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Il Grande Salento - rivista online di Brindisi Lecce e Taranto - Nella capitale del baracco
Lecce

Nella capitale del barocco

  • Giovedì, 22 Novembre 2018
Nella capitale del barocco
  • Foto Eduardo DE MATTEIS

Il barocco leccese affascina e accoglie il visitatore in un’estasi scultorea unica nel suo genere. Una bellezza resa peculiare dalla morbida e friabile “pietra leccese”, che abili mani di grandi maestri scalpellini hanno lavorato nei secoli, originando un’esuberanza decorativa che ha dato luogo allo stile proprio del “barocco leccese”, che raggiunge l’apoteosi nella suggestiva facciata della Basilica di Santa Croce e nella spettacolare Piazza Duomo. Nella città delle “cento chiese”, capolavori del barocco sono anche le chiese dei Santi Nicolò e Cataldo, del Rosario, di Sant’Irene, del Gesù, di Santa Chiara, del Carmine, di San Matteo, di Sant’Angelo e di Santa Maria degli Angeli. Entrando nel centro storico da una delle tre antiche porte, Rudiae, Napoli e San Biagio, procedendo verso Piazza Sant’Oronzo, si resta incantati dal colore caldo della pietra, che, nel corso della giornata, assume sfumature di colore diverse. Lungo le strette e contorte stradine del centro storico, il barocco fa capolino ovunque: dalle facciate delle chiese e dei monasteri ai portali e ai balconi dei palazzi, che custodiscono nel loro interno meravigliosi giardini. Per la bellezza dei suoi monumenti e del suo centro storico, riconosciuto patrimonio dell’umanità, Lecce ha meritato l’appellativo di “Firenze del Sud”, meta sempre più ambita di un turismo di qualità, che, alla bellezza del mare e delle sue coste, affianca i sapori raffinati della storia, dell’arte e della cultura.  

Il soprannome Dalle tante chiese che sorgono in città deriva anche uno dei soprannomi dei leccesi detti “sona-campane”, campanari, che al di là del significato beffardo, è collegato alla storia cittadina. Lecce, infatti, soprattutto nel XVII-XVIII secolo, era, molto più di adesso, una città-chiesa, perché molti edifici oggi destinati a funzioni civili erano aperti al culto. Era ovvio perciò che in tutte le ore della giornata si sentissero i rintocchi delle campane, e, se c’erano quelle, dovevano esserci i campanari. I leccesi sono anche detti “musi moddhi”, labbra molli, epiteto che deriverebbe dall’indole dei leccesi, gente pacifica e incapace di venire alle mani, non avevano bisogno di liquidare le controversie ricorrendo ai muscoli, ma si affidavano alla lingua, in grado di fare più vittime della spada.  

Le chiese Andrebbero viste tutte le “cento chiese” leccesi e per incontrarle bisognerebbe perdersi nelle stradine del centro storico, lasciarsi andare alla sorpresa della scoperta dietro ogni angolo di strada. Ma una visita è obbligatoria alla Basilica di Santa Croce, monumento simbolo del barocco leccese, costruita nel corso di due secoli, dal 1549 al 1695, con la sua incantevole facciata, caratterizzata da uno splendido rosone. Come non si può non andare nell’altro luogo simbolo di Lecce, la Piazza Duomo, dove oltre alla Cattedrale dell’Assunta, con la cripta del XII secolo, si possono ammirare il suo campanile di 72 metri, l’Episcopio e il Seminario che racchiudono la piazza, rendendola unica in Italia. Tante chiese non potevano che essere accompagnate da altrettanti conventi, tra i quali vale la pena dare un’occhiata al Convento dei Celestini, situato accanto alla Basilica di Santa Croce, oggi sede della Provincia e della Prefettura.  

Castello Carlo V Rappresenta il contraltare laico alle tante chiese cittadine. Imponente costruzione medievale edificata dall’architetto Gian Giacomo dell’Acaya, dal 1539 al 1549, per volontà dell’imperatore Carlo V, che, in realtà fece ampliare e modificare un preesistente maniero, che doveva risalire al XIII-XIV secolo. Al castello si accede attraverso due porte: una orientata a nord-ovest, rivolta verso la città, e l’altra sul lato opposto, detta anche “porta falsa”, che un tempo guardava la campagna. Della struttura pre-esistente è ancora visibile il mastio quadrangolare di epoca angioina. Stupendo il piano nobile, con il salone Maria D’Enghien e le sue sale attigue. Di recente sono stati aperti al pubblico anche i sotterranei e le prigioni.  

Le torri Due torri medievali sopravvivono a Lecce, quasi intatte, la Torre del Parco e la Torre di Belloluogo. La Torre del Parco fu edificata nel 1419 dal diciottenne Giovanni Antonio Orsini del Balzo, principe di Taranto e conte di Lecce, figlio di Raimondello e di Maria d’Enghien. La torre era dotata di ponte levatoio e circondata da un fossato nel quale erano allevati gli orsi, simbolo araldico della famiglia Orsini del Balzo. Il parco, che si estendeva intorno alla torre, aveva una superficie di 40 ettari. La Torre di Belloluogo, oggi circondata dal parco cittadino che si estende accanto al cimitero, fu edificata nel XIV secolo. Fu dimora di Maria d’Enghien, contessa di Lecce, che vi trascorse gli ultimi anni di vita, e del conte Orsini del Balzo. La struttura è ancora circondata dal fossato originario, un tempo pieno d’acqua e sormontato da un ponte levatoio. Si possono ancora osservare l’antico ipogeo, il furnieddhu (trullo) del XVII secolo, la cavità da cui si scorge un corso d’acqua sotterraneo e una piccola cappella affrescata.  

Il Teatro Paisiello L’edificio originario fu edificato nel 1758, quello attuale dedicato al musicista tarantino Giovanni Paisiello, fu inaugurato nel dicembre 1870 con la rappresentazione dell’opera “Il ballo in maschera” di Giuseppe Verdi.  

I palazzi nobiliari Lecce potrebbe a ragione essere definita la “città dei mille palazzi”, poiché nel suo centro storico vi sono numerosissimi edifici di notevole rilievo storico e artistico, adibiti ad abitazioni private o lussuosi resort. Alcuni racchiudono al loro interno splendidi e insospettabili giardini, nel cuore del barocco leccese, che una volta l’anno, nel mese di maggio, vengono aperti al pubblico. Giusto per citarne un paio, merita una visita Palazzo Adorno, unico edificio cinquecentesco leccese che presenti il bungato liscio all’esterno e sfaccettato nell’androne, e Palazzo Carafa, oggi sede dell’Amministrazione comunale, costruito a partire dal 1764, dopo la demolizione del cinquecentesco complesso preesistente, rappresenta una delle principali testimonianze del rinnovamento urbano della Lecce settecentesca.  

Le case a corte Tipiche abitazioni contadine del Salento, caratterizzate da un cortile interno comune a più abitazioni e con accesso sulla strada. Vale la pena vedere la Casa a corte Protonobilissimo, in vico dei Protonobilissimi, a cui si accede da piazzetta G. Baglivi, complesso costruito, nella prima metà dell’Ottocento, sopraelevando sulle vecchie costruzioni del piano terra, edificate nel Seicento. La parte inferiore dell’edificio era, probabilmente, destinata ad ospitare botteghe, stalle ed alloggi degli inservienti e dei contadini. Interessante anche dare un’occhiata alle Case a corte di via Vittorio de Prioli, da cui, attraverso due ingressi ad arco ribassato, si entra nei cortiletti cinquecenteschi di due case a corte affiancate, da dove si accede, rispettivamente, alle strette scale che portano alle logge del primo piano. In uno dei cortili, si può notare un grazioso pozzo decorato, incassato nel muro.  

Ville e dimore storiche Lungo i viali interni della città si possono ammirare splendide ville e dimore storiche. Le suggestioni dello stile liberty, mescolato allo stile moresco, sono presenti in città e visibili sulle facciate di questi edifici, contraddistinti da torri merlate e da ricchi decori in pietra leccese, realizzati in seguito alla sistemazioni del viali extramurali progettati intorno al 1825. Tipiche il villino Zaccaria, in viale Lo Re,  e la villa Indraccolo in viale Gallipoli.  

Piazza Sant’Oronzo Il salotto elegante della città. Nella piazza s’innalza la Colonna di Sant'Oronzo, una delle colonne della via Appia, donata dalla città di Brindisi insieme alla statua del patrono. Vicino alla colonna si trova l’armonioso palazzetto del Sedile, antica sede del municipio. Accanto a questo edificio, sorge la chiesetta di San Marco, importante testimonianza dell’esistenza di una colonia di mercanti veneti. Adiacente alla piazza l’Anfiteatro romano, costruito in età augustea (I-II secolo), riusciva a contenere 25.000 spettatori. Sotterrato e sovrastato da edifici, fu scoperto durante i lavori di costruzione della Banca d’Italia, compiuti nei primi anni del Novecento. Ora è possibile ammirare solo un terzo dell’intera struttura, perché il resto rimane ancora nascosto nel sottosuolo della piazza. Poco distante, in via della Cartapesta, arrivando da piazzetta Santa Chiara, si incontra il Teatro romano, databile all’età augustea come l’Anfiteatro. Ignorato per secoli, come l’Anfiteatro, ha restituito alcune statue che sono conservate presso il vicino Museo del Teatro romano, in via degli Ammirati. Se vi trovate in Piazza Sant’Oronzo a mezzogiorno in punto sentirete con sorpresa che a Lecce non sono i rintocchi delle campane a scandire le ore 12:00 ma la voce del grande tenore leccese Tito Schipa. Potrete anche gustare i tipici pasticciotti o i rustici in uno dei tanti bar storici che si trovano in piazza, come il Caffè Alvino, o, nei pressi, come il Caffè Avio, o nella pasticceria Natale. E se vi vien fame, imboccando via Vittorio Emanuele, potrete fare una sosta al ristorante-caffè "All'Ombra del Barocco", in Corte dei Cicala, tel. 0832 242626, per assaggiare qualche piatto tipico proposto con gusto e raffinatezza. 

Le antiche porte Sono tre e vale la pena vederle. Porta Napoli, detta anche Arco di Trionfo, eretta, nel 1548, in onore dell’imperatore Carlo V. Prende il nome dalla direzione della strada che conduceva a Napoli. Di fronte si erge l’Obelisco, eretto nel 1822 e riccamente decorato da bassorilievi. Porta Rudiae, il cui nome deriva da quello dell’antica città di origine messapica. La porta crollò nel 1600 e fu ricostruita nel 1700. I resti archeologici dell’antica Rudiae sono visibili a pochi chilometri da Lecce. La città è nota per aver dato i natali al poeta latino Quinto Ennio. Nel sito è stato portato alla luce un grande anfiteatro. I materiali rinvenuti attestano la presenza umana già a partire dal IX-VIII secolo a.C. e la nascita di un importante insediamento urbano tra il VI-III secolo a.C.. Porta San Biagio, edificata su una preesistente torre nel corso del XVIII secolo. Su tale porta troneggia in alto la statua di San Biagio, dal quale prende il nome.  

Museo “Catromediano” Il Museo provinciale “Castromediano”, in viale Gallipoli, è il più antico della Puglia, fondato nel 1868 da Sigismondo Castromediano, duca di Cavallino. Conserva numerose testimonianze della civiltà messapica e degli insediamenti romani. Nella sezione preistorica è stata ricostruita la Grotta dei Cervi di Porto Badisco. Nella Pinacoteca sono esposti dipinti che documentano gli influssi bizantini e veneziani sul lavoro degli artisti locali, dal medioevo fino al XVIII secolo.  

La cartapesta Dopo il barocco, la cartapesta leccese è conosciuta nel mondo come prodotto artigianale artisticamente di pregio. La cartapesta si lavorava già nel Rinascimento ed ebbe il suo massimo splendore nell’età del barocco. Si realizzavano statue sacre e molti dei capolavori migliori, che risalgono al XVII-XVIII secolo, si possono ancora ammirare nelle chiese della zona. La tecnica di lavorazione è rimasta immutata nei secoli e si può ancora osservare in uno dei tanti laboratori ancora attivi nel centro storico.    

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