave Vlora a Bari, l’8 agosto 1991, non rende giustizia di cosa avvenne realmente quell’anno con i 30mila profughi albanesi sbarcati sei mesi prima a Brindisi, dove la solidarietà e l’accoglienza dei brindisini non ebbe limite.

di Carlo VACCA

Sbarco di albanesi a Brindisi nel 1991

Il primo esodo biblico degli albanesi avvenne il 7 marzo del 1991 a Brindisi. Quel giorno arrivarono nel porto salentino, a bordo di navi mercantili e di imbarcazioni di ogni tipo, circa 30mila migranti. In un primo momento se ne contarono 18mila, ma con il passare delle ore il numero di profughi salì a 30mila. Già nelle prime settimane di quell’anno diverse persone erano scappate verso le coste pugliesi, ma fino a quella mattina non si era ancora visto un flusso così ampio di sbarchi. Al suo risveglio Brindisi si ritrovò di fronte a un’emergenza umanitaria imprevista, con decine di piccole navi gremite di migranti, provenienti dall’altra sponda dell’Adriatico. L’avvisaglia il pomeriggio precedente, quando si erano affacciate sul porto di Brindisi due grosse navi mercantili albanesi, la Tirana e la Lirija, con 6.500 persone. A queste due grosse imbarcazioni, durante la notte, se ne aggiunsero altre. Quelli che furono definiti “i boat people” albanesi erano un fiume inarrestabile.

Sbarco di albanesi a Brindisi nel 1991

Quel 7 marzo 1991, i brindisini si trovarono di fronte a migliaia di persone stremate e senza forze, affamate e assetate. Molti di loro scesero in campo per fornire aiuti alimentari, vestiario e medicinali. Dalle navi scendevano donne, bambini e uomini in condizioni disperate. Fuggivano da un paese in piena crisi economica e per loro l’Italia rappresentava un futuro migliore.

Sbarco di albanesi a Brindisi nel 1991

Il Salento non era pronto ad accogliere un flusso migratorio così ampio, mancavano le strutture dove portare i profughi e così scuole, parrocchie, centri sociali, alberghi diventarono punti d’accoglienza. I profughi avevano invaso il centro urbano e la periferia della città, smarriti in cerca di non si sa cosa. L’accoglienza e la solidarietà dei brindisini fu commovente: anziane signore che rincorrevano mamme con bambini piccoli per coprirli con giacche e coperte, gente che svuotava i frigoriferi e portava in strada pane, salumi, formaggi, frutta, acqua e latte, altri che invitavano i profughi a salire in casa per offrire loro un piatto caldo. In quei primi giorni ci fu una gara di solidarietà tra i brindisini, senza paura, senza fastidio, senza differenze.

Solo qualche mese dopo, l’8 agosto 1991, con la seconda ondata migratoria, il mercantile Vlora venne indirizzato prima verso Monopoli e poi nel porto di Bari. La nave, che trasportava canna da zucchero da Cuba, venne assalita nel porto di Durazzo da circa 20mila persone, che obbligarono il comandante a dirigersi a Brindisi, già al collasso. Le autorità italiane dirottarono allora la nave verso Bari e mentre si avvicinava alla banchina alcune persone si gettarono in mare per raggiungerla prima. I migranti vennero temporaneamente ammassati, quasi come deportati, nello Stadio della Vittoria: nei giorni seguenti però furono rimpatriati su aerei e traghetti con l’inganno, essendo stato detto loro che sarebbero stati portati in altre città italiane. Il 16 agosto quasi tutti erano stati riportati in Albania, tranne qualche migliaio di persone che erano riuscite a scappare.