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Il Grande Salento - rivista online di Brindisi Lecce e Taranto - «Ciúcci»
BABBARABBÀ/ Botrugno

«Ciúcci»

  • Giovedì, 09 Maggio 2019
«Ciúcci»
  • Botrugno, uno scorcio del centro

Il soprannome degli abitanti di Botrugno è «ciúcci» (asini). Lo spiega un aneddoto mordace che vuole mettere in risalto la dabbenaggine dei Botrugnesi; un aneddoto fantastico, naturalmente, e frutto delle solite malelingue dei paesi vicini. Si racconta dunque che in tempo imprecisato, essendosi consumate le funi delle campane della chiesa parrocchiale, gli abitanti di Botrugno pensarono di sostituirle con dei robusti tralci di vite. Ma un giorno un tale passò nei pressi della chiesa con il suo asino e, dovendo sbrigare in quei paraggi alcune faccende, pensò bene di far entrare la bestia nel tempio perché non rimanesse incustodita nella strada. Senonché l’asino, alla vista dei tralci di vite, si mise a rosicchiarli con grande voracità, producendo ad ogni strappo un forte scampanío che si diffuse per tutto il paese. I Botrugnesi nel sentire quel suono in un orario del tutto insolito, credettero in un miracolo e subito cominciarono ad uscire dalle case e ad accorrere in chiesa per assistere al grande evento delle campane che suonavano da sole. Ma grande fu lo stupore quando si accorsero che la causa del fenomeno era l’ingordo asino il quale aveva divorato i tralci con cui essi avevano sostituito le funi. Da questo aneddoto nacque il soprannome «ciúcci». Ma l’epiteto è senz’altro falso quando malignamente fa riferimento alla presunta asineria dei Botrugnesi, dimostra invece una sua validità se inquadrato nella situazione socio-economica che caratterizzò il paese sino agli anni ’50-’60. A Botrugno, centro a reddito prevalentemente agricolo (come è dimostrato, tra l’altro dallo stesso toponimo, termine greco ch significa «grappolo d’uva» e dallo stemma civico che rappresenta un tralcio con un grappolo e uno scorpione che l’afferra), l’asino era un animale molto diffuso, utilizzato sia come bestia da soma, sia per l’allevamento. Addirittura, essendo esso il principale mezzo di trasporto, gli stessi percorsi stradali furono adeguati alle necessità di lavoro, per cui il paese, più che da strade era attraversato da mulattiere. Il soprannome «ciúcci» quindi, al di là del malevolo riferimento, individua una caratteristica di Botrugno, il paese dove ogni casa aveva la stalla per l’asino, insostituibile compagno di lavoro.  

Alcuni soprannomi individuali

Caricasárcine (carica fascine), Cinquantagrammi (cinquanta grammi), Garibaldi (Garibaldi), Mintifócu (accendi il fuoco, di fornaio), Rascapósperi (accendi fiammiferi), SputaCristu (sputa Cristo). Ed ancora: Bricchi, Caputéggiu, Cancúli, Cicaléggia, Ciola, Mammínu, Mbíca, Mommuléggiu, Ndossu, Nofi, Pedipédi, Pezza, Prulínu, Scírdi, Spiondula, Supíppu, Tarálla, Trapulíno, Triobbi.  

[Dall'inserto "Babbarabbà" curato da Antonio Maglio e pubblicato dal "Quotidiano" nel Dicembre 1990]

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