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Il Grande Salento - rivista online di Brindisi Lecce e Taranto - L’imperatore nel suo labirinto
Tessere/ Marco BRANDO

L’imperatore nel suo labirinto

  • Venerdì, 05 Aprile 2019
L’imperatore nel suo labirinto
  • Titolo: L’IMPERATORE NEL SUO LABIRINTO
  • Sotto titolo: Usi, abusi e riusi del mito di Federico II di Svevia
  • Autore: Marco BRANDO
  • Prefazione: Giuseppe Sergi. Postfazione: Tommaso di Carpegna Falconieri. In appendice scritti di Raffaele Licinio e Franco Cardini e una raccolta di immagini. In apertura un testo di Daniele Pugliese
  • Editore: TESSERE (Firenze), anno 2019, pagine 304, euro 18,00 (in e-book euro 5,99)

Ha 800 anni sulle spalle ma ancora oggi Federico II di Svevia, l’imperatore normanno-svevo, viene posto o sugli altari o sul banco degli imputati. Rimosso (o messo da parte) il personaggio storico, è

stato trasformato in un mito e di esso, a seconda delle stagioni, della collocazione geografica, delle mire politiche, se ne è fatto abbondante uso. Tanto da stravolgere la storia, o meglio, come sempre più spesso avviene, a tirarla dalla propria parte fino a negarla.

Con le armi del cronista che segue un avvincente caso giudiziario, e con una gradevolissima scrittura che regala anche più di un sorriso, Marco Brando, giornalista di lungo corso e scrittore, ha indagato sul “leader” del Sacro romano impero (Jesi, 1194 - Castel Fiorentino, 1250), sul vestito, anzi, meglio, i vestiti che gli sono stato messi addosso e sul massiccio impiego ideologico della sua immagine.

Blandamente apprezzato in tutto il Sud, soltanto in Puglia è assurto a vero e proprio idolo, padre fondatore, venerabile santo, poi trasformato in un’icona da stampare su magliette o gadget come si fa con Che Guevara o Marilyn Monroe.

Dalla “centrifuga” di questo caso emerge però anche il disprezzo strumentale che se ne è fatto nel Nord padano-leghista, dove i santini riproducono invece l’effige di Alberto da Giussano.

E nell'area europea di cultura germanica – terra natale dei suoi avi tedeschi Enrico VI e Federico Barbarossa, dove di miti, archetipi e simboli ne sono stati collezionati a dismisura – che ne è del puer Apuliae? Quasi completamente ignorato dalla gente comune, persino nella sua Svevia; lo scopre il cronista prestato al mestiere di storico, che dei ferri di questa disciplina si è qui rigorosamente servito.

Se ne interessano invece i media islamici contemporanei, per i quali Federico non è affatto il fautore della cosiddetta “crociata pacifica”, bensì un invasore e un nemico, come tutti i suoi predecessori.

Dall’inchiesta “giornalistica” – per metà è questo il libro, per metà è ricerca di storia contemporanea – emergono anche le tante false raffigurazioni del Medioevo, impiegate per demonizzare le presunte “stagioni buie” e rassicurarsi del proprio luminoso presente o per travestirsi nei protagonisti di un videogioco ambientato nei labirinti di un castello ottagonale.

Il puzzle ricostruito da Brando svela usi e abusi dell’imperatore, gli antichi debiti e gli antichi pregiudizi, la ferita profonda che lacera l’Italia imprigionandola nel suo Sud e nel suo Nord.

Accompagnato dalla prefazione di Giuseppe Sergi e dalla postfazione di Tommaso di Carpegna Falconieri, medievisti di chiara fama, il libro aggiorna ed amplia un precedente volume uscito nel 2008 ed ormai esaurito, riproducendo in appendice i testi di Raffaele Licinio e Franco Cardini presenti in quella edizione oltre a una ricca sezione iconografica. In controluce si legge, a prescindere dal personaggio impiegato, l’uso che si fa dei miti, fornendo gli strumenti per coltivarli, come naturalmente avviene, senza farsene fagocitare fino a perdere il lume della ragione.

Marco Brando, genovese, giornalista dal 1982. È stato 16 anni a “l’Unità” per la quale ha seguito tutta “Mani pulite”. Nel 2000 è "emigrato controcorrente" dalla sedicente Padania alla Puglia, dove ha lavorato alla cronaca locale del “Corriere della Sera”. Tornato a Milano nel 2007 ha fatto il caporedattore a “City”, quotidiano free press della Rcs e il caposervizio al “Nuovo” (Cairo Editore). È autore di “Sud Est. Vagabondaggi estivi di un settentrionale in Puglia” (2006), prefazione di Franco Cassano, e “Lo strano caso di Federico II di Svevia. Un mito medievale nella cultura di massa” (2008), prefazione di Franco Cardini e postfazione di Raffaele Licinio, pubblicati da Palomar.

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