di Carlo VACCA
«Si tratta probabilmente della parte inferiore del busto della statua di culto di Atena, scoperta nel 2015 a Castro, rinvenuto nel medesimo contesto: adagiato all’interno della cosiddetta “colmata messapica”, cioè un esteso spazio in cui le strutture di epoca romana avevano inglobato quelle del periodo precedente (IV sec. a.C.) e che era stato riempito con un corposo scarico di terreno contenente pietre, blocchi e altri materiali provenienti in gran parte dal santuario di Atena – spiga la Soprintendente archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Brindisi e Lecce, architetto Francesca Riccio -. Anche le modalità di seppellimento non sembrano differenti: come anche per gli elementi di pertinenza del tempio e per gli altri frammenti di sculture, non si tratta di un semplice reimpiego, ma di una deposizione intenzionale, volta a occultare ritualmente i resti del luogo di culto».

Gli scavi archeologici a Castro continuano a regalare delle sorprese: ieri è stata rinvenuta la parte inferiore del busto della dea Minerva già rinvenuto nel 2015. I dati ricavati nel corso di questi anni di ricerche, si legge nella nota della Soprintendenza, hanno consentito di datare questa operazione entro la prima metà del II a.C.. Gli scavi, da diversi anni in concessione ministeriale al Comune di Castro, sono diretti dal prof. Francesco D’Andria, docente emerito dell’Università del Salento e Accademico dei Lincei e seguiti per la Soprintendenza dall’archeologa Serena Strafella.
Di “giornata storica” parla il sindaco di Castro, Luigi Fersini, sebbene fosse una “scoperta annunciata”. Da tempo infatti le ultime indagini geofgisiche avevano confermato la presenza, nel sottosuolo di Castro, della piattaforma dell’antico tempio dedicato alla dea Atena. (Minerva era la dea romana della guerra. Corrispondeva alla greca Atena, ndr).

















