di Nicola DE PAULIS
Un viaggio in Puglia può non essere necessariamente solo un viaggio alla ricerca del sole, del mare fra i più belli d’Italia, fra tradizioni e antichi sapori, ma può essere anche un viaggio nella preistoria di una regione che punto di passaggio fra Oriente e Occidente fu frequentata dalla genti più antiche.

I siti preistorici della Puglia, come spesso quelli di altre regioni, si snodano, a volte, attraverso itinerari difficilmente percorribili come grotte, cavità, gravine, che possono essere raggiunti con sicurezza solo da speleologi, archeologi o gruppi organizzati di studiosi e appassionati. Vi sono però qui anche siti, monumenti facilmente fruibili e presenziati che possono trasmettere al visitatore tutte le informazioni e nel contempo il fascino della preistoria pugliese.
Si può iniziare l’itinerario con la scoperta paleontologica più straordinaria avvenuta in Puglia. Il ritrovamento nel 1993 di uno scheletro umano, il cosiddetto “Uomo di Altamura”, appartenente alla specie di Neanderthal, incastonato nelle formazioni carsiche della grotta di Lamalunga. Lo scheletro, ricoperto da sedimenti calcarei, è datato fra i 180.000 e 130.000 anni. E’ stato ipotizzato che si trattasse di un cacciatore neanderthaliano proveniente dalla vicine zone della Basilicata, che si spinse attraverso ponti naturali di collegamento creatisi a causa del ritiro del mare, e caduto in una profonda voragine. Lo scheletro ricoperto da sedimenti calcarei, è visibile grazie ad un collegamento televisivo col Museo di Altamura. Presso lo stesso Museo di Altamura si possono prenotare delle visite guidate alla Cava del Dinosauri in cui si ritrovano le impronte di diversi dinosauri che qui vivevano prima della grande estinzione avvenuta 75 milioni di anni fa.
L’uomo di Neanderthal giunse in Puglia fra i 130.000 e i 100.000 anni fa dal Nord Europa e la sua presenza è accertata anche nella Grotta del Cavallo nella Baia di Uluzzo, sulla costiera neretina ed in diversi altri siti minori. Presso il Museo di Nardò, di recente istituzione, è visibile un’ampia documentazione degli scavi effettuati dalla Dott.ssa Lucia Sarti negli anni ‘90 dell’Istituto italiano di preistoria e protostoria.

Proveniente forse dalla Palestina, dove era giunto dall’Africa circa 50.000 anni prima, attraverso l’area balcanica, giunge in Puglia l’uomo “Sapiens Sapiens”, fra i 34.000 anni a Grotta Pagliacci sul Gargano e i 31.000 anni nella Grotta del Cavallo nel Salento. Si tratta dell’uomo moderno, del tipo “Uomo di Cro-Magnon”, la più importante scoperta per la preistoria mondiale e per lo studio dell’evoluzione umana e gli aspetti culturali, è la cosiddetta “Donna di Ostuni”: una giovane donna morta di parto, col feto ancora in grembo, ritrovata della Grotta di Santa Maria d’Agnano di Ostuni negli anni ‘90 dall’archeologo pugliese e docente dell’Università di Bari Donato Coppola. La donna, adornata da collane di conchiglie era adagiata con cura all’interno della grotta in posizione fetale sul fianco sinistro, con il braccio destro appoggiato sul ventre quasi a protezione del bambino mai nato: una pietà e sensibilità umana già presente nell’uomo di Cro-Magnon. Del ritrovamento, datato a 28.000 anni fa, nel Museo d’Ostuni è presente un calco e una ricostruzione dell’ambiente in cui è stata rintracciata la sepoltura.
Il Pulo di Molfetta è invece una interessante testimonianza delle culture neolitiche che popolarono la Puglia fra il VII ed il VI millennio a.C.. Un luogo poco noto anche agli stessi pugliesi a poca distanza dal centro cittadino e facilmente raggiungibile. Si tratta di un’ampia depressione carsica con un perimetro di 600 metri e un diametro di 170 metri , profondo 30 metri. Sulle pareti si aprono numerose grotte abitate da comunità neolitiche già da 7.000 anni fa. E’ anche un interessante luogo di biodiversità.
Il megalitismo pugliese è poi il fenomeno più affascinante. L’impiego di blocchi e massi enormi per la costruzione di sepolcri (i dolmen), fortificazioni, segnacoli a ricordo di personaggi, imprese o divinità (i menhir). Esso è assimilabile al megalitismo di tutto il Mediterraneo (Malta, le Baleari) e databile al II millennio a.C. L’ imponente il Dolmen di Bisceglie e il Dolmen a galleria di Giovinazzo ne sono le espressioni maggiori.

Il Dolmen di Bisceglie, denominato Dolmen Chianca patrimonio dell’Umanità Unesco, il più conosciuto, è facilmente raggiungibile con una sosta presso l’area di servizio “Dolmen di Bisceglie”, nel tratto di autostrada A14 Bari-Foggia. Il Dolmen di Bisceglie fu scoperto ed indagato nel primo decennio del 1900 dallo studioso barese Michele Gervasio, che lo datò all’incirca al 1700 a.C. e che per primo fornì la prova che i dolmen, costituiti da due lastroni verticali ed uno di copertura e ricoperti di un regolare ammasso di pietre circolare, (le specchie) fossero dei sepolcri collettivi delle comunità nomadi e pastorali che popolava la Puglia nell’Età del Bronzo.
A circa 20 km di distanza, sulla stessa direttrice, Bisceglie, Molfetta, Giovinazzo (SS 16), si può raggiungere il dolmen a Galleria di Giovinazzo, situato sulla via per Terlizzi, in località S. Silvestro, meno noto di quello di Bisceglie, ma certamente il più grande Dolmen della Puglia, costituito da lastroni che formano una galleria, ricoperto in origine dalle tipiche pietre presenti nel barese ancora visibili, le chamcarelle, fu scoperto nel 1961, durante i lavori di sbancamento di un cumulo di pietrame. Si tratta di una sepoltura collettiva utilizzata dai clan famigliari dell’Età del Bronzo. Il prof. Felice Lo Porto, all’epoca Soprintendente archeologo della Puglia lo assimilò alle cosiddette “tombe a corridoio” della Penisola Iberica datandolo al 1800-1600 a.C.
L’ultima propaggine, o forse la prima, della Puglia, il Salento, come definita dagli studiosi, è “terra eminentemente megalitica”. La maggior concentrazione di megaliti la si trova fra i centri di Giurdignano, Minervino, Uggiano. I cosiddetti “dolmen e menhir dell’Otrantino”, visibili in maggior parte nella zona Vicinanza a Giurdignano, il cosiddetto “Giardino megalitico”.

















