Brindisi, colonne romane

L’esistenza di uno stretto rapporto tra Virgilio, l’Eneide e le colonne romane è dimostrata nel libro di Danilo Urso “Virgilio e le colonne romane di Brindisi – Opera di Ingegneria Inversa”, che verrà presentato mercoledì, 21 settembre, alle ore 20, presso il Cinema-Teatro Impero di Brindisi.

Scalinata di Virgilio e colonne romane a Brindisi

di Lino DE MATTEIS

«Dopo venti secoli e mezzo di naufragio nelle nebbie del tempo, Enea approda a Brindisi, lì dove è sempre stato: scolpito nel marmo del capitello della colonna romana superstite, affianco alla casa del suo ideatore (Virgilio), nel luogo dove il poeta è morto il 21 settembre del 19 a.C.». È quanto afferma Danilo Urso, autore del libro “Virgilio e le colonne romane di Brindisi – Opera di Ingegneria Inversa”, che verrà presentato mercoledì 21 settembre, alle ore 20:00, presso il Cinema Teatro Impero dell’amico Carmelo Grassi. Grassi, con l’occasione dell’ospitalità offerta, ha accolto anche l’invito rivoltogli da Urso ad intitolare una sala del cinema a Virgilio. L’autore si affiderà all’interpretazione del bravissimo Ugo De Vita, che leggerà una sintesi dei testi del libro, con adattamento teatrale realizzato dallo stesso Urso, per una durata complessiva di un’ora e un quarto di presentazione articolata tra audio e proiezione di immagini del capitello. Ugo De Vita, attore, regista e scrittore (oltre che doppiatore), vanta nel suo curriculum collaborazioni ed amicizie con personalità eccelse nel campo della Letteratura del Novecento, quali Giorgio Caproni, Mario Luzi, Alda Merini.

Il volto di Enea sul capitello della colonna romana di Brindisi

«Virgilio – continua l’autore – ha considerato quel luogo sull’altura prospiciente il porto di Brindisi come una vera e propria “cabina di regia dell’Eneide”. Il magnifico paesaggio naturale ne costituiva le quinte e le immani colonne, che egli ha ideato e fatto erigere, erano intese come una sorta di “scenografia a decoro delle scene future”» (Eneide, Libro I, 427). Certo, soprattutto di questi tempi, la notizia potrebbe essere liquidata da alcuni come una delle tante “fake news”. Ma il curriculum di Danilo Urso, ricco anche di studi interdisciplinari, testimonia che egli non è assolutamente una persona superficiale, né tantomeno avvezza a diffondere falsità per il gusto del sensazionalismo. Si tratta, allora, di un incredibile abbaglio o di un raggio di luce che fende le nebbie del tempo?

I quattro lati del capitello della colonna romana di Brindisi

«Attraverso l’ascolto e la visione attenta della grafica durante la serata della presentazione, ciascuno spettatore potrà riflettere. E, se vorrà, potrà cominciare ad approfondire la questione, leggendo il libro». Aggiunge, provocatoriamente, l’autore: «Quale biologo marino studierebbe i pesci tirandoli fuori dall’acqua? Perché, allora, studiare i poeti eliminando la dimensione dell’immaginifico? Occorre attivare una comprensione empatica, per poter capire a fondo le cose. E, nel farlo, sia chiaro, è necessario non abbandonare mai il rigore scientifico con cui condurre qualsiasi ricerca».

Danilo Urso

Con questo monumentale lavoro durato ben sette anni, 900 pagine distribuite in tre tomi, Danilo Urso, brindisino di nascita e fiorentino d’adozione, già consulente dell’arch. Filippo Danese per lo smontaggio della stessa colonna, svela i “misteri” delle colonne romane di Brindisi, poste sulla sommità della scalinata di Virgilio, sul lungomare Margherita. Usando la tecnica della “ingegneria inversa”, analizza a ritroso l’insieme delle funzioni, degli impieghi, della collocazione, dell’aspetto progettuale, geometrico e materiale del manufatto, svelandone aspetti fino ad ora inediti sull’origine e sul significato delle colonne.

«Il mio lavoro di ricostruzione della verità storica – ci spiega l’autore – si è basato sulla raccolta sistematica di indizi e sulla dimostrazione che essi sono gravi, precisi e concordanti. È la presenza simultanea di questi attributi che conferisce rilevanza ai numerosissimi indizi raccolti, nonché il rigore della verifica documentale attraverso la fonte originaria da cui sono tratti tali indizi (Eneide). Ne deriva, quindi, la veridicità della scoperta, validata dalla presenza di queste robuste prove indirette».

Secondo l’autore le raffigurazioni presenti sul capitello superstite sono riconducibili a specifici passi del poema virgiliano che descrivono personaggi e scene plasticamente rappresentati nel marmo. Non solo “illustrano” le idee portanti dell’Eneide, ma ne costituiscono quasi un prolungamento, una narrazione e rappresentazione parallela. «Una corrispondenza biunivoca – spiega Danilo Urso –, ossia non solo quelle colonne parlano dell’Eneide, ma anche l’Eneide parla di quelle colonne. Seppur in modo parzialmente velato, Virgilio si riferisce ad esse più volte nel corso del poema. In un punto, addirittura, è il poeta a definirle in modo esplicito, attraverso gli occhi di Enea, avendo solo traslato i luoghi della narrazione: scrive Cartagine, ma descrive Brindisi».

Lino DE MATTEIS
Direttore ilGrandeSalento.it