BABBARABBÀ/ Cannole

Il paese dei "Turchi", "Cuzzári"

  • Lunedì, 24 Giugno 2019
Il paese dei "Turchi", "Cuzzári"
  • Cannole, piazza San Giovanni

Gli abitanti di Cannole hanno due soprannomi, «turchi» (come in italiano) e «cuzzári» (ghiotti di lumache). Il nomignolo «turchi» ha avuto origine da una leggenda mentre «cuzzári», deriva dal fatto che gli abitanti di questo paese usano raccogliere le lumache e con esse realizzare gustosissimi piatti.

Si racconta dunque che dopo la presa di Otranto nel 1480, i Turchi cominciarono ad invadere le contrade vicine ed essendo Casale (questo era il nome di Cannole all’epoca) a due passi da Otranto la sua sorte sembrava ormai irrimediabilmente segnata. La popolazione si rivolse allora alla Madonna di Costantinopoli che essa venerava con grande devozione. Accade così che quando i Turchi giunsero nelle vicinanze del piccolo paese, inaspettatamente furono respinti dal valore e dal coraggio dei Cannolesi che pur senza armi riuscirono a fronteggiare il furioso attacco nemico.

Irritato da ciò, il comandante turco volle guidare personalmente una nuova spedizione contro Cannole-Casale e per poter giungere di sorpresa ordinò ai suoi di togliersi le scarpe. Ma all’ingresso del paese l’orda dei Turchi fu fermata da una Donna, creatura celeste dallo sguardo fiammeggiante. Gli invasori, confusi e atterriti, rinunciarono all’impresa e tornarono indietro. Proprio mentre se ne stava andando, il comandante trovò lì vicino le scarpe, che aveva lasciato invece molto lontano: capì allora di trovarsi di fronte a un miracolo. Decise perciò di abbracciare la fede cristiana e di rimanere per sempre in quel luogo. Da quel momento la Madonna di Costantinopoli si chiamò anche «Madonna del Turco», mentre gli abitanti di Cannole, in ricordo dello scampato pericolo, divennero «i turchi».

L’altro soprannome «cuzzári» ha avuto origine da un avvenimento che si è tramandato per tradizione orale. Si racconta dunque che gli abitanti di Cannole mentre seguivano la processione in occasione della festa dei Patroni (San Vincenzo Ferri e la Madonna di Costantinopoli) furono improvvisamente colti da un violento acquazzone. Lasciarono allora le statue dei santi in mezzo alla via e corsero a ripararsi. Terminata la pioggia, anziché tornare alla processione si precipitarono nei campi a raccogliere le lumache che, come si sa, escono dalla terra dopo i temporali.

La lumaca (che è chiamata anche «monicéddha»), soprannome a parte, ha a Cannole addirittura gli onori di una festa che dura tre giorni. Dal 1984 infatti, il 10, 11, e 12 agosto, si volge appunto la «Festa te la municéddha», una sagra che di anno in anno ha visto crescere il numero dei partecipanti, poiché, oltre all’attrazione principale che è naturalmente la degustazione delle lumache preparate in vari modi secondo ricette tipiche, ci sono balli e canti folkloristici. Ma la novità della festa e la sua validità consistono nel fatto che ai visitatori forestieri viene offerta la possibilità di conoscere, attraverso gite organizzate, gli aspetti più interessanti e inconsueti delle tradizioni e della cultura del luogo.

Alcuni soprannomi individuali
Barássa (Barabba), Capása (contenitore in terracotta, di persona grassa e tozza), Capasèddhra (piccolo recipiente in terracotta), Dórmi (addormentato), Giamárra (attrezzo per spaccare le pietre), Giammaníje (dal nome di una masseria), Lólli (veloce), Ndrizzapíli (raddrizza peli), Pirázzu (pero selvatico), Pizzía (sensale, mediatore), Pizzichícchi (baci con pizzicotti), Rúggia (ruggine, rosso), Serranísa (donna proveniente da Serrano), Trentapíli (trenta capelli, calvo), Trítici (tredici).

[Dall'inserto "Babbarabbà" curato da Antonio Maglio e pubblicato dal "Quotidiano" nel Dicembre 1990]

Il Grande Salento Direttore Lino De Matteis - Testata iscritta al n. 3/2014 del Registro Stampa del Tribunale Lecce - Cell. +39 335 8281686 - redazione@ilgrandesalento.it | Editore: Glocal Editrice Lecce | Powered by Clio S.r.l. Lecce | Glocal Editrice © copyright 2018-2019 | Tutti i diritti riservati | Privacy policy