L’opinione di Michele DI SCHIENA

Xylella, verità sulle responsabilità

  • Mercoledì, 06 Marzo 2019
Xylella, verità sulle responsabilità

Si aspetta ancora di sapere se l’ex comandante della Forestale, Silletti, vada rinviato a giudizio o prosciolto per i reati contestatigli quando fu bloccato il suo piano di contrasto al batterio. Ma ci si chiede anche se ci sono responsabilità penali o civili per i danni causati dai ritardi nell'affrontare l'emergenza.

di Michele DI SCHIENA

«Siamo davanti a una catastrofe senza precedenti che deve essere affrontata in sinergia tra Unione Europea, Governo e Regione senza perdere più tempo perché ogni minuto perso regala al batterio la possibilità di avanzare e distruggere completamente la nostra olivicoltura»: così si è espresso sull’emergenza Xylella il Presidente di Italia Olivicola (importante associazione agricola del settore), Gennaro Sicolo, il quale ha stigmatizzato i ritardi registrati nell’applicazione delle misure rivolte a contrastare l’infezione e ha aggiunto che si devono snellire le procedure eliminando vincoli paesaggistici ed architettonici che impediscono l’espianto di «scheletri di ulivo» e i reimpianti rivolti alla ripresa della produzione. Le stime di Italia Olivicola parlano di 4 milioni di ulivi morti e della necessità di un Piano straordinario di 500 milioni di euro per rilanciare il settore nel quadro di interventi in mancanza dei quali la produzione di olio di oliva nelle zone colpite (province di Lecce, Brindisi e Taranto) rischia di scomparire «con conseguenze nefaste per migliaia di famiglie». E non basta perché il batterio, già presente alle porte di Bari, si sta estendendo nell’intera Puglia e minaccia i territori limitrofi della Basilicata.

Un’analisi, quella di Italia Olivicola, che suona un campanello di allarme su un flagello di gravità tale da colpire interessi vitali di migliaia di agricoltori mettendo in ginocchio l’economia delle zone colpite. Il disastro della “Xylella” non va perciò considerato come uno dei tanti problemi che affliggono questo lembo di Italia ma va trattato come il problema numero uno del nostro Salento e come tale affrontato tenendo conto delle acquisizioni scientifiche e delle indicazioni tecniche dei più autorevoli studi (nazionali e internazionali) in materia. E sì, perché un Salento senza olivi sarebbe un Salento privato del suo pregiato manto verde e quindi visibilmente deturpato in un tratto essenziale della sua identità territoriale, paesaggisticamente menomato, economicamente impoverito e culturalmente defraudato di un emblema che sin dagli albori della civiltà è sempre stato segno (anche sacro) di dignità, di rigenerazione e di pace.

A distanza di oltre cinque anni da quando si comprese che in agro di Gallipoli gli olivi si andavano essiccando per una infezione provocata dalla Xylella fastidiosa, assai poco si è fatto per contrastare il grave fenomeno. E ciò a causa delle suggestioni provocate da emotive proteste popolari contro il “piano Silletti” che prevedeva l’abbattimento degli ulivi infetti in ottemperanza alle prescrizioni della Commissione Europea. Manifestazioni avallate e spesso anche capeggiate da esponenti di diverse forze politiche che determinarono un clima surriscaldato nel quale maturò nel dicembre del 2015 la decisione giudiziaria di disporre il sequestro penale preventivo di urgenza di 2.223 ulivi contagiati per la ritenuta illegittimità di tale piano. Una misura cautelare accompagnata da avvisi di garanzia nei confronti del Commissario Straordinario Silletti e di altri nove indiziati per diversi reati compreso quello di falso materiale e ideologico. Provvedimenti incisivi quindi seguiti poi, nel luglio del 2016, da una decisione di dissequestro le cui motivazioni non apparvero tali da cancellare le perplessità da taluni a suo tempo espresse sull’appropriatezza degli atti giudiziari adottati.

Dal luglio del 2016 molta acqua è passata sotto i ponti ma l’epidemia è andata avanti anche se il Consiglio regionale di Puglia nel settembre del 2017 varò con ritardo una legge che adeguava le disposizioni regionali per la gestione della batteriosi alle norme europee in materia riproponendo in sostanza i contenuti del piano Silletti in precedenza avversato. La denuncia di Italia Olivicola e altre analoghe prese di posizione confermano che oramai c’è una larga e concorde consapevolezza della gravità di quanto è accaduto e dell’esigenza di porvi urgente ed efficace rimedio. Un impegno di sicuro non agevolato da certi evitabili contrasti di recente insorti tra organizzazioni di agricoltori. Una svolta avvalorata dall’ex commissario governativo generale Silletti che, durante un incontro svoltosi il 16 febbraio scorso a Ceglie Messapica, ha anch’egli sottolineato la gravità dell’emergenza e ha espresso fiducia nel decreto del Ministro delle Politiche Agricole Gianmarco Centinaio auspicando “un ritorno” al suo “vecchio piano”. Una dichiarazione significativa per la persona da cui proviene e perché resa in un contesto caratterizzato da un ritrovato consenso che mette in disparte i marginali residui di un assurdo “negazionismo” clamorosamente smentito dai fatti.

Nel corso delle dichiarazioni rese il 7 novembre scorso davanti alla Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, impegnata a far luce sulla diffusione della Xylella nel Salento, il Procuratore della Repubblica di Lecce annunciò, secondo quanto riferivano concordi notizie stampa, che nel giro di un paio di mesi il suo ufficio avrebbe deciso, per l’ex comandante del Corpo Forestale della Regione Puglia Silletti e per gli altri nove indagati, se chiedere il provvedimento di rinvio a giudizio o quello di archiviazione. Una decisione attesa dai cittadini delle nostre comunità che hanno interesse a conoscere, prima che il procedimento venga in toto travolto da prescrizioni, se i fatti oggetto dell’indagine richiedono la instaurazione del processo penale o se l’esito degli accertamenti espletati fa escludere qualsiasi responsabilità a carico degli indiziati. Non può comunque sfuggire che negli ultimi tempi da più parti, e anche nel corso di una partecipata manifestazione svoltasi a Monopoli il 13 gennaio scorso, si è fatto da alcune voci riferimento a responsabilità penali e civili sotto il profilo risarcitorio per gli ingenti danni provocati dalle inadeguatezze e dai ritardi con i quali è stato affrontato il problema della Xylella. Questioni in ordine alle quali sarà ovviamente la Magistratura, se del caso, a decidere. Ma ciò che appare plausibile è che ci siano state responsabilità politiche la cui verifica compete ai gruppi dirigenti dei partiti e movimenti interessati, fermo restando però il fatto che sulle responsabilità politiche, in democrazia, giudici di ultima istanza sono sempre i cittadini che possono esprimere i loro verdetti con l’esercizio del diritto di voto.

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