Acaya

Nel borgo medievale

  • Giovedì, 01 Novembre 2018
Nel borgo medievale

A pochi chilometri da Lecce, il borgo di Acaya, nel comune di Vernole, rappresenta un pezzo di storia medievale sopravvissuta quasi intatta, unico esempio di città fortificata del XVI secolo nell’Italia meridionale. Si accede attraverso l’antica porta urbica realizzata nel 1535, adornata da vari stemmi e lapidi dei signori e feudatari che la possedettero (Acaya, Vernazza, De Monti), sormontati dalle insegne imperiali di Carlo V. Sulla porta, ad arco unico, svetta la statua del protettore Sant’Oronzo, collocata in epoca settecentesca. 

Oggi piccola frazione di 450 abitanti, Acaya conserva intatta l’atmosfera quieta del borgo medievale, che si percepisce oltrepassando la porta di Sant’Oronzo e immettendosi in largo Castello che si apre davanti, dominato dal possente maniero che si erge sulla sinistra. In epoca medievale, il villaggio si chiamava Segine ed entrò a far parte della Contea di Lecce nel XII secolo. Concesso in feudo da Carlo II d’Angiò agli Acaya, il borgo assunse il nome attuale nel 1535, quando Gian Giacomo dell’Acaya, ingegnere militare di Carlo V, fortificò il centro con mura di cinta, bastioni e baluardi e un fossato intorno al castello, fatto edificare dal padre Alfonso nel 1506. 

Suggestiva la visita al castello, oggi utilizzato, soprattutto durante il periodo estivo, per attività culturali e artistiche. Sorge ad uno degli angoli delle mura cittadine, agli altri tre angoli sono situati i bastioni. Ha una struttura trapezoidale, circondata da mura e dal fossato. Attraverso una porta rinascimentale si accede nel cortile interno, circondato dalle sale con volte e botte o a crociera, dalle carceri e dall’ampia scuderia, all’interno della quale si possono notare i resti di un frantoio in pietra del XIX secolo. Da una scala, posta nel cortile, si accede al piano superiore riservato a dimora nobiliare e dove è interessante osservare la sala a nove angoli, nella quale spicca un fregio che corre lungo l’intero perimetro, con effigi di Alfonso e Maria dell'Acaya.

Dalla piazzetta antistante il castello, imboccando via Rugge, si arriva facilmente nel vicino spiazzo della torre dell’orologio dove sorge la chiesa parrocchiale di Santa Maria della Neve, del XIII secolo ma riedificata quasi completamente nel 1865, con la facciata in stile neoclassico. Dell’edificio originario rimangono solo la parte absidale e il campanile tardo-romanico. L’altare maggiore è caratteristico per la presenza di un elegante fregio barocco e delle armi dei Vernazza.

Una passeggiata nel centro storico consente di immergersi in un’esperienza di vita d’altri tempi. Racchiuso nella cinta muraria quadrangolare, il centro è stato riordinato urbanisticamente dall’architetto Gian Giacomo dell'Acaya. È costituito da sei strade parallele in direzione sud-nord, tutte con la larghezza di quattro metri, uguale distanza e quasi tutte con la medesima lunghezza. Mentre in direzione est-ovest vi sono tre assi perpendicolari alle vie parallele, due all’estremità ed uno nella parte centrale che divide il centro storico in due parti. Una struttura dalla disarmante semplicità, con un’atmosfera rarefatta e silenziosa.

Nella piazza del castello è facile trovare aperti, soprattutto durante l’estate, negozietti di souvenir, bar per ristorarsi e trattorie che offrono piatti tipici salentini, come la locanda-trattoria di Nonno Pici, in via del Fossato, facile da raggiungere a piedi, uscendo dalla porta urbica di Sant’Oronzo, prendere la strada subito a sinistra, la trattoria si trova a pochi metri sul lato destro (per informazioni www.trattorianonnopici.it). 

Nonostante le intense emozioni che offre il borgo medievale con il suo castello e il centro storico, non si richiede molto tempo per una visita soddisfacente. Ad Acaya basta dedicare una mezza giornata, pranzo o cena compresa. Per chi volesse riempire anche l’altra mezza, si consiglia una visita alla vicina meravigliosa Riserva naturale statale Le Cesine, istituita nel 1978. Pochi minuti di macchina e ci si ritrova in una delle ultime zone paludose che in passato si estendevano lungo il litorale adriatico, da Otranto a Brindisi. La Riserva è costituita da dune, area palustre, pineta, macchia mediterranea e zona coltivata. Presso il centro del Wwf, che gestisce l’oasi, è possibile organizzare delle visite guidare attraverso i sentieri sterrati, alla scoperta di flora e fauna (per informazioni www.riservalecesine.it).

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