L'incisione del leone nella Grotta Romanelli e la Mappa di soleto

Nuove prospettive potrebbero aprirsi per la “Mappa di Soleto” dopo lo studio che ha collocato a circa 12mila anni fa l’incisione sulle pareti della Grotta Romanelli, nei pressi di Castro, di un esemplare di leone vissuto nelle caverne europee, quando l’animale era ormai quasi estinto nel nostro continente e gli ultimi esemplari si aggiravano ancora nell’Italia meridionale e nel Salento.  Il leone di Grotta Romanelli, rinvenuto 80 anni fa e oggi conservato presso il Museo delle Civiltà di Roma, è stato esaminato con nuove metodologie dai ricercatori guidati da Dario Sigari, di Cnrs e Ispc-Cnr, grazie a tecniche appartenenti a diverse discipline, che hanno permesso di identificare anche una serie di raschiature sulla pietra, dovute alla preparazione della superficie, e la presenza di tracce di pigmento rosso, che rivelano l’uso di ocra.
Le tecniche utilizzate per il leone della Grotta Romanelli potrebbero essere la chiave di volta per togliere dal limbo dell’incertezza la mappa di Soleto, un coccio di vaso di origine messapica, rinvenuto nei pressi del paese salentino nel 2003, sul quale è incisa una carta geografica che ritrae la parte terminale della penisola salentina, allora Capo Iapigio. Le analisi col Carbonio14, eseguite nei laboratori di Sydney, hanno attestato inequivocabilmente il supporto alla fine del VI secolo avanti Cristo, ma resta ancora l’incertezza sulla datazione delle incisioni. Le tecniche eseguite per il leone della Grotta Romanelli potrebbero sciogliere anche il dilemma sulla datazione delle incisioni sulla mappa di Soleto, che, se accertate, potrebbe cambiare la storia della cartografia occidentale, essendo precedente alle prime carte dei romani.
«L’interdisciplinarità del lavoro sottolinea l’importanza di questo tipo di approccio nella ricerca, nonché la necessità di riprendere in mano le vecchie collezioni che hanno ancora tanto da svelare – ha commentato Raffaele Sardella della Sapienza, co-autore dello studio sul leone della Grotta Romanelli –. Nel caso specifico, lo studio apre nuove prospettive di ricerca sul valore simbolico dei grandi felini per le popolazioni paleolitiche e sull’estinzione del leone delle caverne in Europa». E tra le “vecchie collezioni che hanno ancora tanto da svelare” c’è da inserire sicuramente anche la mappa di Soleto, attualmente conservata nel Museo archeologico nazionale di Taranto.
Lo studio, guidato dal Centro Nazionale della Ricerca Scientifica francese e pubblicato sulla rivista “Quaternary Science Reviews”, ha visto un’importante partecipazione italiana, con Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale e Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Università Sapienza di Roma, Università di Milano, Università di Cagliari e Università di Torino. Ma spetta ora al Museo di Taranto e all’Università del Salento il compito di promuovere una ricerca mirata all’accertamento della verità anche per la mappa di Soleto.
L.d.M.