Galatina

Tra tarantate e pasticciotti

  • Mercoledì, 03 Aprile 2019
Tra tarantate e pasticciotti
  • La Chiesa Madre di Galatina

di Ilenia FALCO

Galatina, tra i comuni centrali più popolosi del Salento, si estende su un territorio pianeggiante, caratterizzato dalla presenza di macchia mediterranea e colture di ortaggi, famosa la meloncella tonda. E’ meta imperdibile per chi ama l’arte, il buon cibo a kilometro 0, le leggende e le consuetudini di un tempo. Nel corso dei secoli Galatina è stata interessata da numerosi cambiamenti, ognuno dei quali ha lasciato inedite e tangibili tracce, che le conferiscono oggi l’unicità del suo genere.

La città raggiunse il massimo splendore sotto il dominio di Raimondo (detto Raimondello) Orsini Del Balzo, che la ampliò e la circondò con alte mura di cinta, tra cui si distanziavano ben cinque porte d’accesso, di cui ne sono rimaste tre: Porta Luce, Porta San Pietro e Porta Cappuccini. Conquistò il titolo di città nel luglio del 1793 per regio decreto di Ferdinando IV di Borbone, fa parte oggi dell’Associazione nazionale Città del Vino ed è città d’arte.

In origine fu un casale, chiamato San Pietro in Galatina, As Pètro in griko, San Pietru in dialetto locale. La leggenda infatti racconta che sia San Pietro che San Paolo si sono fermati a Galatina durante i loro viaggi di evangelizzazione del mondo. Nella Chiesa Madre si trova conservato un masso su cui, si narra, si fosse seduto San Pietro per riposare durante una delle tappe salentine, nel suo viaggio da Antiochia verso Roma. Non a caso lo stemma della città di Galatina contiene come simbolo le “chiavi di Pietro”.

Per quanto riguarda San Paolo, la leggenda vuole che fosse stato accolto in casa di un cittadino galatinese e il Santo, per ringraziarlo dell’ospitalità, fece sì che l’acqua del pozzo di quella casa diventasse miracolosa e rese immuni i galatinesi dal veleno della taranta. L’uomo, allora, costruì in suo onore intorno al pozzo una piccola cappella e tutte le persone forestiere morse dal temuto ragno si recavano in quella casa per bere le acque miracolose di San Paolo e scampare così alla morte. La chiesetta di San Paolo, in corso Garibaldi, è tutt’oggi visitabile, ma il pozzo, dietro l’altare, è stato chiuso per motivi igienici.

Galatina è famosa per il folclore delle sue tarantate, in particolare dal 27 al 29 Giugno, durante la festa in onore di San Pietro e Paolo, nelle strade della città va in scena un frenetico ballo che rappresenta difatti la liberazione dal morso della tarantola, una tradizione diventata oggi un grande evento turistico capace di richiamare ogni anno migliaia di curiosi.

Un’altra forte attrazione per i turisti e buongustai, è l’antica pasticceria Ascalone, qui nel 1745, Nicola Ascalone inventò il pasticciotto, uno dei dolci più rappresentativi del Salento. La tradizione vuole che, in un periodo di crisi, il capostipite dei pasticceri, ritrovandosi con un po' di pasta e un po' di crema, non sufficienti per preparare una torta, li recuperò ponendoli in una formina di rame e realizzando una piccola torta alla crema che egli stesso definì un “pasticcio”.

Dal punto di vista architettonico, Galatina è una città ricca di chiese, le più importanti per valore storico e artistico sono però soprattutto due, la basilica di Santa Caterina e la Chiesa Madre. La basilica di Santa Caterina d’Alessandria, uno dei più insigni monumenti dell’arte romanica in Puglia, fu realizzata tra il 1383 e il 1391 in stile gotico romanico, per volontà di Raimondello Orsini del Balzo, questi in uno dei suoi numerosi viaggi, si spinse sino alla sommità del monte Sinai per rendere omaggio al corpo di S. Caterina. Secondo la leggenda, nel ripartire, baciò la mano della Santa, strappandole il dito con i denti. Tornato in Italia, portò con sé la reliquia che, incastonata in un reliquiario d’argento, tuttora si conserva nel tesoro della chiesa. L’edificio, alla morte di Raimondo nel 1405, venne completato dalla moglie, la principessa Maria d’Enghien, e poi dal figlio, Giovanni Antonio. La facciata si presenta con tre cuspidi, sottolineate da archetti trilobati. Le colonne del portale maggiore si poggiano su due leoni mentre sull’architrave vi è un bassorilievo raffigurante Cristo tra gli Apostoli. L’interno è diviso in cinque navate, con affreschi di rara bellezza raffiguranti le scene dell’Apocalisse, le storie della Genesi, i sette Sacramenti, le storie della vita di Cristo e di Santa Caterina. Affreschi paragonati a quelli che si possono ammirare all’interno della basilica di San Francesco d’Assisi. Di gusto gotico le tombe di Raimondo e Giovanni Antonio Orsini del Balzo che sono conservate all’interno.

La Chiesa Madre, dedicata agli apostoli Pietro e Paolo protettori della città, è realizzata in pietra leccese secondo uno stile tardo barocco. Pur essendo stata edificata nel Trecento, la versione che si può vedere attualmente risale invece alla seconda metà del Seicento. La facciata è divisa in tre sezioni che corrispondono ad altrettante navate nell’ordine inferiore. In cima alla porta principale si trova la statua dell’Immacolata Concezione, con a sinistra quella di San Paolo e a destra quella di San Giuseppe, mentre le altre due porte d’ingresso sono sovrastate dalla statua di Santo Stefano e da quella di San Marco. Di gran rilievo anche le tele lungo le pareti e nella sacrestia, che lo rendono un luogo di pregio e di pace.

Durante il XVI e il XVIII secolo, grazie alla ripresa economica, Galatina sviluppò notevolmente il suo tessuto urbano e per questo possiede pregevoli palazzi, tra cui il nobile Palazzo Orsini, un edificio civile che si trova nel centro storico, prima annesso al vicino convento di Santa Caterina e sin dalla sua costruzione utilizzato con la funzione di ospedale per accogliere poveri, pellegrini ed infermi. Oggi ospita la sede del Comune e diversi uffici amministrativi. Da vedere anche Palazzo del Sedile, sempre nel centro storico, noto anche come “Seggio” o “Tocco”. Si trova precisamente di fronte alla Torre dell’Orologio, struttura che nella metà del 1800 venne dedicata a Vittorio Emanuele II. Oggi ospita il comando dei vigili urbani mentre in precedenza era stato la sede dell’amministrazione della città. La facciata principale presenta un grande portale con arco a tutto sesto ed una grande balconata da cui anticamente si affacciavano gli uomini di potere. Inoltre, sempre sulla facciata, sono presenti delle iscrizioni commemorative risalenti a due secoli fa che rappresentano le numerose trasformazioni che l'edificio ha subito lungo il corso degli anni. Molto particolare è il grande stemma aragonese sorretto da due angeli che si trova tra due porte finestre vicino alla balconata del primo piano.

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