Il Grande Salento da scoprire/1

Un viaggio insolito nel “tacco d’Italia”

  • Martedì, 28 Luglio 2020
Un viaggio insolito nel “tacco d’Italia”
  • Foto di Pierluigi Bolognini

di Lino DE MATTEIS

Iniziamo un viaggio insolito alla scoperta del Grande Salento. Un fazzoletto di terra che si incunea tra lo Jonio e l’Adriatico, comunemente noto anche come il “tacco d’Italia”, il Grande Salento è una penisola di settemila chilometri quadrati, quasi un milione e ottocentomila abitanti, tre province e 145 comuni. Un territorio geograficamente compatto, delimitato da quasi 500 chilometri di costa meravigliosa, con pianure, murge, serre e gravine di impareggiabile bellezza. Una terra ricca di storia, cultura e tradizioni nel cuore del Mediterraneo, ponte di civiltà, nel corso dei secoli, tra l’Europa e i paesi mediorientali e africani.

Il “Grande Salento” è un’espressione geografica che indica un’area più vasta della penisola salentina vera e propria, che si può facilmente evidenziare tracciando una retta che congiunga Massafra a Fasano. Il Grande Salento comprende, invece, anche alcuni territori che si estendono nel Barese, come parte della Valle d’Itria, che si divide tra le tre province di Taranto, Brindisi e Bari, o come i Comuni delle gravine jonico-salentine, che si proiettano verso Matera e la Basilicata, pur facendo parte amministrativamente della Provincia di Taranto.

L’idea del Grande Salento richiama alla memoria le esperienze storiche dell’antica “Terra d’Otranto” e del “Principato di Taranto”, che, grosso modo, comprendevano sotto la loro giurisdizione i territori delle attuali tre province di Brindisi, Lecce e Taranto. La più longeva è stata la regione storico-geografica di Terra d’Otranto, circoscrizione amministrativa per ben otto secoli, dal XII al XX secolo, prima durante il Regno di Sicilia, poi nel Regno di Napoli e successivamente nel Regno delle due Sicilie. Divenuta, infine, parte del Regno d’Italia, fu definitivamente smembrata all’inizio del secolo scorso, durante il ventennio fascista, con il distacco dalla Provincia di Lecce (come era stata rinominata l’antica Terra d’Otranto) , prima, della Provincia di Taranto (1923) e, poi, di quella di Brindisi (1927). Ricalcava, grosso modo, i confini di Terra d’Otranto anche il Principato di Taranto, instituito dai normanni dal 1088 al 1465, durante il Regno di Sicilia, con Taranto come capitale. Nel corso degli eventi storici più caratterizzanti, il Grande Salento è stato, dunque, sempre un unico territorio, anche se con funzioni e denominazioni diverse, come, appunto, nel caso della Terra d’Otranto, del Principato di Taranto e della Provincia di Lecce, prima di essere smembrata.

Fin dalla preistoria, il Grande Salento è stato abitato da genti autoctone, da tribù e popoli diversi prove-nienti da fuori, che, come era allora consuetudine per la sopravvivenza, si sono aspramente combattuti ma, via via, nel corso dei secoli, si sono anche integrati, mescolando culture e sensibilità diverse che hanno for-giato l’identità storica degli attuali salentini. Memorabile lo scontro che ci consegna la storia classica tra gli spartani, che giunsero nell’VIII secolo a.C. e fondarono Taras, l’attuale Taranto, e i messapi, che già nel IX secolo a.C. abitavano i territori del sud della Puglia. Greci e messapi, come è noto, furono a loro volta com-battuti e vinti dai romani, avviando nel corso dei millenni una lunga sequenza di dominazioni e sottomissioni a popolazioni provenienti dall’Europa, dall’Asia e dall’Africa.

Alle origini dei salentini. Numerosi reperti archeologici attestano che il Salento era abitato da popolazioni autoctone già prima dei messapi e degli elleni. Forme di vita si registrano in Puglia sin da 70 milioni di anni fa, come dimostrano le impronte di dinosauri rinvenute ad Altamura. La presenza umana accertata in Puglia risale a 250mila anni fa, come testimonia il ritrovamento dei resti fossili dell’ “Uomo di Altamura”, e nel Salento è attestata a circa 80mila anni fa dai resti trovati nella Grotta del Cavallo, nella baia di Uluzzo, presso Porto Selvaggio, sul litorale jonico tra Nardò e Porto Cesareo. I reperti archeologici rinvenuti in questo sito, sicuramente abitato 45-40mila anni fa, hanno consentito di individuare una fase specifica dell’evoluzione umana, definita dagli studiosi proprio “fase uluzziana”, che focalizza il passaggio dall’homo neanderthaliano all’homo sapiens. La grotta di Uluzzo rappresenterebbe, quindi, la testimonianza più antica che tra i primi homo sapiens d’Europa c’erano sicuramente anche i nativi salentini.

Dalla Grotta Romanelli, presso Castro, alla Grotta dei Cervi, presso Porto Badisco, sono numerose le te-stimonianze archeologiche della presenza umana preistorica nel Salento. Una delle più importanti è quella del rinvenimento di “Delia” o “Mamma di Ostuni”, lo scheletro di una donna col bambino che portava in grembo, risalente a 25-20mila anni fa. Il culto della fertilità e della maternità è testimoniato anche dalle “Veneri di Parabita”, le due statuette in osso, risalenti a 20mila anni fa, rinvenute sulle Serre salentine, che rappresentano due donne in stato di gravidanza, con le mani posizionate sul ventre, come a proteggere l’essere che portano in grembo. E una testa di donna rappresenta anche l’ “Idoletto di Arnesano”, risalente a 5-4mila anni fa, rinvenuto in una tomba neolitica presso Arnesano.

Variamente chiamati dagli scrittori classici greci e latini, da japigi ad apuli, da pelasgi a calabri, da messapi a sallentini, è presumibile tuttavia che si tratta di un’unica popolazione autoctona, o divenuta tale nel corso di lungo tempo, che è entrata in contatto e si è contaminata culturalmente e civilmente con i vari conquistatori che si sono man mano insediati su questo territorio, dai greci ai romani, dai bizantini ai longobardi, dai saraceni ai normanni, dagli svevi agli angioini e aragonesi, ecc..

Percorrere il Grande Salento oggi significa anche riscoprire questa storia antica, rivivere le civiltà che lo hanno attraversato, assaporare la cultura e le tradizioni di una popolazione fortemente identitaria ma sempre aperta al nuovo, gustare i sapori della sua secolare gastronomia, restare affascinati dal suo travolgente folklore, apprezzare il calore della sua accoglienza, ammirare i colori della sua natura, del suo mare, delle campagne attraversate dai muretti a secco e disseminate di pajare, lasciarsi avvolgere dai misteri dei villaggi rupestri, restare incantati dai suoi centri storici e dall’architettura dei suoi edifici d’epoca, vivere le tradizioni della Grecìa Salentina, dove si parla ancora il griko, e quelle della comunità arbëreshë dove si respira tuttora aria dell’Albania.

Perché si chiama “Salento”
Il nome “Salento” significherebbe “terra circondata dal mare”. Lo storico greco Erodoto, parlando delle vicende dei cretesi che si stabilirono qui, scriveva che «da cretesi divennero japigi messapi e da isolani continentali». Il passaggio da “isolani” a “continentali” è evidente, ma l’uso per la prima volta del termine “messapi” e il suo accostamento a “japigi”, con cui si indicavano gli abitati del Capo Japigio (Capo di Leuca), ha il significato di “abitanti tra due mari”. I romani chiamavano “sallentini” gli abitanti delle paludi acquitrinose che si estendevano intorno al Golfo di Taranto, verso sud, e lo scrittore latino Plinio il Vecchio ci ricorda che «Salento in messapico significa “mare”». Secondo lo storico greco Strabone, il toponimo deriverebbe dal nome dei coloni cretesi che qui si stabilirono, chiamati “Salenti” in quanto originari della città di Salenzia. L’ipotesi del letterato romano Marco Terenzio Varrone, invece, è quella di un’alleanza stipulata “in salo”, ovvero in mare, fra i tre gruppi etnici che popolarono il territorio: cretesi, illiri e locresi. Secondo una leggenda, infine, il termine deriverebbe dal re Sale, un mitico re dei messapi: un suo nipote, il re messapico Malennio, figlio di Dasumno, avrebbe fondato Sybar (primo nome della località costiera Roca, che significa “Città del Sole”), nonché Lyppiae (l’attuale Lecce) e Rudiae.

Il Salento in cifre
7mila kmq
1.750.000 abitanti
3 province
145 comuni
500 km di costa

 

Fine Prima Puntata

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