BABBARABBÀ/ Alessano

Il paese degli «Sciudéi»

  • Sabato, 19 Gennaio 2019
Il paese degli «Sciudéi»
  • Alessano - Chiesa Maggiore

Gli abitanti di Alessano, venivano chiamati «sciudéi» (giudei) nel senso di gente che con troppa facilità tradisce il prossimo. L’epiteto, immeritato dagli Alessanesi, ha origine da una lunga vicenda storica. Gli Ebrei in seguito alla distruzione del Tempio e l’eccidio ordinato nella città santa di Gerusalemme dall’imperatore Tito, dispersi e perseguitati, andarono raminghi per il mondo in cerca di una nuova patria. La diaspora. Alcuni erano molto ricchi, sicché nei luoghi dove si stabilirono, si dettero al commercio, crearono banche e costruirono sinagoghe.

Alessano, già centro commerciale di una certa importanza, attrasse i profughi, ed una loro colonia qui si stabilì dando vita per secoli ad una intensa attività legata alla speculazione finanziaria.

Gli Ebrei prima furono protetti da Carlo I e Carlo II d’Angiò, ma nel 1539 Carlo V, non sopportando la loro supremazia economica, li scacciò dal regno. Filippo II invece, nel 1572, ordinò che fossero tollerati, ma in quartieri divisi da quelli abitati dai cristiani, per cui anche ad Alessano, come altrove, gli Ebrei ebbero il loro ghetto e la loro sinagoga in una contrada soprannominata appunto «Li sciudéi».

Ma nemmeno in questa condizione di quasi isolamento ebbero vita facile perché nel 1749 furono definitivamente cacciati dal regno e da allora scomparvero anche da Alessano, lasciando in eredità ai cittadini il soprannome.

Gli Ebrei comunque avevano contribuito non poco a vivacizzare la vita commerciale di Alessano, e perciò quando si trattò di adottare lo stemma civico, il simbolo che meglio sembrò adattarsi al paese fu il caduceo, il bastone alato del dio Mercurio emblema della pace e del commercio, sormontato da una croce.

Questa doveva rappresentare l’origine cristiana di Alessano e il grande prestigio religioso che la città aveva avuto nel corso dei secoli. La chiesa Matrice infatti fu elevata a cattedrale sin dal terzo decennio del 1300 e fu sede di diocesi fino al 1818 anno in cui si ridisegnò l’organizzazione ecclesiastica di Terra d’Otranto e si soppressero alcune diocesi, tra le quali quella di Alessano il cui territorio venne incorporato da Ugento, mentre la cattedrale fu abbassata al ragno di chiesa Collegiata.    

Alcuni soprannomi individuali

Animalónga (alto e allampanato), Ardichédda (piccola ortica; epiteto di uno che punzecchiava o che risultava fastidioso), Bécchetecquá (beccati questo qua), Buzzamadónne (falsamente pio), Cabbamónici (imbroglione senza riserve, al punto di gabbare anche i monaci), Cacamalóte (caca scarafaggi), Cannapázza (gola pazza, goloso), Cantamái (che non sapeva cantare), Fumátu (tipo che si nascondeva facilmente), Labbrátu (dalle grosse labbra), Malótu (scarafaggio), Pacacícca (donna disordinata), Puddhásciu (pollo), Pulómma (strato di muffa), Purginélla (da pulcinella, la famosa maschera napoletana), Scanna-purgíni (scanna pulcini), Vota-chiái (gira-chiavi, nel senso di ladro). Ed ancora: Apritérra, Arcangiléddi, Ballinu, Barone, Batetóre, Biasone, Bréu, Brócculu, Buccácciu, Buffu, Caliótu, Catapagni, Carcaréddha, Castrapórci, Catanéddha, Cattíu, Chicchiceddu, Ciarlizzu, Ciónnala, Ferminói, Fiscatáru, Misulone, Piricóculu, Scupareddi.  

[Dall'inserto "Babbarabbà" curato da Antonio Maglio e pubblicato dal "Quotidiano" nel Dicembre 1990]

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