Taranto nel noto dipinto di Jakob Philipp Hackert (1737-1807) conservato alla Reggia di Caserta

Alla vigilia dell’unità d’Italia, gli agglomerati urbani salentini avevano assunto le sembianze urbanistiche che sono giunte sino a noi, con i centri storici ricchi di eccellenze architettoniche, castelli, chiese e palazzi nobiliari.

di Lino DE MATTEIS

Quando il Regno delle due Sicilie ebbe fine, con la spedizione dei Mille, tra il 1860 e il 1861, la Provincia di Terra d’Otranto aveva ormai una sua precisa identità storica e una sostanziale omogeneità socio-culturale, essendosi i suoi abitanti amalgamati uniformemente con le influenze dei colonizzatori succedutisi nel corso dei secoli. Come tutto il Mezzogiorno, la popolazione salentina versava in una situazione di sottosviluppo ed era profondamente divisa tra una élite di nobili feudatari e una massa di sudditi in estrema povertà. Nonostante le precarie condizioni economiche, alla vigilia dello stato unitario, i centri urbani salentini avevano assunto quelle caratteristiche architettoniche che li caratterizzano ancora oggi: ai castelli e alle fortezze che rendevano visibile la potenza dei sovrani, si affiancavano cattedrali, conventi ed edifici religiosi che rendevano tangibile il potere temporale della Chiesa, insieme a palazzi nobiliari e casolari fortificati attraverso cui si esprimeva la presenza dei feudatari. Un’architettura che non interessò solo i grossi centri, come Brindisi, Lecce, Taranto, Gallipoli, Nardò ecc. ma riguardò anche i centri minori, tant’è che oggi non c’è quasi paesino del Salento che non abbia il suo gioiellino storico-architettonico da esibire come attrazione turistica.

Il Duomo di Brindisi

Brindisi. Persa l’importanza che aveva avuto durante l’impero romano per il ruolo del suo porto, che i romani collegarono direttamente a Roma attraverso la via Appia, Brindisi era in stato di abbandono sin dal VI secolo, quando fu occupata dai goti, poi da longobardi e saccheggiata dai saraceni. Non si riprese neppure con i bizantini, che pure si erano preoccupati di ricostruirla. Conquistata dai normanni, nel 1070, Brindisi divenne parte del Principato di Taranto e del ducato di Puglia e Calabria. Riconquistò un certo ruolo durante il periodo delle crociate (tra l’XI e il XIII secolo), diventando porto privilegiato per la Terra Santa: da qui, nel 1227, partì infatti l’imperatore Federico II di Svevia per la sesta crociata. La cattedrale di Brindisi ospitò, nel 1192, le nozze del principe normanno Ruggero, figlio di Tancredi, con la principessa bizantina Irene Angela; e, nel 1225, le nozze di Federico II con l’erede alla corona di Gerusalemme, Isabella di Brienne. Un nuovo declino colpì Brindisi sotto la dominazione spagnola, con il porto diventato quasi una palude e il popolo che viveva nella povertà più disperata, una situazione drammatica che sfociò, il 5 giugno 1647, in una rivolta popolare culminata con l’istaurazione di un “governo autonomo”, sedato un anno dopo. Con i borboni si ebbe una ripresa della crescita economica, dopo che, sotto Ferdinando I delle due Sicilie, nel 1775, fu riattivato il canale d’uscita del porto.

Numerosi in città gli esempi di edifici religiosi di epoca medievale, come: la cattedrale, eretta in stile romanico tra il XI e il XII secolo, anche se di quel periodo rimane poco, mentre la facciata e il campanile attuali risalgono alla seconda metà del Settecento, quando l’edificio venne ricostruito a seguito del terremo del 1743; la chiesa di San Giovanni al Sepolcro, degli inizi del XII secolo; la chiesa di Santa Maria del Casale, costruita nel 1300, oggi nei pressi dell’aeroporto cittadino, pregevole esempio di architettura romanico-gotica; la chiesa di Santa Teresa, tipico esempio di architettura barocca, costruita nel 1671 nel quartiere detto “degli spagnoli”; ecc. Di epoca medievale la fontana Tancredi, sull’antica via Appia; il così detto portico dei cavalieri templari, loggia del più antico palazzo vescovile realizzata nel XIII secolo, oggi ingresso del museo archeologico “Francesco Ribezzo”; la loggia del palazzo Balsamo, di fine XIII secolo, in stile gotico e la porta Mesagne, che è la più antica porta d’ingresso alla città.  Di epoca medievale pure il castello svevo, del 1227, voluto da Federico II e rinforzato con le torri angolari dagli aragonesi; il castello alfonsino o aragonese, conosciuto come “forte a mare”, fortezza realizzata sull’isola di Sant’Andrea da Ferrante d’Aragona, nel 1445, e poi ampliata nel XVI-XVII secolo.

Piazza Duomo a Lecce

Lecce. Con la conquista normanna, Lecce, soppiantando il primato che aveva avuto Otranto con i bizantini, divenne un importante centro culturale e commerciale, assumendo il ruolo di capoluogo della Terra d’Otranto. A partire da Goffredo (1069), i conti normanni la elessero a capoluogo della contea di Lecce (1055-1563) e qui nacque l’ultimo re normanno, Tancredi, figlio di Ruggero III. Sotto la monarchia di Ferrante d’Aragona (1463), Lecce fu direttamente soggetta al Regno di Napoli, conquistando una grande importanza, fino a diventare una delle più ricche e culturalmente vivaci città del Mediterraneo. Sotto il regno di Carlo V, per far fronte alle incursioni turche, la città fu dotata di una nuova cinta muraria, del Castello (attuale Castello di Carlo V) e dell’attuale Porta Napoli, da cui si partiva per andare nella capitale del regno.

In epoca spagnola la città divenne un vero e proprio cantiere a cielo aperto per la costruzione di numerosi edifici civili e religiosi, caratterizzati dal “barocco leccese”, uno stile architettonico dovuto alla lavorazione della tipica pietra locale, che si diffuse in tutta la Terra d’Otranto. Lo stile del barocco leccese sostituì l’arte classica, in un crescendo di opere sempre più importanti e belle disseminate lungo le strade e nelle piazze della città, come: il duomo, o cattedrale di Maria Santissima Assunta, edificio medioevale del 1144, ricostruito nel 1659 nelle forme barocche dall’architetto Giuseppe Zimbalo per volere del vescovo Luigi Pappacoda; la basilica di Santa Croce, il più significativo esempio del barocco leccese, edificata dal 1549; la chiesa dei Santi Nicolò e Cataldo, costruita nel 1180 dal normanno Tancredi d’Altavilla, profondamente ristrutturata nel 1716 con una forte impronta barocca; ecc. Così lo storico, filosofo e giurista napoletano Giambattista Vico (1668-1744) descriveva la città: «La città di Lecce, la quale dopo Napoli, capitale di questo regno, e per magnificenza di edifici e per frequenza di abitatori e per isplendore di civili costumi e per ricchezza di marittimi traffichi è la più riputata».

Le costruzioni in stile barocco riguardarono molti altri centri della provincia salentina: come Soleto, dove Raimondo Orsini del Balzo fece costruire la guglia di Raimondello, completata nel 1397, un alto campanile voluto per celebrare la sua potenza e, dall’alto dei suoi 40 metri, comunicare otticamente tra la costa ionica e quella adriatica; a Nardò in stile barocco sono la guglia dell’Immacolata e il palazzo dell’Università, mentre la cattedrale di Santa Maria dell’Assunta sorge sul luogo dove, nel VII secolo, alcuni monaci orientali sfuggiti alle persecuzioni iconoclaste, avevano fondato la chiesa basiliana di Sancta Maria de Nerito; a Copertino la basilica della Madonna delle nervi; a Casarano la chiesa madre; a Galatone la chiesa del Crocifisso; a Gallipoli il monastero delle Carmelitane scalze;  a Melpignano l’ex convento degli Agostiniani; a Muro Leccese la chiesa madre; a Poggiardo la chiesa madre di San Salvatore; a San Cesario di Lecce il palazzo ducale; a Sternatia la chiesa di Maria Santissima Assunta, ecc. Ma esempi di barocco non mancano neanche fuori della provincia di Lecce: come la chiesa di San Domenico a Ceglie Messapica; la chiesa madre e la chiesa di Maria Santissima della Croce a Francavilla Fontana; la basilica di San Martino e la chiesa di San Domenico a Martina Franca; la chiesa della Madonna del ponte ad Avetrana; la chiesa di San Vito Martire a Ostuni; gli altari delle cappelle della chiesa del convento di Maruggio.

Il Castello di Taranto

Taranto. Potenza economica, militare e culturale al tempo della Magna Grecia, la capitale ionica aveva vissuto le alterne vicende storiche che caratterizzarono l’Italia meridionale dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente. Conquistata da ostrogoti, bizantini, longobardi e saraceni, Taranto venne ricostruita, nel 967, dall’imperatore bizantino Niceforo Foca. Occupata nel 1063 dall’imperatore Roberto il Guiscardo, divenne capitale del Principato di Taranto (1088-1465), potente feudo normanno sotto il Regno di Sicilia e il Regno di Napoli. Importante porto militare con gli spagnoli, decadde nel XVII secolo sotto i borbone. Unita al Regno d’Italia nel 1860, Taranto ospitò l’Arsenale militare marittimo, inaugurato il 21 agosto del 1889 alla presenza di Umberto I di Savoia, che ne aumentò l’importanza economica e militare, tanto che durante la prima guerra mondiale divenne base delle flotte navali italiana, francese ed inglese.

La città offre un ricco e vario patrimonio architettonico medievale: dal romanico-gotico della chiesa di San Domenico maggiore al barocco della cattedrale di San Cataldo, ai palazzi signorili della città vecchia. La cattedrale o duomo di San Cataldo, oltre ad essere la più antica cattedrale pugliese, rappresenta la sintesi di numerosi e diversi interventi: dedicata al vescovo irlandese morto a Taranto nel VI-VII secolo, del quale ospita il sepolcro, fu costruita, nella seconda metà del X secolo, sui resti di un edificio paleocristiano del VII secolo; nell’XI secolo l’impianto bizantino venne rimaneggiato dando luogo all’attuale cattedrale a pianta basilicale; nel 1713 fu aggiunta la facciata barocca, per opera dell’architetto leccese Mauro Manieri; nel XII secolo fu innalzato il campanile normanno, danneggiato dal terremoto del 1456 e sostituito, durante i lavori di restauro del 1952, con l’attuale, che riprende la forma di quello più antico. Tra le altre strutture religiose di epoca medievale: la chiesa di San Domenico maggiore col suo chiostro, edificata, nel 1302, sui resti di un tempio greco risalente al VI secolo a.C., e rimaneggiata significativamente nel corso dei secoli, fino alla ristrutturazione più significativa tra il XVII e XVIII secolo; il santuario della Madonna della salute, risalente alla metà del XVII secolo; la chiesa di Maria Santissima del Monte Carmelo, comunemente nota come chiesa del Carmine, nel borgo umbertino, attestata fin dal 1577; ecc.

Tra le strutture militari resta l’imponente opera di castel Sant’Angelo, ricostruzione aragonese di una precedente fortezza normanno-sveva-angioina, costruita a sua volta su una fortificazione bizantina, le cui fondamenta poggiavano su strutture risalenti al periodo greco (IV-III secolo a.C.). Nel XV secolo, il miglioramento dell’artiglieria aveva reso obsoleti i castelli medievali, poiché le loro sottili mura non potevano resistere ai colpi dei cannoni degli attaccanti, come aveva dimostrato la conquista di Otranto da parte dei turchi, nel 1480. Per questo il re di Napoli, Ferdinando I di Aragona decise di rinforzare le difese costiere del suo regno e, in questo contesto, tra il 1487 e il 1492, il castello di Taranto fu ricostruito.

Lino DE MATTEIS
Direttore ilGrandeSalento.it