BABBARABBÀ/ Carpignano Salentino

Il paese dei “Giudéi”

  • Martedì, 08 Ottobre 2019
Il paese dei “Giudéi”
  • Carpignano Salentino, un arco del centro storico

Gli abitanti di Carpignano Salentino venivano soprannominati «giudéi» (come in italiano) nomignolo dal doppio significato. Con esso infatti si intendeva definire i Carpignanesi sia poco affidabili e abituati al tradimento, sia attaccati al denaro, poco propensi ad essere solidali con il prossimo.
Il primo significato dell’epiteto ha avuto per presupposto il solito fantasioso aneddoto.
Si racconta che durante la festa del Corpus Domini, mentre tutta la popolazione sfilava nelle vie del paese per la tradizionale processione, scoppiò improvvisamente un temporale che causò un generale fuggi-fuggi. In mezzo a tanto trambusto, i Carpignanesi pensarono bene di deporre la pisside contenente l’Ostia sotto una «pila» (lavatoio) e di correre a cercare un riparo di fortuna. A causa di questo comportamento poco rispettoso verso il Corpus Domini, i Carpignanesi si buscarono l’appellativo di «giudéi». Ma essi si sono sempre difesi dall’accusa, ritenendola ingiusta oltre che offensiva: secondo la loro versione dei fatti, il Sacramento non venne abbandonato, ma fu messo sotto la «pila» con il nobile intento di proteggerlo dalla pioggia.
Cercarono in questo modo di dare un valore positivo al gesto ritenuto irriverente e lo fecero anche per scrollarsi da dosso il tutt’altro che esaltante epiteto. Ma questo fu duro a morire perché, oltre all’aneddoto, ha anche un’origine storica, determinata dalla presenza a Carpignano di una colonia di ebrei. Esiste tuttora in paese una strada chiamata «giudecca» e sino al Settecento è vissuta una famiglia di cognome David, molti componenti della quale erano sacerdoti cristiani, fatto questo non contraddittorio poiché gli ebrei, per sfuggire alle leggi ad essi contrarie, si facevano battezzare, abbandonando la propria religione. A Carpignano la loro presenza lasciò tracce profonde tanto da incidere sul carattere degli abitanti. Gli ebrei, grazie alle attività finanziarie a cui erano dediti, manipolavano molto denaro, ed anche se vivevano separati dalla popolazione, i loro modelli di comportamento erano ugualmente recepiti dai locali. Così anche nei Carpignanesi subentrò l’attaccamento al denaro tipico degli ebrei.
Non è certo un caso se Carpignano nel XVII e XVIII secolo divenne un popoloso centro il cui feudo era tra i più vasti della Terra d’Otranto, e che il livello economico della popolazione era tra i più floridi dal momento che ogni famiglia possedeva casa propria e proprietà fondiaria. Il centro storico di Carpignano, ampio ed interessante, è il segno visibile di quell’antico periodo fortunato di cui sono rimaste traccein paese e nel soprannome.

Alcuni soprannomi individuali
Barácca (uomo grande e grosso), Baracchéddhru (piccolo e tarchiato), Cajómba (tipo duro), Cambunéra (era stato carabiniere), Carnéra (forte come il noto pugile), Cchiále (occhiale), Ccillenza (eccellenza), Chiapparínu (raccoglitore di chiapperi), Cucúzza (zucchina), Curúddhu (movimento della trottola), Cus (dal verso per chiamare il maiale), Faciútu (da «faci-faci», tipo svelto), Giuménta (giovenca), Grángra (fare chiasso), Mbévi (invito a bere), Mbútu (imbuto), Moréa (moro,scuro), Pómpa (lo si vedeva spessissimo in bicicletta), Púlice (pulce, piccolo), Purciddhrúzzu (maialino), Spánu (spagnolo), Strólicu (borbottava continuamente), Tirittittí (balbuziente), Tutínu (figlio di Totu, piccolo Salvatore), Verru (maiale), Vitumbé («Vito, bevi!»), Zzócculi (zoccoli). Ed ancora: Fraccaéddhru, Malecóre, Schirimisí.

[Dall'inserto "Babbarabbà" curato da Antonio Maglio e pubblicato dal "Quotidiano" nel Dicembre 1990]

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