di Giorgio MANTOVANO
Tra il 1790 e il ’91 a Lecce, come già in altre province del Regno, venne istituita una cattedra di Medicina.
Fu affidata al Dott. Antonio (1767-1826), retribuito “col soldo di ducati 15 al mese”.
Le condizioni di studio non dovettero essere tra le migliori, se gli studenti leccesi nel 1791 avanzarono un ricorso a Napoli, lamentando di essere costretti ad ascoltare le lezioni di medicina nello stanzino del bidello (cfr. S. Panareo, L’istruzione in Terra d’Otranto sotto i Borboni, in Rinascenza Salentina, 1936, p.280).
Successivamente fu avanzata richiesta per la cattedra di Chirurgia, ma non fu accolta. Invece, fu istituita una cattedra di Giurisprudenza, per la quale si presentarono parecchi aspiranti: Nicola Tursani, Paolo e Pietro Licci, e infine Nicola Luperto, che si dichiarò disposto ad insegnare gratuitamente.
Da Napoli venne disposto che fosse bandito il concorso. L’insegnamento venne affidato a Nicola Luperto che figurò come cattedratico, insieme ad Antonio Miglietta, sino al 1798.
L’anno precedente, in occasione della visita fatta in aprile da Re Ferdinando, le Regie Scuole furono innalzate al grado di Università.
Con l’avvento della Repubblica partenopea, nel 1799, furono soppresse le cattedre di Medicina e Giurisprudenza ed i due docenti, Miglietta e Luperto, sospettati di simpatie repubblicane, furono allontanati.
Stando ad una relazione del tempo, la scuola del Miglietta fu chiusa con “pregiudizio di quella città dove son fiorite sempre le scienze mediche e dove esistono molti spedali” (cfr. S. Panareo, op.cit., p.280).
Arrestato il 17 febbraio 1799, il Miglietta fu trasferito nelle carceri di Brindisi, da cui fu liberato il 22 settembre dell’anno successivo.
Nel 1804 gli insegnamenti professionali non esistevano più, mentre rimanevano superstiti in quell’istituto, che continuò a chiamarsi Regia Università sino al 1808, sette cattedre di cultura generale.
Invano, dopo il 1808, il Consiglio Provinciale emise il voto che in Lecce si ripristinasse l’Università degli Studi (in argomento, vedasi la preziosa monografia di Ornella Confessore, L’Università di Lecce. Dalle cattedre del «700 allo ‘Studium 2000», Mario Congedo Editore).
Col decennio francese (1804 – 1814) la città di Lecce compì un importante salto di qualità quando Giuseppe Napoleone, nel 1807, procedendo al nuovo ordinamento giudiziario, istituì i Tribunali di prima istanza e la Corte Criminale in ogni provincia, oltre a quattro Corti d’Appello per tutto il regno.
Sistemati insieme alla Camera notarile nell’ex Collegio gesuitico, il Tribunale di Prima istanza e la Corte criminale divennero presto i centri intorno a cui si sviluppò la vita culturale cittadina.
Furono anche varati, durante il regno del Bonaparte e del Murat, una serie di provvedimenti a favore dell’istruzione, concretati in leggi e decreti del Ministero dell’Interno, a cui la scuola, in tutti i suoi gradi, fu affidata.
E’ del 29 maggio del 1807 il decreto che istituiva i Collegi Reali, due a Napoli e uno per provincia, e ne regolava il funzionamento didattico e amministrativo.
Il Collegio di Lecce, intitolato a San Giuseppe, in omaggio al Re, ebbe assegnata come sede il soppresso convento degli Olivetani. Ne fu rettore, sino al 1832, Luigi Como.
A causa dell’insalubrità del sito per le vicine acque stagnanti, fu chiesta al Governo l’assegnazione del Convento dei Padri della Missione (Bobò), più adatto ai bisogni scolastici.
Il Rettore fu accontentato e in quel luogo il Collegio rimase sino al 1816. Dopo venne trasferito nell’edificio dei Conventuali, detto di S. Francesco della Scarpa.
Furono nominati come docenti: per la matematica, Antonio Valentini, ex celestino da Gallipoli; per la logica metafisica ed etica, Vittorio Capocelli da Salice; per la geografia e la cronologia, Benedetto Lorenzi da San Cesario; per la fisica, Filippo Bombini da Cosenza; ed i leccesi Agostino Longo e Giosuè Leone, per la lingua latina “superiore e inferiore” (per ulteriori dettagli, cfr. S. Panareo, op.cit., p. 283).
Di grande interesse il n.17 del 2014 della rivista “L’Idomeneo”, organo della sezione di Lecce della Società di Storia Patria per la Puglia, intitolato “Scienza medica e terapie vacciniche in Europa tra Sette e Ottocento. Il salentino Antonio Miglietta e il suo tempo”.
Si dà conto, come ha osservato il Prof. Mario Spedicato nella prefazione, della sperimentazione contro il vaiolo in Europa tra Sette e Ottocento e dello straordinario contributo offerto nel Regno di Napoli dal medico salentino Antonio Miglietta.
I vari contributi sono liberamente visibili in pdf al seguente link:
http://siba-ese.unisalento.it/…/idomeneo/issue/view/1281


















