Zollino

Dove si parla il griko

  • Venerdì, 15 Marzo 2019
Dove si parla il griko
  • Zollino fa parte dei Comuni della Grecìa Salentina, un’area ellenofona dove, tra gli anziani, si parla ancora un antico dialetto di origine greca, il griko. Piccolo comune nel cuore del Salento, la sua economia si basa soprattutto sull’agricoltura. Vi si coltiva in particolare l’olivo e i legumi. Il centro è noto, in particolare, per la sagra della scéblasti, la produzione del pisello nano e della fava di Zollino. (Nella foto le pozzelle)

Soprannome I zollinesi sono chiamati in griko cufiári, ossia gente chiusa, che rimugina dentro. Si racconta che un tempo i matrimoni avvenivano quasi sempre tra parenti. Questa circostanza potrebbe, forse, giustificare l’appellativo di cufiári, nel senso di gente chiusa e riservata che, pure nella ricerca della compagna, non andava al di là dell’ambiente più vicino, ma questa è solo una supposizione.

Origini Secondo alcuni, sarebbe stato fondato dai greco-japigi del vicino feudo di Apigliano (i cui abitanti sarebbero fuggiti, a causa di un’invasione di vipere); secondo altri, nacque da un insediamento rurale di abitanti della vicina località di Soleto. Tuttavia è certo che il territorio è stato abitato fin da epoche preistoriche, come testimoniano numerose opere megalitiche in parte ancora oggi conservate (Menhir di Sant’Anna, Menhir della stazione e un dolmen).

Le pozzelle Si tratta di un complesso sistema di raccolta idrico che si trova appena fuori l’abitato, in una depressione naturale del terreno, dove confluivano le acque piovane. Il sistema consisteva in una serie di pozzi scavati nel terreno, ad una profondità variabile dai tre ai sette metri. Nelle buche così scavate venivano realizzate delle costruzioni trulliformi in pietra a secco, con un’apertura sulla sommità, che erano, poi, ricoperte dal terreno. Alcune pozzelle sono collegate tra loro, e sono provviste di due o più aperture sui lati della vera, dalle quali passa l’acqua piovana, che si raccoglie nella parte inferiore della cavità artificiale, trattenuta dal terreno argilloso circostante. Secondo alcuni studiosi, le pozzelle risalirebbero al XVIII secolo, secondo altri, avrebbero un’origine molto più antica, poiché costruzioni analoghe si ritrovano in casali vicini (come Apigliano) disabitati da alcuni secoli. Oltre a quelli dell’area principale, esistono altri pozzi, forse più antichi, sulla via che collega Zollino a Martano. Secondo la tradizione qui si accampò Pirro, re dell’Epiro, prima della battaglia con i romani.

Chiese Da vedere la Chiesa Madre di San Pietro e Paolo risalente al periodo bizantino. La prima descrizione è dei primi anni del ‘500. La chiesa era dedicata a San Pietro. All’interno era presente anche un cimitero. Il campanile risale al XIX secolo. Da vedere anche la Chiesa di Sant’Anna, che fu demolita nella seconda metà del ‘500 per il pessimo stato in cui si trovava. Dopo la demolizione, un’anziana del paese scoprì casualmente, in una cappella diroccata vicino all’abitato, un’immagine raffigurante Sant’Anna. A seguito delle numerosissime grazie legate a quell’immagine, nel paese si riaccese la devozione per la santa e si avviò una raccolta di denaro per la ricostruzione dell’edificio sacro. I lavori della nuova chiesa terminarono nel 1677. Merita una visita anche la Chiesa Madonna di Loreto, che sorge fuori dal centro abitato, in un’area verde sulla strada che collega Soleto a Martano. La sua costruzione avvenne tra il 1774 e il 1781, per volere dell’Università di Zollino, il cui stemma compare sull’altare maggiore. Al lato della chiesa, in una grotticella costruita con pietre a secco, si trova un’altra statua della Madonna, in origine donata dai soldati (la Madonna di Loreto è protettrice degli aviatori e ogni anno l’Aeronautica militare offre la sua devozione con una visita al Santuario) al comune di Zollino, nel 1945, e poi rubata.

Colonna di San Pietro Costruita tra la fine del XVII e gli inizi del XVIII secolo, sul luogo dove fino al 1700 era posto un Osanna con una croce, tanto che il luogo prendeva il nome di Croce grande. L’Osanna fu fatto innalzare, nel 1608, al posto della chiesa di Santa Sofia caduta in rovina. Ogni anno in occasione della festività del santo, il 29 giugno, i fedeli collocano una collana di fiori intorno alla statua.

Complesso di Apigliano Lʼinsediamento archeologico viene fatto risalire allʼepoca messapica e bizantina.

Frantoio ipogeo Fu costruito alla fine del XVII secolo. È stato utilizzato fino al 1940, per poi essere abbandonato.

Menhir Sant’Anna-Lumardu Si trova sulla strada che, dalla chiesa di Sant’Anna, porta verso il largo “Lumardu”, antico crocevia di strade sterrate della zona. Il monolite è realizzato in pietra leccese ed è incastrato in un blocco di roccia. Risale al periodo preistorico ed è stato in seguito cristianizzato con dei segni di croce sulle facciate più larghe.

La festa del fuoco Si svolge il 28 dicembre. Può essere definita come la classica “festa d’inverno” o del solstizio, della fine e dell’inizio del ciclo annuale, una festa che sfida la brutta stagione. Con l’accensione della grande focara si vuole riprodurre, nella fredda notte invernale, una sorta di “sole artificiale”. Si possono degustare anche i cibi tipici del paese, dove primeggia la famosa scéblasti e i legumi preparati “alla pignata”, proprio come un tempo. Negli ultimi anni la festa si svolge nella spianata “Lumardu”, un incrocio di antiche strade e tratturi che attraversavano il Salento, accanto agli antichi puzzieddhi degli Ursi, che favorivano le soste di uomini e animali, a due passi dal Menhir Sant’Anna, un luogo sacro e attrezzato per gli incontri e gli scambi fin dalla preistoria.

Sagra della scéblasti [Il 2-3 agosto, nel centro storico]. Sagra del pane condito. Si può gustare uno dei più tipici piatti della tradizione popolare zollinese.

Festa Sant’Antonio di Padova [Il 23 agosto, patrono]. La festività è anche detta dagli abitanti Sant’Antonio dellu maletiempu, in ricordo del miracolo che il santo avrebbe compiuto nel 1898, quando salvò il paese da un violento uragano.

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