Spagine/ Silverio TOMEO

Gli anni ribelli

  • Lunedì, 11 Febbraio 2019
Gli anni ribelli
  • Titolo: GLI ANNI DI PIOMBO
  • Sottotitolo: I movimenti dal ’68 al ’77 a Lecce
  • Autore: Silverio Tomeo
  • Editore: Spagine - Fondo Verri Edizioni, anno 2018, pagine 274, euro 15,00
  • Presentazione: Mercoledì 20 febbraio, ore 18.30, presso Libreria Palmieri, in via Salvatore Trichese, 62 a Lecce.

di Mauro MARINO

Gli anni ribelli - I movimenti dal ’68 al ’77 a Lecce” è una ricerca che muove sulle tracce del Sessantotto leccese; riguarda i movimenti collettivi che ne sono conseguiti sino al movement del ’77, particolarmente radicale in città. Le organizzazioni della Nuova sinistra, che presero abbrivio dal biennio ’68-’69, sono situabili in questo contesto e nello spazio politico dei conflitti sociali, nelle culture, nelle speranze degli anni ’70. Tra storia e memoria vengono ricostruite le lotte sociali, le nuove soggettività emergenti, le vicende dell’antifascismo militante, i movimenti studenteschi, le nuove organizzazioni sindacali, che si espressero nel Salento in quel lungo decennio, all’insegna dell’autonomia culturale. Tanti i nomi, moltissime le omissioni necessitate. Le tante storie di militanza sono solo accennate e viste nello spazio collettivo, pure essendo storie biopolitiche a tutti gli effetti. Il metodo di studio è stato quello di un laborioso riscontro di memoria tra gli attivisti e i militanti di quegli anni, quindi gli atti giudiziari, le pubblicazioni autoprodotte, i quotidiani e i periodici del tempo.

Queste vicende territoriali, anche pugliesi, sono parte della storia dei movimenti di quegli anni in tutto il Paese. Trattano di comunità militanti, dell’agire collettivo, degli spazi sociali, politici e culturali che si aprirono in quella stagione. Per la prima volta vengono ricostruite con accuratezza alcune dinamiche del conflitto negli aspetti propri della difesa attiva e organizzata. Le schede dei contesti generali in coda alla narrazione, sulla guerra fredda, lo stragismo, la destra eversiva, il terrorismo di sinistra, sono concepite per meglio situare le vicende ricostruite nella prima parte del libro a partire dall’evento/processo del lungo ’68 italiano.

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Scrive l’autore nell’introduzione: «Questo studio e queste narrazioni stanno inesorabilmente tra memoria e storia. Memoria perché coinvolgono tanto me stesso quanto la pluralità di voci a cui ho dato ascolto, scelte nel milieu delle militanze che coprono il “lungo decennio” degli anni ’70 del secolo scorso. Storia perché le tracce documentali su quel ciclo di movimenti collettivi esistono, sono in parte reperibili, così come sono ancora possibili i riscontri di memoria su episodi e dinamiche di protesta, su conflitti sociali e formazioni militanti, e questo permette riflessioni e contestualizzazioni, aprendo così uno sguardo d’insieme propriamente storiografico. “Troppa memoria e poca storia. Troppi ricordi e pochi documenti, troppi sentimenti e poca filologia”, così Giovanni De Luna considerava la proliferazione di pubblicazioni sul ’68 italiano, apparsa intorno al quarantennale di quella levata generazionale. Una delle sue argomentazioni centrali era che su quel ciclo di conflitti ci sono in giro molte biografie e testimonianze e poca riflessione propriamente storiografica, quasi una difficoltà a considerare quel decennio nella sua eccedenza nella storia del più lungo dopoguerra per un paese europeo e alla vischiosità di una memoria collettiva che ancora lo circonda. L’altro punto riflessivo di partenza è la necessità, per la memoria e per la storia, di considerare quei militanti politici caduti (che non erano né terroristi di sinistra, né furono vittime occasionali di terrorismo o di stragismo) dentro lo spazio pubblico della memoria civile del Paese. In quel libro si affronta, in maniera circolare e riflessiva, il tema del rapporto tra memoria e storia – relativo agli anni ’70 in Italia – a partire da quelle decine di militanti di sinistra e di movimento uccisi nelle strade o in agguati da parte di neofascisti, forze di polizia, carabinieri, guardie giurate, e qualcuno probabilmente in modo misterioso dai servizi, come fu per i cinque anarchici calabresi impegnati in una controinchiesta sulla strage di Piazza Fontana e l’attentato al treno di Gioia Tauro del 22 luglio 1970, il 26 settembre del 1970».

E conclude: «Sintetizzando: si tratta di sfuggire alla rimozione o alla criminalizzazione di quelle lotte e di quel conflitto, di riconsegnare allo spazio pubblico quelle morti, come solo in parte si è fatto con targhe, installazioni, e appena da pochi anni a Bari con una via tra il borgo antico – da cui proveniva e per il cui risanamento si era battuto – e la città nuova intestata a “Benedetto Petrone 1959-1977 ucciso dalla violenza fascista”, l’ultimo caduto del ’77, anno particolarmente affollato di lutti. Come è stato per la lapide a Giorgiana Masi e quella per Walter Rossi a Roma. Anche altre modalità rammemoranti sono state messe in atto. Il centro di documentazione a Parma per Michele Lupo. La biblioteca “Franco Serantini” a Pisa. A Milano il maglio per Roberto Franceschi, la stele per Claudio Varalli e Giannino Zibecchi in piazza S. Stefano, la lapide per Fausto e Iaio del centro sociale Leoncavallo. Siti web, fondazioni, centri di documentazione, biblioteche, ricorrenze pubbliche ricordano queste perdite, una lunga catena luttuosa di quegli anni. Anche nella narrativa sono emerse memorie di lotta e di impegno civile, da Erri De Luca a Bruno Arpaia, da Silvia Ballestra a Luca Rastello. Sono svariati i filmati su quei movimenti, sino ad arrivare al luglio 2001 a Genova, segnato dall’uccisione di Carlo Giuliani e dall’inedita violenza di polizia, quasi una prova generale di regime».

Silverio Tomeo è nativo dell’isola di Ponza, ma già nel 1954 è a Lecce. Insegnante tecnico-pratico per lo stretto tempo necessario. Studi interrotti di lettere e filosofia all’Università salentina. Attivo sulla stampa pugliese, nelle pubblicazioni autoprodotte di movimento, su alcuni siti web. Ha pubblicato un lavoro sulla generazione poetico-letteraria salentina del dopoguerra, una raccolta di narrazioni brevi, uno studio a tre voci sulle Utopie dal ’68 (Argo, 2009), un contributo al libro collettivo Che fine ha fatto il ’68 (Guerini e Associati, 2018).

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