Taranto

Nella città spartana

  • Martedì, 04 Dicembre 2018
Nella città spartana

Come due sentinelle che sfidano il tempo per testimoniare l’antico dominio ellenico, le due colonne doriche, che svettano maestose in Piazza Municipio, suggellano la supremazia di Taranto come capitale indiscussa della Magna Grecia. Taranto vanta anche il primato di essere la “città spartana” per eccellenza, essendo stata l’unica colonia fondata dagli spartani al di fuori della madre patria. Ammirando queste colonne, le numerose necropoli o i famosi Ori di Taranto, custoditi nel Museo archeologico nazionale, il MarTA, si è avvolti dalla suggestione delle antiche origini: dalla mitologica figura di Taras al guerriero spartano Falanto, ritenuto dalla leggenda il fondatore della città jonica. Se gli Ori di Taranto ci mostrano le raffinate produzioni dell’arte orafa locale tra il IV e il II secolo a.C., i resti della Tomba dell’Atleta evocano mitiche gare alle Olimpiadi greche, a cui, nel V secolo a.C., parteciparono anche valorosi atleti tarantini. Ricca di storia e di cultura, Taranto è chiamata la "città dei due mari", essendo bagnata dal Mar Grande e dal Mar Piccolo, in una posizione strategica che l'ha resa protagonista di molte e importanti vicende storiche, tra il vecchio ponte di pietra e il nuovo Ponte Girevole, che collegano alla terra ferma l’isola della città vecchia. Taranto è anche il più importante porto commerciale della regione e il più grande polo siderurgico europeo per la presenza dello stabilimento ArcelorMittal, già Ilva. È anche la più importante base navale della Marina militare italiana e della Nato nel Mediterraneo. Per popolazione Taranto è la seconda città pugliese, dopo il capoluogo Bari, e la terza nel Mezzogiorno, dopo Napoli e Bari.  

Soprannome I tarantini, o tarentini, sono detti cuzzarúle, coltivatori di cozze. Gente di mare, essi non potevano che avere un epiteto marinaro, perché la mitilicoltura è stata per secoli una prosperosa attività, che ha caratterizzato, soprattutto, gli abitanti della città vecchia: cuzzarúle de Tarde vecchie, coltivatori di cozze di Taranto vecchia.  

Le chiese Fiore all’occhiello di Taranto vecchia, la Basilica Cattedrale di San Cataldo, detta anche Duomo, custodisce le spoglie del patrono ed è tra le più belle chiese della Puglia. Di origine medievale, fu costruita nella seconda metà del X secolo, sui resti di un edificio religioso del VII secolo. Nel XI secolo, l’impianto bizantino fu rimaneggiato e venne costruita l’attuale cattedrale a pianta basilicale. Nel 1713, fu aggiunta l’attuale facciata barocca. Nel XII secolo, fu innalzato il campanile normanno, distrutto poi dal terremoto del 1456 e ricostruito nel 1952. Il pavimento conserva ancora tracce del mosaico realizzato nel 1160. Marmi e stucchi avvolgono il “Cappellone di San Cataldo”, dove sono conservate le spoglie del santo, vescovo irlandese morto a Taranto nel VI-VII secolo. Dall’interno del Duomo si accede all’interessante cripta di epoca bizantina, con frammenti di affreschi del Duecento e del Trecento e un sarcofago della fine del XIII secolo. Una visita merita anche la Chiesa del Carmine, la cui esistenza è attestata sin dal 1577. Più volte rimaneggiato, l’attuale prospetto in stile neoclassico risale ad un rifacimento del 1937. Nella cappella alla destra dell’ingresso è conservato un rocchio di colonna, su cui, secondo la tradizione, San Pietro avrebbe celebrato la prima eucarestia della città.  

I conventi Oltre alle chiese, il centro storico è ricco di monasteri interessanti. Il Convento di San Domenico, detto anche San Pietro Imperiale, è stato edificato nel XIV secolo, adiacente alla Chiesa di San Domenico. Il chiostro, ristrutturato fra il XVII-XVIII secolo, è scandito da una serie di arcate rette da colonne con capitelli. All’interno si estende una vasta area archeologica, abitata sin dall’epoca preistorica, in cui è possibile osservare i resti di un tempio costruito sull’acropoli tarantina, nel VI secolo a.C., e quelli dell’edificio templare. La frequentazione romana del sito è documentata da due frammenti di architrave, riutilizzati nella facciata in stile gotica del convento. Il Convento di San Francesco, noto anche come Caserma Rossarol, è l’edificio più grande del centro storico. Realizzato nel XIV secolo, era composto, oltre che dal convento, da una piccola chiesa. Ristrutturato nella metà del XVII secolo, fu adibito a vari usi: sede del Comune nel Settecento, divenne sede delle truppe napoleoniche, col nome di Caserma Rossarol, attualmente è sede dell’Università di Taranto. Il Monastero di Santa Chiara, risalente al XVI secolo, era destinato ad accogliere le novizie. Il monastero, gestito dalle suore clarisse, è stato costruito insieme alla chiesa, tra il 1596 e il 1609, sull’area di un precedente edificio dedicato a San Rocco. La chiesa venne ricostruita nel 1757, in seguito ai danni provocati da un terremoto, ma fu definitivamente demolita nel 1946, per dare spazio al vicino Duomo. Dopo aver ospitato le suore di Sant’Anna, l’edificio è stato acquistato dal Comune per lavori di restauro e, ora, ospita il Tribunale per i minori. Il complesso del Convento degli Alcantarini, del XVIII secolo, comprende anche la chiesa dedicata a San Pasquale di Baylon. È stato adibito anche a carcere circondariale e, dal 1887, accoglie il Museo nazionale archeologico di Taranto, MarTA.  

Il Castello Aragonese Detto anche Castel Sant’Angelo. Una prima fortificazione risale al 916, costruita dai bizantini per proteggersi dagli attacchi di saraceni e veneziani. Nel 1486, dopo la costruzione di un primo canale navigabile, Ferdinando II d’Aragona incaricò l’ingegnere militare Francesco di Giorgio Martini di ampliare il castello e conferirgli l’attuale struttura, che meglio si prestava all’uso delle armi da fuoco. La nuova fortificazione comprendeva sette torri, di cui quattro unite tra loro a formare un quadrilatero, e le altre tre allineate lungo il fossato fino al Mar Piccolo. Il castello era dotato di due uscite con due ponti levatoi: sul fossato si apriva il Ponte del Soccorso, che univa il castello alla zona denominata oggi Borgo nuovo; sul lato opposto il Ponte dell’Avanzata, che univa il castello con il Borgo antico. Nel 1491, fu aggiunto sul lato rivolto al Mar Grande il rivellino, di forma triangolare. Il castello fu ultimato nel 1492, come risulta dall’incisione di una lapide murata sulla Porta Paterna. Con l’arrivo degli asburgo, nel 1707, il castello perse la sua funzione militare, divenendo una prigione; ma con Napoleone Bonaparte ritornò alla sua funzione originaria. Nel 1883, una delle torri fu demolita per fare posto all’attuale canale navigabile e al Ponte Girevole. I lavori furono ultimati nel 1887, anno in cui il castello diventò sede della Marina militare italiana.  

I palazzi Nel borgo antico è concentrata una grande quantità di edifici d’epoca e antichi palazzi nobiliari, tra i quali l’imponente Palazzo Arcivescovile, del XI secolo, che ha subito numerosi rifacimenti e modifiche nel corso dei secoli. Dotato di ampi saloni, in uno dei quali sono raccolti gli stemmi dei vari vescovi succeduti sulla cattedra di San Cataldo. Nel 1868, una parte del palazzo ha accolto la Corte d’Assise; dal 1898 al 1918 è stato sede dell’Osservatorio meteorologico. Nel tempo ha ospitato personaggi illustri: come Ferdinando II di Borbone; dopo l’unità d’Italia, alcuni esponenti di casa Savoia; e più di recente, nel 1989, ha pernottato anche papa Giovanni Paolo II, durante la sua visita di due giorni a Taranto. Il Palazzo Pantaleo fu costruito nel 1770 dal barone Francesco Maria Pantaleo. Il palazzo si affaccia sul Mar Grande, con l’ingresso principale sulla rampa Pantaleo, a cui dà il nome. Grazie alla sua posizione verso il ponte di Porta Napoli, il barone poteva tenere sotto controllo le sue terre e l’imbarco dei prodotti sulle navi in partenza. Il Palazzo d’Ayala Valva è uno dei palazzi più prestigiosi del Borgo antico, si affaccia sul Mar Grande, all’altezza del bastione Marrese. Costruito, nel XVIII secolo, dal francese don Ignazio Marrese come sua dimora e residenza raffinata dove ospitare i ministri del re e alti ufficiali. Nel 1800, fu acquistato dalla famiglia d’Ayala Valva, di origine spagnola, che lo modificò in stile rinascimentale. L’edificio di Palazzo Galeota è rappresentativo dell’edilizia aristocratica del Settecento, con soluzioni architettoniche e decorative di ispirazione napoletana, oltre che influenzate dal barocco leccese. Fu costruito, nel 1728, dal canonico don Vincenzo Cosa, abile amministratore e dedito all’attività di usuraio. Alla sua morte (la tradizione popolare vuole che il suo spirito si aggiri in alcune stanze del palazzo durante la notte), l’edificio passò alla famiglia Calò e, poi, nel 1800, al sindaco di Taranto Luigi Galeota, del quale si notano ancora le iniziali sul portone.  

L’Ipogeo De Beaumont Bonelli Bellacicco La struttura, collocata nell’omonimo palazzo, narra la storia di Taranto sin dalla più antica epoca geologica, con successive tracce magno-greche, bizantine, medioevali e del XVIII secolo. Si sviluppa su tre livelli, per 14 metri sotto il livello stradale e per complessivi 700 mq di estensione. Al suo interno si trova il banco di roccia calcarea, con i resti fossili, utilizzato dagli spartani per reperire il materiale con cui costruirono la città, realizzando con i loro scavi vasti ambienti sotterranei, utilizzati in vario modo nei secoli successivi. Le mura perimetrali sono di origine bizantina, mentre è molto probabile che il muro che divide la struttura dal mare possa avere origini magno-greche. L’ipogeo ha uno sbocco esclusivo a mare, con l’accesso diretto alla battigia del lungomare del Borgo antico. Su questa struttura è stato eretto, alla fine del 1600 il Palazzo de Beaumont Bonelli. La famiglia de Beaumont Bonelli ha abitato l’edificio sino agli inizi del 1900. La parte restaurata del palazzo è oggi sede del Museo Spartano e funge anche contenitore di eventi artistici e culturali, oltre che essere meta di numerose visite turistiche.  

Il Tempio di Poseidone Conosciuto anche come Tempio Dorico. È il tempio più antico della Magna Grecia ed è l’unico luogo di culto greco conservato in città. Nel 1700, erano ancora visibili dieci spezzoni di colonne. Verso la fine dell’Ottocento, l’archeologo Luigi Viola attribuì il tempio al culto di Poseidone, ma c’è chi lo mette in relazione con le divinità femminili di Artemide, Persefone o Hera. Le due colonne di ordine dorico rimaste (alte metri 8,47, con un diametro di metri 2,05), più una base con tre rocchi, furono realizzate in carparo locale e rappresentano il lato lungo del tempio. Si suppone, infatti, che questo avesse il fronte rivolto verso il canale navigabile e che fosse costituito da sei colonne sui lati corti e da 13 sui lati lunghi. Sia il profilo del capitello che i rocchi, molto bassi e sovrapposti senza un perno centrale, fanno risalire i manufatti agli inizi del V secolo a.C.. La presenza di una piccola fossa vicino alle colonne fa pensare all’esistenza di una pavimentazione appartenente ad un primo edificio di culto, costruito dai primi coloni spartani. L’area sacra sarebbe stata abbandonata alla fine del III secolo a.C., quando la città fu conquistata dai romani.  

Il Museo Archeologico Nazionale di Taranto Identificato anche con l’acronimo “MarTA”, il museo fu fondato nel 1887 ed occupa la sede dell’ex convento di San Pasquale di Baylon, edificato nel XVIII secolo. Il museo raccoglie la memoria storica del Salento sin dalle epoche più remote. Ospita una delle più importanti collezioni di manufatti dell’epoca della Magna Grecia, tra cui i famosi Ori di Taranto, eccezionale testimonianza della lavorazione orafa greca, tra IV-II secolo a.C.. Un Il sarcofago, detto La tomba dell’atleta, è la testimonianza della partecipazione degli atleti tarantini ai Giochi di Olimpia: in occasione delle feste panelleniche, che si celebravano solennemente in Grecia, tra il VI-IV secolo a.C., con la partecipazione aperta anche ai popoli della Magna Grecia, si instaurarono intensi rapporti sportivi tra Taranto e la Grecia continentale. Tra gli atleti tarantini che presero parte ai giochi, il più importante fu Icco, medico e maestro, vincitore del Pentathlon, nella 77ª Olimpiade del 472 a.C., al quale venne dedicato un monumento nel tempio di Giunone ad Olimpia.  

I ponti Il più famoso è il Ponte Girevole la cui originale struttura (lunga 90 metri e larga 9), intitolata a San Francesco di Paola, protettore delle genti di mare, collega l’isola del Borgo antico con la penisola del Borgo nuovo. Le sue aperture per il passaggio delle navi sono ancora oggi una forte attrazione per tanti spettatori, che si assiepano lungo il canale. Inaugurato dall’ammiraglio Ferdinando Acton, il 22 maggio 1887, il ponte collega le due sponde del canale navigabile, lungo 400 metri e largo 73 metri, che collega Mar Grande con Mar Piccolo. Progettato dall’ingegnere Giuseppe Messina, funzionava grazie a turbine idrauliche, alimentate da un grande serbatoio collocato nell’adiacente castello aragonese. Rimodernato negli anni 1957-58, con l’introduzione dell’energia elettrica, conservò, di fatto, i principi ingegneristici del Messina. Il nuovo ponte fu inaugurato, il 10 marzo 1958, dal presidente della Repubblica Giovanni Gronchi. Il Ponte di Porta Napoli, sopra il canale naturale a nord-ovest della città, è detto anche Ponte di Pietra, è dedicato a Sant’Egidio Maria da Taranto. Lungo 115 metri, fu costruito quando il ponte precedente, di sette arcate, voluto da Niceforo II Foca, nel X secolo, fu distrutto da un’alluvione nel 1883. L’antico ponte, per meglio proteggere la città, era stato fortificato nel 1404, con la costruzione sulla Piazza Grande (ora Piazza Fontana) della Torre di Raimondello e della “Cittadella”, un grosso mastio quadrato cinto da mura con due torrioni. Quando, nel 1865, Taranto fu dichiarata libera da servitù militari, per impeto liberatorio e sentimento di odio verso il Medioevo, si decise di distruggere le mura e le fortificazioni esistenti, abbattendo in varie fasi, dal 1884 al 1893, anche la “Cittadella”.  

Le Isole Cheradi Piccolo arcipelago che chiude la darsena del Mar Grande. È composto dalle due isole di San Pietro e San Paolo (distanti poco più di 6 km dal Canale navigabile), facenti parte del demanio militare. Solo l’isola di San Pietro è stata di recente in parte aperta al pubblico ed è fruibile una spiaggia molto estesa, raggiungibile dalla città con imbarcazioni pubbliche. Un tempo esisteva, poco più a nord, anche l’isoletta di San Nicolicchio, oggi scomparsa a causa dei lavori per l’allargamento del porto mercantile. L’isola era chiamata dai pescatori in dialetto u’squegghie (lo scoglio) ed era ubicata presso punta Rondinella. L’isola di San Paolo è la più piccola delle Cheradi, con un’estensione di cinque ettari, mentre quella di San Pietro è la più grande, con 117 ettari.  

La Processione dei Misteri I Riti della Settimana Santa di Taranto rappresentano uno degli eventi più importanti che si svolgono nella città a partire dalla Domenica delle Palme, con le suggestive processioni del Giovedì e Venerdì Santo. Nel primo pomeriggio del Giovedì Santo, coppie di confratelli, perdùne, si dirigono in pellegrinaggio, con passo lento e dondolante, nazzecate, dalla Chiesa del Carmine ai sepolcri allestiti nelle principali chiese della città. A mezzanotte, prende il via, dalla Chiesa di San Domenico Maggiore, la Processione dell’Addolorata, scandita dal suono della troccola e da struggenti marce funebri. Molto suggestivo vedere sfilare per tutta la notte, nel simbolico viaggio di ricerca del figlio Gesù, la statua dell’Addolorata e dodici coppie di perdoni. Nel tardo pomeriggio del Venerdì Santo, ha inizio la famosa Processione dei Misteri, durante la quale sfilano lentamente sei gruppi statuari, portati a spalla per tutta la notte. Accompagnato da marce funebri, attraverso le vie del Borgo vecchio, il corteo farà rientro nella chiesa del Carmine solo all’alba del mattino seguente, quando, in un commovente cerimoniale, il più atteso, il troccolante si avvicinerà al portone della chiesa e, dopo aver bussato tre volte, facendovi finalmente rientro, tra gli applausi della gente. Il privilegio di portare le insegne viene conquistato dai membri delle due confraternite attraverso un’asta, nel giorno della Domenica delle Palme. Le regole sono le stesse utilizzate nell’Ottocento: vietato partecipare alle donne e a chi non è membro della confraternita.

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