Dipinto raffigurante scontri tra bizantini e longobardi

di Lino DE MATTEIS

Con la caduta dell’impero romano d’occidente, convenzionalmente fissata nel 476 d.C., anno in cui il generale unno Flavio Odoacre depose l’ultimo imperatore romano, Romolo Augusto, inizia il lungo, buio e tormentato periodo del Medioevo, che si concluderà con alcuni eventi storici che sanciscono l’inizio dell’età moderna, come la scoperta dell’America (1492) o la fine dell’impero romano d’oriente e della “guerra dei cento anni” tra Inghilterra e Francia (1453). Con la caduta dell’impero romano d’occidente il termine “Calabria”, con cui i latini avevano indicato sino ad allora il Salento, comincia a diventare sempre più sfumato, offuscato dalle vicende storiche e dalla girandola degli eventi militari che seguirono, fino a perdersi definitivamente durante la lunga guerra longobardo-bizantina (568-751) per il possesso dell’Italia.

Pressato dalle invasioni dei barbari che premevano ai confini, indebolito all’interno da insurrezioni, secessioni, crisi economica e instabilità politica, la caduta dell’impero romano d’occidente diede origine alla instaurazione dei nuovi regni romano-barbarici nelle province dell’impero. In Italia gli ostrogoti, popolo di provenienza germanica, instaurarono il Regno d’Italia (493-553), più comunemente detto “regno ostrogoto”, conservando sostanzialmente l’assetto amministrativo precedente, compresa la Regio II Apulia et Calabria.

Quando, sotto Giustiniano, l’impero bizantino raggiunse la sua massima espansione territoriale, anche l’Italia venne riconquistata dai bizantini in seguito alla sanguinosa “guerra gotica” (535-555) combattuta contro gli ostrogoti. Dopo la conquista, Giustiniano organizzò il territorio dell’Italia in una prefettura del pretorio, suddivisa in due diocesi, a loro volta ripartite in 13 province: una di queste province, non meglio identificata con un nome proprio, corrispondeva, grosso modo, ai territori compresi nella romana Regio II Apulia et Calabria.

Dal nord Europa fecero poi irruzione in Italia i longobardi, il cui regno (568-774), rendendo effimera la riconquista bizantina fatta da Giustiniano, ruppe l’unità della penisola italiana, frammentandola tra territori longobardi e bizantini, secondo confini non contigui, labili e soggetti alla variabilità delle alterne vicende militari. Nel corso delle guerre longobardo-bizantine (568-751) avvenne la metamorfosi che porterà il termine “Calabria” a non designare più la penisola salentina, com’era stato al tempo dei romani, ma l’attuale Calabria. Non è dato stabilire con precisione come, quando e perché ciò sia avvenuto, ma che alla fine sia avvenuto è certo e documentato negli atti storici ufficiali. Mentre il Salento, dopo un lungo periodo di anonimato all’interno del thema della Longobardia bizantina, si ritroverà ad essere rappresentato nel giustizierato normanno di “Terra d’Otranto”. Ma andiamo con ordine.

Nell’Italia meridionale si trovarono a coesistere: da una parte, il ducato di Benevento (575-1077), instaurato dai longobardi, che, nel momento della sua massima espansione (758-787), comprendeva la Puglia e quasi tutto il Salento (esclusa l’area a sud di Otranto e Gallipoli), il Molise, la Lucania, la Campania (esclusa la zona di Napoli) e la parte settentrionale dell’attuale Calabria; dall’altra, il ducato di Calabria, instaurato dai bizantini nel VI secolo, che, nel momento della sua minima espansione sotto l’avanzare dei longobardi, si era ridotto a comprendere i territori, non più contigui, del Bruzio meridionale (la parte a sud della valle del Crati dell’attuale Calabria) e della parte meridionale della Calabria romana (l’area a sud di Otranto e Gallipoli dell’attuale Salento).

Nel Salento i confini a nord del ducato di Calabria sarebbero stati rappresentati dal così detto “limitone dei greci”, un’imponente opera bizantina costruita sul finire del VII secolo per difendersi dai longobardi. Di questa muraglia in realtà non si hanno prove, ma si ritiene che dovesse rappresentare il confine tra i possedimenti longobardi, a nord, e quelli bizantini, a sud della penisola salentina. Il percorso del “paretone dei greci” doveva partire presumibilmente da Otranto e toccare Valesio, Mesagne e Oria per finire sullo Ionio, tra Taranto e Gallipoli.

I bizantini avevano sostanzialmente riunito nel ducato di Calabria, prima che fosse smembrato dai longobardi, i territori che grosso modo corrispondevano alle romane Regio II Apulia e Calabria e Regio III Lucania et Brutii. Scegliendo di connotare il ducato col nome di “Calabria”, riconoscevano di fatto la supremazia storico-amministrativa della penisola salentina di allora, elevando anche Otranto a capitale dell’intero ducato per la sua importanza e il ruolo strategico che aveva il suo porto per i collegamenti con Bisanzio e l’impero romano d’oriente.  Ma dopo questa fusione, il termine Calabria si andò sempre più identificando con il Bruzio, allontanandosi dal Salento, che veniva invece sempre più identificato come “Terra d’Otranto”.  Una tendenza codificata quando, nell’VIII secolo, Reggio diventa sede episcopale della Calabria bizantina, assumendo anche il ruolo di capitale del ducato di Calabria al posto di Otranto. Dopo la perdita della Sicilia conquistata dagli arabi, l’imperatore d’oriente Basilio (867-996) fece di Reggio addirittura “la metropoli dei possedimenti bizantini dell’Italia meridionale”. La discontinuità territoriale tra i possedimenti del ducato favorì che col termine “Calabria” si identificasse solo l’attuale Calabria, sancendo l’oblio definitivo del Bruzio.

La trasmigrazione del termine di “Calabria” avviene definitivamente nell’892 con la creazione dei due themata (circoscrizioni) nei territori riconquistati dai bizantini nell’Italia meridionale: il thema di Calabria con capitale Reggio (che sostituisce il thema di Sicilia, ormai in mano ai saraceni); e il thema della Longobardia con capitale Bari (che comprendeva la Puglia e Terra d’Otranto). Il thema della Longobardia bizantina diventava, dunque, l’erede geografico-amministrativo della romana Regio II Apulia et Calabria, comprendendo sostanzialmente gli stessi territori della Puglia e del Salento, mentre il thema della Calabria riguardava ormai ufficialmente solo l’attuale Calabria, l’antica terra dei Brutii. Il passaggio era compiuto.

Nel Salento, rimasto senza denominazione ufficiale perché inglobato nel thema della Longobardia, andava tuttavia crescendo, nella pratica comune, la consuetudine di rivolgersi alla penisola salentina chiamandola “Terra d’Otranto”, riconoscendo non solo l’importanza storica di Otranto ma anche il ruolo ancora centrale che aveva il suo porto nell’Italia medievale. Nonostante Bari fosse diventata la capitale della Longobardia, Otranto restava, infatti, una delle città più importanti, insieme a Gallipoli, della Puglia. L’espressione “Terra d’Otranto” resto sostanzialmente dormiente, usata ufficiosamente nella quotidianità per indicare il territorio della penisola salentina ma non negli atti ufficiali. Ufficialità che arriverà qualche anno dopo con l’istituzione del giustizierato normanno di “Terra d’Otranto”.

Lino DE MATTEIS
Direttore ilGrandeSalento.it