L’articolo che segue è stato pubblicato sul Nuovo Quotidiano di Puglia del 31/08/2022
di Lino DE MATTEIS
Due anni fa, un’eccezionale “congiunzione astrale” fece trovare in sintonia politica le principali istituzioni salentine, che vararono un protocollo d’intesa per lo sviluppo unitario delle province di Brindisi, Lecce e Taranto. Quel protocollo, a cui venne dato il significativo nome di “Terra d’Otranto: dalle radici il futuro”, sollevò grandi speranze nella volontà della classe dirigente di arrivare ad una visione strategica comune per la crescita del territorio. Ma, ad oggi, purtroppo, quelle radici non sono state messe in condizioni di far germogliare un progetto concreto per il futuro di questa terra, un’idea organica di quale deve essere il ruolo del Salento nel contesto nazionale e mediterraneo, lasciandolo prigioniero di interessi localistici, legittimi per quanto si voglia, che frenano visioni ampie e lungimiranti per ottimizzare le sue potenzialità e competere con la modernizzazione e le reti delle “città intelligenti”.
Riprendendo tentativi falliti nel corso degli ultimi decenni, il germe del protocollo fu posto a maggio del 2019, durante una conferenza stampa congiunta dei sindaci di Taranto, Rinaldo Melucci, di Brindisi, Riccardo Rossi, e dell’allora candidato sindaco al comune di Lecce, Carlo Salvemini, nel comitato elettorale di quest’ultimo. A fine 2019 il neoeletto rettore dell’UniSalento, Fabio Pollice, avanzava la proposta di un masterplan per sviluppare un progetto di integrazione territoriale, creando un sistema di coordinamento sovraprovinciale. A fine gennaio 2020, il progetto si consolidò in un vertice tra i quattro, svoltosi a Lecce nella stanza del sindaco Salvemini, maturando anche l’idea di coinvolgere le Province come enti promotori. L’iter per la firma terminava nel gennaio 2021, con la sottoscrizione del presidente della Provincia di Taranto, Giovanni Gugliotti, seguita a quelle dei presidenti della Provincia di Lecce, Stefano Minerva, e di Brindisi, Riccardo Rossi, a cui è poi subentrato, in continuità politica, Antonio Matarrelli.
A febbraio 2021, in una conferenza stampa congiunta dei promotori, svoltasi presso il rettorato dell’UniSalento, veniva data ufficialmente la notizia della costituzione del “tavolo interistituzionale” per procedere alla stesura del masterplan previsto dal protocollo, che avrebbe dovuto individuare le priorità e le linee direttrici dello sviluppo e della crescita economica e sociale delle tre province. Nonostante l’ufficialità dell’annuncio quel tavolo, in realtà, non è mai partito. E a confermarlo di fatto è stato lo stesso rettore Fabio Pollice in un suo intervento pubblicato, il 21 ottobre 2021, sull’edizione barese della “Repubblica”, indicando anche lo scoglio burocratico su cui l’iniziativa si è arenata. Per procedere alla redazione del masterplan, il rettore chiedeva in sostanza agli altri enti promotori la costituzione di un “ufficio di piano”, una segreteria insomma per supportare il lavoro di coordinamento che l’elaborazione del piano avrebbe richiesto, anche con il contributo di docenti e ricercatori dell’università.
Da allora, dunque, il protocollo “Terra d’Otranto: dalle radici il futuro”, rimasto incagliato nell’assenza di un “ufficio di piano” che rendesse operativa la stesura del masterplan, rischia di diventare l’ennesima beffa alle aspettative del territorio. Pur non prevedendo alcun onere iniziale a carico dei bilanci delle singole amministrazioni aderenti, i “magnifici sette” enti promotori (i tre Comuni capoluogo, le tre Province e l’Ateneo salentino) hanno la responsabilità di dar seguito a quanto sottoscritto nel protocollo e cioè che, “qualora le attività previste nel programma annuale prevedessero dei costi, i soggetti contraenti dovranno provvedere ad individuare fonti di finanziamento esterne e/o determinare a carico dei propri bilanci di previsione la quota di spesa da assumere per l’attuazione delle attività”. Spetta loro, insomma, far marciare il progetto trovando le risorse finanziarie necessarie, oppure prevedendo l’utilizzazione di personale già operativo presso i propri uffici, senza escludere il coinvolgimento di singoli, associazioni e organizzazioni disposti a dare una mano per la crescita del territorio.
Essendo un atto amministrativo ufficiale annotato negli protocolli degli enti promotori, il protocollo ha valore fino a disdetta motivata di eventuali nuovi amministratori. Al momento, però, la “congiunzione astrale” che gli ha dato origine continua ad esistere nella sua pienezza, essendo gli amministratori che lo hanno sottoscritto tutti ancora in carica, con la sola aggiunta di Matarrelli subentrato a Rossi alla Provincia di Brindisi. Spetta agli enti promotori, quindi, non perdere l’occasione di questa congiuntura favorevole e portare a termine il loro progetto, ora più che mai necessario alla crescita comune del territorio.
Non un atto accademico ma uno strumento concreto di trasformazione socio-economica. Dal Pnrr ai Giochi del Mediterraneo, dal turismo ai trasporti, dalle zone economiche speciali ai contratti istituzionali di sviluppo, dalla rigenerazione paesaggistica post xylella alla produzione di energia rinnovabile ecc. occorre una visione d’insieme per non lasciare ad altri decidere del destino di questa terra. Occorre tracciare insieme le linee strategiche e farle pervenire preventivamente e con una sola voce a chi di competenza, per non dover poi puntualmente piangersi addosso quando le decisioni sono state già prese, come quella recente dell’alta velocità che si ferma a Bari. Il “tavolo interistituzionale”, ospitato dall’università, per la realizzazione del masterplan previsto dal protocollo è il luogo ufficiale e ideale per operare, una sorta di cabina di regia dove può prendere corpo questa visione strategica unitaria, non per sovrapporsi agli indirizzi dei vari attori locali ma per integrarli in un progetto territoriale organico e sostenibile utile a tutti.
Se portato a termine e concretizzato, il protocollo d’intesa può avere una valenza storica straordinaria, rappresentando l’atto fondante del passaggio da una visione egemonia dell’antica Terra d’Otranto, dove un centro prevaleva sul resto del territorio, ad una visione federalista del Grande Salento con i tre capoluoghi di Brindisi, Lecce e Taranto, che agiscono alla pari per perseguire interessi comuni.


















