La trentottesima edizione di “Poesia Pane e Vino”, organizzata dall’Associazione Culturale Compagnia Messapia, col patrocinio del Comune di Alezio, si svolgerà il 27 dicembre 2024, alle ore 18:30, presso l’Auditorium comunale, in via Dante Alighieri, di Alezio. Tra gli autori invitati che si metteranno in gioco, tra confronti e nuovi equilibri, Angela Giorgino, Gabriel Almeida, Maria Consiglia Mercuri, Alberto Tau, Anna Nocera, Raffaele Solida, Giada Seccia, Carmelo Scorrano, Lidia Caputo, Lucio Chetta, Maurizio Nocera, Anna Leo, Giuseppe Pippi Greco, Fernando Pensa, Maurizio Scialpi, Pierangelo Marra, Maurizio Marzo, Francesco Ripa, Antonio Cataldi, Lori Fracella. Interverranno anche Bruna Caroli, psicologa e formatrice nel campo dell’educazione alla pace ed alla non violenza, Lino Manosperta, responsabile area ragazzi del Teatro pubblico pugliese, Margherita De Napoli, giornalista e scrittrice, Giuseppe Orsi, docente di materie letterarie e scrittore, Silvano Fracella, medico musicoterapista, Ivan Margari, musicista e produttore discografico, Umberto Panico e Angelo Litti, musicisti e custodi di tradizioni salentine. La manifestazione sarà allietata dalla band di Ezio Magagnino, Enrico Caiffa, Ninì Fumarola, Tommaso Guido, Antonio De Blasi, Otello Milauro.

La 38° edizione di Poesia Pane e Vino 2024 ha come tema portante: mettersi in gioco; un’espressione bellissima e carica di significati che rimanda al desiderio delle persone di ogni età di impegnarsi in qualcosa in cui credono veramente e al contempo richiama la dedizione con cui i bambini e le bambine organizzano il proprio tempo e imparano attraverso il gioco.
La prospettiva dell’evento annuale è dunque quella di condividere significati ed esperienze, stimolare riflessioni, attivare idee attorno al tema del coinvolgimento attivo, in ogni stagione della vita. La porta è aperta a tutti i cenacolisti della poesia, in lingua o in vernacolo, vale tutto, purché venga dal cuore, come ci insegna il Piccolo principe.
Tutto ciò potrebbe apparire frivolo a uno sguardo superficiale, invece è esattamente il contrario perché la poesia disvela sintesi di sentimenti, manifesta l’irrefrenabile esigenza di liberare un pensiero bloccato nella mente, mette le ali alle parole, meglio se diciamo all’uso delle parole, quelle vere, alle quali bisogna tornare a dare peso ed importanza. in un periodo di rabbiosa mistificazione della realtà, occorre avere un’altrettanta furibonda voglia di tornare a riflettere, ad incontrarsi in carne e ossa e provare a guardarsi per cogliere le espressioni dell’anima attraverso gli occhi. probabilmente, diventare grandi senza perdere la voglia di giocare significa restare umani e basta guardarsi intorno per vedere quanto ce ne sia bisogno.
Cristina Sunna

Una volta ogni anno, almeno. Forse è poco, forse è tanto; a che serve? A niente, a tutto. Innocue battaglie a colpi di versi e di parole, che quasi sempre rimangono addosso come le peggiori cicatrici. Ma qui rimangono addosso oltre alle parole ed ai versi, anche le persone, la varia umanità protagonista, almeno una volta all’anno, di un attimo di attenzione, di riconoscimento, di accettazione e di intima gratificazione. Siamo tutti alla ricerca di nuovi equilibri, necessari e non più procrastinabili, per tenere accesa una possibilità di vivere e non sopravvivere; alla continua ricerca di una strada nuova e dritta da costruire su un impasto solido, e la costruzione comincia con il riconoscimento della esistenza dell’altro, così come è, e quindi della sua accettazione. Bisogna allora mettersi in gioco, confrontarsi, essere presenti fisicamente, e non virtualmente, farsi portatori di non violenza, di pace, diventare agricoltori che seminano spirito critico ed atteggiamento democratico. Parole semplici, ma nello stesso tempo complicate se profferite in un più ampio contesto nel quale la sudditanza dei più è caratterizzata dalla impossibilità, o non volontà, di distinguere il vero dal falso, il bene dal male, il bello dal brutto…
La cultura, la conoscenza, lo studio, risultano essere gli unici strumenti utili per rompere la immensa gabbia di ignoranza che ci imprigiona; è necessario scuotere chi continua con sguardi rivolti verso il basso a rimanere imprigionato e concentrato nel proprio più piccolo, e spesso misero ed arido orticello. Nuove forme di falsa e falsata ipocrita religiosità, ma così è sempre stato, forse; solo che ora, con i mutamenti vorticosi imposti dai detentori mondiali delle risorse e delle ricchezze, il processo di disumanizzazione, che invero da anni denunciamo, risulta essere giunto ai livelli massimi.
Allora noi continuiamo a metterci in gioco, alla ricerca di quei nuovi equilibri dei quali avvertiamo la necessità; nuovi equilibri necessari, perché devono contrapporsi alle necessarie guerre, alla necessaria richiesta di protezione che scaturisce da un contesto mondiale di semina di terrorismo, ignoranza e paura, falsità e brutture.
Sembra essere questa l’unica possibilità; pare essere questa l’ultima possibilità: umanità e cultura per uscire dal nuovo oscurantismo, dal nuovo evo che come mai nella storia dell’umanità ha subito processi di disumanizzazione di massa e di appiattimento delle coscienze invadendo le domus con che passano da futili balletti, come fosse niente alle guerre, alla distruzione, alla morte, tutto spettacolo, intrattenimento, con conseguente assuefazione e normalizzazione.
Mercenari dell’informazione e della politica, delle guerre e della morale, ed anche del semplice intrattenimento, che al soldo dei nuovi padroni del mondo, continuano a massacrare il sentire umano, lo spirito, le menti, la cultura… l’umanità; sono ormai in occupazione stabile dei luoghi della comunicazione e del potere. Invece continuo a voler guardare a quella strada diversa, quella nuova, che porta alla visione di un futuro, da immaginare e da costruire, che ora manca; quella strada, una strada costellata di diritti, di certezze, di cose belle, costellata di umanità, nonostante tanti…anni.
Otello Milauro