Warning: strtotime(): It is not safe to rely on the system's timezone settings. You are *required* to use the date.timezone setting or the date_default_timezone_set() function. In case you used any of those methods and you are still getting this warning, you most likely misspelled the timezone identifier. We selected the timezone 'UTC' for now, but please set date.timezone to select your timezone. in /var/www/vhosts/ilgrandesalento.it/httpdocs/index.php on line 12

Warning: strtotime(): It is not safe to rely on the system's timezone settings. You are *required* to use the date.timezone setting or the date_default_timezone_set() function. In case you used any of those methods and you are still getting this warning, you most likely misspelled the timezone identifier. We selected the timezone 'UTC' for now, but please set date.timezone to select your timezone. in /var/www/vhosts/ilgrandesalento.it/httpdocs/index.php on line 12

Warning: strtotime(): It is not safe to rely on the system's timezone settings. You are *required* to use the date.timezone setting or the date_default_timezone_set() function. In case you used any of those methods and you are still getting this warning, you most likely misspelled the timezone identifier. We selected the timezone 'UTC' for now, but please set date.timezone to select your timezone. in /var/www/vhosts/ilgrandesalento.it/httpdocs/index.php on line 12

Warning: strtotime(): It is not safe to rely on the system's timezone settings. You are *required* to use the date.timezone setting or the date_default_timezone_set() function. In case you used any of those methods and you are still getting this warning, you most likely misspelled the timezone identifier. We selected the timezone 'UTC' for now, but please set date.timezone to select your timezone. in /var/www/vhosts/ilgrandesalento.it/httpdocs/index.php on line 12

Warning: strtotime(): It is not safe to rely on the system's timezone settings. You are *required* to use the date.timezone setting or the date_default_timezone_set() function. In case you used any of those methods and you are still getting this warning, you most likely misspelled the timezone identifier. We selected the timezone 'UTC' for now, but please set date.timezone to select your timezone. in /var/www/vhosts/ilgrandesalento.it/httpdocs/index.php on line 12
Il Grande Salento - rivista online di Brindisi Lecce e Taranto - Porta d'Oriente
Brindisi

Porta d'Oriente

  • Sabato, 12 Gennaio 2019
Porta d'Oriente

Città messapica, da sempre Brindisi ha legato la sua storia al porto, la cui strana forma a corna di cervo fu utilizzata dai messapi per dare il nome alla città, chiamandola Brention , testa di cervo; divenuta poi Brentesion con i greci e Brundisium con i romani. La suggestione di mitici viaggi evocano i gradini della Scalinata di Virgilio, su cui svettano le colonne dell’antica Via Appia, che collegava Roma alla “Porta d’Oriente” d’impero romano. Città ricca di storia e crocevia di culture, ha dato i natali al poeta latino Marco Pacuvio; mentre Cicerone, durante una sosta, scrisse le “Lettere Brindisine” e il celebre Virgilio vi morì, nel 19 a.C., tornando dalla Grecia. Nell’antico rione di San Pietro degli Schiavoni si possono ammirare i ruderi della città romana, con il selciato di una strada, i resti di abitazioni e un grande complesso termale. Snodo importante nel Medioevo, per le crociate in Terrasanta, e nel XIX secolo con la Valigia delle Indie, mitico collegamento tra Londra e le Indie orientali, attraverso il Canale di Suez, ancora oggi il suo porto e il centro storico sono il cuore pulsante della città, con le lunghe panchine trasformate in un elegante salotto.  

Soprannome I brindisini venivano chiamati con l’espressione “latri e assassini”, che non ha bisogno di traduzione. L’epiteto ha in realtà un’origine storica e risale ai decreti con cui, a partire dal 1463, re Ferrante d’Aragona cercò di favorire il ripopolamento della città, contro l’influenza turca. A chi voleva stabilire qui la propria residenza, venivano concesse una serie di franchigie se avessero commesso dei reati, soprattutto finanziari. E siccome, a quell’epoca, chi non pagava i debiti era considerato un poco di buono, un ladro, uno che all’occorrenza sapeva mettere mano anche al coltello, ecco che i decreti di re Ferrante dettero più di qualche avallo all’ingiuria.  

Le chiese La più importante e la Cattedrale di Brindisi, detta anche Duomo di Brindisi o Basilica della Visitazione e San Giovanni Battista, fu eretta in stile romanico tra l’XI e il XII secolo. Di quel periodo conserva solo alcuni tratti del pavimento originale. Danneggiata dal terremoto del 1743 e ricostruita (di questo periodo sono il campanile e la facciata), è stata sottoposta a numerosi restauri. Dell’impianto romanico è rimasta la planimetria basilicale, simile a quello della basilica di San Nicola di Bari: tre navate senza transetto. All’interno si trovano frammenti del pavimento del 1178, il coro in legno del 1594, il fonte battesimale del XVI secolo e alcune tele settecentesche. Nella cappella dedicata a San Teodoro d’Amasea, patrono della città di Brindisi, assieme a San Lorenzo, sono custodite da ottocento anni le spoglie mortali del martire. Accanto alla cattedrale, si innalza il campanile, ultimato nel 1795, e, dall’altra parte, l’Episcopio ed il palazzo del Seminario, costruiti nel XVIII secolo. Numerosi gli eventi storici che hanno visto protagonista la cattedrale di Brindisi. Nel 1193, vi fu incoronato re di Sicilia Ruggero, figlio di Tancredi, primo fra i sovrani normanni a salire al trono fuori da Palermo. Nello stesso anno qui convolò a nozze con Irene, figlia di Isacco Angelo, imperatore di Costantinopoli. Il 9 novembre del 1225, l’imperatore Federico II sposò Jolanda di Brienne, regina di Gerusalemme, all’epoca solo quattordicenne. Il 15 giugno 2008, papa Benedetto XVI ha visitato la cattedrale durante la sua visita nel Salento. Interessante anche la Chiesa di San Giovanni al Sepolcro, nota anche come chiesa del Santo Sepolcro o tempietto del Sepolcro. L’edificio, nel pieno centro storico, non è aperto al culto ma può essere visitato. In stile romanico, è una costruzione di età normanna, edificata nell’XI secolo, per volere di Boemondo di ritorno dalle crociate. La struttura, a forma circolare, sarebbe stata costruita su un precedente tempio paleocristiano. La Chiesa di Santa Maria del Casale, pregevole esempio di costruzione romanico-gotica, fu costruita alla fine del XIII secolo, sul luogo dove esisteva una cappella che custodiva un’icona mariana, legata alla tradizione di San Francesco d’Assisi, che, di ritorno dalla Terrasanta, avrebbe qui pregato. All’interno è possibile ammirare affreschi trecenteschi. Santa Maria del Casale è monumento nazionale dal 1875.  

I castelli Brindisi possiede due importanti castelli, quello svevo e quello aragonese o alfonsino. Il Castello Svevo, detto anche Castello di terra (per distinguerlo dal Castello di mare, quello aragonese) o Castello svevo-aragonese, per l’origine sveva e le ulteriori modifiche nel periodo aragonese. Voluto da Federico II, risale al 1227, ma al nucleo originario fu aggiunto un antemurale con poderosi torri angolari ad opera degli aragonesi. Si trova a ridosso del centro storico e una sua parte si affaccia sul porto cittadino. Nel corso del XVIII e XIX secolo è stato adibito a penitenziario. Attualmente ospita il Comando della Marina Militare. Il Castello Aragonese o Alfonsino, detto anche Castel Rosso, Castello di Mare o Forte a Mare, perché costruito sull’isola di Sant’Andrea, all’imboccatura del porto esterno di Brindisi. Realizzato da Ferdinando I d’Aragona, nel 1445, e ampliato nel XVI-XVII secolo. Caratteristico è il suo piccolo porto interno, cui si accede da un passaggio aperto nelle mura, che verso il 1577 congiunsero la costruzione aragonese all’ampliamento spagnolo. L’isola era occupata dal XI secolo dall’antica abbazia benedettina di Sant’Andrea all’Isola, di cui qualche capitello è visibili al Museo provinciale “Francesco Ribezzo”.  

I palazzi Numerosi i palazzi nobiliari. Uno dei più importanti è il Palazzo Granafei-Nervegna, un esempio di architettura tardo-rinascimentale, con influenze catalane. La famiglia Granafei sarebbe stata originaria di Costantinopoli, da cui fuggì quando fu presa dai turchi di Maometto II per rifugiarsi a Oria. Nel 1508 si trasferì a Brindisi, in quanto Ferdinando d’Aragona offriva numerosi incentivi per ripopolare la città salentina. Il palazzo passò poi ai Nervegna nel XVIII secolo, quando i Granafei decisero di trasferirsi a Mesagne. Il Palazzo del Seminario rappresenta il più alto esempio di barocco nella città. Fu realizzato utilizzando per le decorazione parte dei materiali della basilica di San Leucio, come i marmi bianchi e le porte della facciata. Fu terminato nel 1720, ma il terremoto del 1743 danneggiò parzialmente la facciata. Ospita il Museo diocesano “Giovanni Tarantini” e la prestigiosa Biblioteca arcivescovile “Annibale de Leo”. Il Palazzo Montenegro fu edificato nella seconda metà del XVII secolo sul lungomare da un’agiata famiglia di commercianti di origine montenegrina. Oggi è sede di rappresentanza della Prefettura. Il Portico dei Templari, detto anche Portico dei De Cateniano, per le sue caratteristiche architettoniche si può ritenere che risalga al XII-XIII secolo. Attualmente il portico funge da accesso al Museo “Ribezzo” e ne è parte integrante ospitando, sotto le sue volte, reperti medievali, tra cui un grande sarcofago in pietra. La loggia apparterrebbe al primo palazzo arcivescovile medievale di Brindisi. Il riferimento ai templari, infatti, sembra frutto di erudizione settecentesca, che credette di poterlo collegare idealmente ai resti di una chiesa giovannita rinvenuti nella zona. Secondo una documentazione successiva, del XVI secolo, costituiva il piano terra del palazzo signorile della famiglia De Cateniano.  

Colonne romane Da sempre simbolo della città di Brindisi,costituivano il tratto terminale della antica via Appia. Si trovano presso il porto e furono costruite in marmo nel II secolo d.C.. In origine erano due colonne gemelle, così furono raffigurate già dal XIV secolo come emblema della città. A seguito del crollo di una delle due nel 1528, il monumento è rimasto mutilato, così come appare oggi. La colonna superstite è stata smontata durante la seconda guerra mondiale per evitare crolli o danni causati dai bombardamenti subiti dalla città. Il capitello originale è ora esposto in una sala del Palazzo Granafei-Nervegna, al suo posto è stata collocata una copia. Quando nel 1528 una delle colonne crollò, i vari pezzi marmorei rimasero a terra per oltre un secolo. Nel frattempo, nel 1657, la peste aveva ripreso a seminare morte nel regno di Napoli, ma, fortunatamente, non in Terra d’Otranto. A Lecce, dove si credette nell’intercessione di Sant’Oronzo, il popolo volle realizzare un monumento al santo patrono e l’allora sindaco di Brindisi, Carlo Stea, decise di offrire i pezzi della colonna caduta, danneggiati e in stato di abbandono. Ma il sindaco che gli succedette, Giovanni Antonio Cuggiò, facendosi interprete delle volontà popolari, rifiutò di consegnare la colonna. Il 2 novembre 1659, il viceré di Napoli, conte di Castrillo, ordinò l’invio a Lecce dei pezzi cascati della colonna. E così, nel 1666, l’architetto Giuseppe Zimbalo potè innalzare nella piazza principale di Lecce la statua di Sant’Oronzo, su una colonna marmorea che riutilizzava i rocchi e il capitello della colonna brindisina crollata.  

Monumento al Marinaio d’Italia Ha la forma di un timone alto 53 metri che spicca sul porto della città. Realizzato nel 1932, la struttura è in cemento armato interamente rivestita di carparo. Sulle pareti sono riportati i nomi dei circa 6.000 marinai caduti nella Grande Guerra e i 33.900 marinai caduti della seconda Guerra Mondiale. Sul piazzale superiore del monumento sono situate due ancore e due cannoni appartenenti alle navi austro-ungariche, simboli di vittorie raggiunte sul mare nel 1918. All’interno presenta una cripta a forma di scafo e sull’altare la statua della Vergine Stella del Mare. L’inaugurazione avvenne il 4 novembre 1933, alla presenza del re Vittorio Emanuele III, oltre che di Achille Starace.  

Area archeologica di San Pietro degli Schiavoni Sotto il nuovo Teatro Verdi, è stata riportata alla luce un’isola abitativa di epoca romana: si riconoscono una strada lastricata e le abitazioni, le botteghe e le terme che vi si affacciano. Prende il nome del centralissimo quartiere, che ospitava una chiesa dedicata al santo e accoglieva gli abitanti di origine slava e albanese protagonisti di un’immigrazione nella seconda metà del XV secolo. I primi rinvenimenti della città medievale furono distrutti dalle ruspe del cantiere che, nei primi anni Sessanta, stava costruendo il nuovo Palazzo di Giustizia. Nel 1967, il Comune, che aveva programmato di realizzare su quell’area il nuovo teatro comunale, modificò il progetto per l’importanza della scoperta e il vincolo di conservazione imposto. Il nuovo progetto del Teatro Verdi, opera dell’architetto Enrico Nespega, fu, quindi, quello di un “teatro sospeso”, un enorme edificio in acciaio, vuoto sotto, in modo che l’intera area archeologica rimanesse fruibile ai turisti e agli studiosi.  

Museo Archeologico Provinciale “Francesco Ribezzo” Il museo prende il nome dall’omonimo archeologo e glottologo (1875-1952). Dispone di numerosi e ampi locali nei quali conserva vasi attici di notevole interesse e i famosi Bronzi di Punta del Serrone. La prima sede del museo, a metà Ottocento, fu la chiesa di San Giovanni al Sepolcro, ma, divenuta presto inadeguata, si decise di recuperare gli spazi lasciati dal vecchio ospedale adiacente al Duomo per destinarli a sede del museo e della biblioteca provinciale. Nel corso dei lavori, furono effettuati interessanti ritrovamenti nel sottosuolo. Il nuovo museo fu aperto al pubblico nel 1958. Il cosiddetto portico dei cavalieri Templari funge da ingresso.  

“Cavallo parato” È il nome dato alla tipica processione che si svolge, per antica tradizione, il giorno del Corpus Domini. L’arcivescovo, a cavallo di un bianco destriero, portando con sé il tabernacolo, percorre, procedendo dalla Cattedrale, le strade della città mentre la folla lancia fiori lungo il suo cammino. Al passaggio dalla zona del porto tutte le navi all’attracco suonano le sirene di bordo e l’arcivescovo sosta di fronte al Monumento al Marinaio d’Italia per la benedizione delle acque e poi in Piazza della Vittoria per la benedizione della città. La cerimonia, secondo la credenza popolare, rievocherebbe la tradizione secondo cui, durante la settima crociata, Luigi IX, re di Francia, sconfitto e fatto prigioniero in Egitto, nel 1249, avrebbe concordato il suo rilascio in cambio di un riscatto per il quale avrebbe lasciato in pegno l’Eucarestia. Giunto a Brindisi, avrebbe ottenuto da Federico II la somma necessaria per il riscatto. Tornato in Egitto per saldare il suo debito, Luigi IX si vide restituire l’Eucarestia dal Saladino, che avrebbe rinunciato anche al riscatto come premio della sua fede e lealtà. Il sovrano sulla via del ritorno dalla Terra Santa sarebbe stato sorpreso da una tempesta e sarebbe approdato presso la spiaggia della Torre Cavallo, nelle vicinanze del porto di Brindisi. Preoccupato di mettere in salvo l’Eucaristia, avrebbe fatto chiamare l’arcivescovo di Brindisi Pietro III, giunto in sella a un cavallo bianco, scortato dalle confraternite e dai fedeli. Sulla via del ritorno verso la città, Federico II e Luigi IX avrebbero fatto da palafrenieri all’arcivescovo, accolti dalla cittadinanza in tripudio.  

Processione a mare La grande festa cittadina per il santo patrono, San Teodoro, la prima settimana di settembre, ha il suo culmine il sabato con la processione a mare di San Teodoro e San Lorenzo, durante la quale il porto si riempie di imbarcazioni che, insieme a migliaia di persone sulle banchine, attenderanno lo spettacolo dei fuochi d’artificio.

Il Grande Salento Direttore Lino De Matteis - Testata iscritta al n. 3/2014 del Registro Stampa del Tribunale Lecce - Cell. +39 335 8281686 - redazione@ilgrandesalento.it | Editore: Glocal Editrice Lecce | Powered by Clio S.r.l. Lecce | Glocal Editrice © copyright 2018-2019 | Tutti i diritti riservati | Privacy policy