Mura del Castello di Acaya

di Fabio ISMAN*

Nella penisola, vi sono numerose “città ideali”: teorizzate dai maggiori nomi del Rinascimento, e successivamente costruite con schemi regolari e geometrici; il frutto di visioni laiche e quasi mai religiose; città diversissime dalle solite. Nascono, prima, per volere dei signori e come loro residenza; poi, per difendersi dalle guerre; quindi, per ospitare i lavoratori di centri produttivi; o per essere fulcri delle bonifiche e dell’agricoltura. Ma nel tempo, hanno perduto le loro vocazioni: non ci sono più i prìncipi e nemmeno (per fortuna) le battaglie; molte imprese sono andate in crisi; e di agricoltura e bonifiche, meglio non parlarne. Così, parecchi paesi sorti come “città ideali” sono quasi dimenticati; reclamano una manutenzione cui nessuno provvede. Per citare un solo caso, a nord di Alghero, a Fertilia, progettata come tale in epoca fascista e oggi sobborgo dello stesso Comune, palazzo Doria, uno dei più importanti edifici e di proprietà demaniale, da decenni è murato, e privo del tetto.

Acaya, Castello e Porta di Sant’Oronzo

Soffre anche quella che, tra tanti piccoli gioielli di architettura pianificata e di grande valore storico, è forse la più esigua e la meno conosciuta. Acaya è una frazione di Vernole, nel Salento, in provincia di Lecce; circa quattrocento abitanti; ma con vicende assai curiose nel suo passato, e bellissima da vedere. Da Carlo II d’Angiò, la riceve in feudo Gervasio dell’Acaya, nel 1294. Due secoli dopo – quando i turchi incutevano timore (già nel 1480, diretti a Brindisi ma dirottati dai venti, attaccano Otranto, e restano decapitati ottocento cristiani che non volevano convertirsi) – un discendente di Gervasio, Alfonso dell’Acaya, adegua una rocca già esistente, «aggiungendovi torri e altre opere di difesa», recita una lapide in latino, murata su un torrione. Successivamente il figlio, il barone Gian Giacomo, completa l’opera del padre fortificando il centro con mura, bastioni e fossato. Da quel momento il borgo, in origine chiamato Segine, assume il nome della famiglia. Oltre a strutture di difesa, Gian Giacomo progetta l’ampliamento e la ristrutturazione del castello prevedendo pure ambienti per viverci con comodo: una sala poligonale, con nove lati, è decorata da un elegante fregio in pietra; in un bastione a lancia, una stanza quadrata ha uno stemma del re di Spagna sulla volta; il più bello è il salone nel torrione: con un fregio ricco di festoni di frutta e cornucopie, di uccelli e puttini, chimere, figure e scudi scolpiti.

La città era prevista per trecento famiglie, circa millecinquecento persone, che non raggiungerà mai: arriverà, al massimo, a contarne cinquecentocinquanta nel 1561. Il sistema urbanistico è composto da sette strade che ne incrociano altre tre. Vie ortogonali larghe quattro metri, a diciassette di distanza tra loro. Gli isolati sono lunghi e stretti; le case non alte e senza fronzoli, simili tra loro. Tre piazze, in diagonale. La più ricercata, è davanti al maniero. Quella centrale, ospita la chiesa: stranamente, per il luogo e il clima, si chiama Santa Maria della Neve; la facciata, purtroppo, è stata rifatta nel 1865, per un ampliamento. La fortezza è un parallelepipedo di oltre duecento metri per lato; il muro di cinta è interrotto dalla porta monumentale di ingresso alla città costruita nel 1535: un solo fornice e varie lapidi; in cima, ha le insegne di Carlo V, accompagnate dalla statua del patrono sant’Oronzo. Alla fine, i turchi arriveranno anche ad Acaya: ma appena nel 1714; e da allora, sarà la decadenza del luogo.

Acaya, tratto di mura dissestate

Oggi, però, i dolori cominciano dalle mura: se il castello, della Provincia, è in buono stato, oltre metà della cinta, di proprietà privata, versa in pessime condizioni. Un tempo, ai fossati si addossavano le coltivazioni; ora, non più: la vegetazione incolta è spesso infestante. I baluardi non racchiudono più dei giardini. Le mura sono diventate quasi invisibili. «I loro primi crolli risalgono agli anni Settanta del secolo scorso», spiega Marcello Seclì, che presiede la sezione Sud Salento di Italia Nostra. «Di recente, se ne sono verificati di abbastanza ingenti», rincalza l’architetto Antonio Costantini, storico esponente dell’associazione nella zona. Insomma, i baluardi sono malmessi. «Perfino delle costruzioni abitate insistono a ridosso delle mura; in passato, si è riusciti a bloccarne un paio che stavano per essere edificate. Perché Acaya è un complesso unitario, non soltanto il castello, restaurato da metà degli anni Novanta fino al 2007».

Le foto delle brecce recenti sono alquanto impressionanti: «Rischiamo davvero che, a pezzi e bocconi, venga tutto giù. Almeno, si dovrebbe imporre ai proprietari di badare alla manutenzione, di sistemare il verde, finché si è in tempo per non perdere un bene prezioso», conclude l’architetto. Durante alcuni scavi, all’interno del castello, sono emersi i resti di una chiesa bizantina; intatto come per miracolo, salta fuori anche un affresco del Trecento, forse provenzale, una Dormitio Virginis.

Ma Acaya è colpita anche da un altro dolore, assai più remoto, e irrimediabile. Gian Giacomo, oltreché barone, era un noto architetto militare (aveva lavorato anche per Carlo V). A lui si devono, tra l’altro, il completamento di castel Sant’Elmo a Napoli, la fortificazione di Lecce e altre opere belliche. Bene: proprio a Lecce, l’architetto è imprigionato per i debiti, così pare, accumulati da un amico di cui si era fatto mallevadore. Nel 1570, il commissario reale reclama quattromilaottocento ducati e gli confisca ogni cosa: il maniero di Acaya, la cittadella tutta e le suppellettili; perfino venticinque botti di vino e centocinquanta pecore. E il povero barone terminerà i propri giorni, terribile contrappasso, proprio nel carcere della fortezza di Lecce da lui stesso edificata, per aver garantito i debiti altrui, non saldati.

Almeno in ricordo del suo nome, per favore, si provveda alla salvaguardia delle mura di Acaya, un gioiello di “città ideale”, pensata, progettata, costruita, abitata.

*Pubblicato sulla rivista “Art e Dossier” del settembre 2021