Per i ritardi nel contrastare l’epidemia

Xylella, l’Europa condanna l’Italia

  • Giovedì, 05 Settembre 2019
Xylella, l’Europa condanna l’Italia

A pagare le spese saremo tutti, per aver tentato di fare i furbi. Ma, forse, dovrebbero pagare soprattutto coloro che hanno impedito il contrasto all’epidemia e bloccato, nel 2015, il piano Silletti che recepiva la disposizioni europee.

di Fernando DURANTE

La Corte europea condanna l’Italia al pagamento delle spese processuali nella causa intentata dall’Europa contro i ritardi registrati nel procedere all’eradicazione degli ulivi infetti da xylella fastidiosa. Metodo, a giudizio dell’Alta corte, che avrebbe permesso di fermare l’avanzamento del patogeno entro la zona rossa, ora giunto a ridosso del territorio barese.
Ci si può aggrappare su tutte le argomentazioni ch si vuole per giustificare il mancato abbattimento delle piante entro i venti metri dall’area infetta, ma, per l’ennesima volta, abbiamo dimostrato di essere, sostanzialmente (generalizzo), affetti da sindrome di superficialità e speranza che, alla fine, non sarebbe accaduto niente.
Ora, a prescindere dal fatto che in questo campo si è registrata un’anarchia totale, un fai da te impressionante, laddove ognuno ha applicato il suo personale metodo sostenendo che avrebbe fermato l’avanzare del virus, pubblicizzandolo, poi. E, se così non si fosse rivelato? Beh! sarebbe stato lo Stato a pagare i danni provocati: un classico.
La scienza si è fermata nell’angusto recinto di incontri fra studiosi che, per carità, hanno suggerito i propri metodi, probabilmente, sarebbero stati in grado, quantomeno, di contenerne l’avanzare del patogeno. Ma chi li ha ascoltati? Chi sono costoro? E’ il classico commento che fanno i contadini, ritenendo che, solo chi zappa la terra con la vanga sia in grado di suggerire metodi infallibili.
Adesso si corre ai ripari. Un noto agronomo della provincia leccese, di cui non siamo autorizzati (ovviamente) a fare il nome, ha sostenuto che a nessuno degli olivicoltori avrebbe importato molto dell’albero perduto, ma di quanto lo Stato avrebbe messo a disposizione per ogni pianta seccata. Sarebbe toccato alla Regione applicare una linea di condotta ferma e seguire il procedere degli abbattimenti. Ma, questa, prima, ha minacciato fuoco e fiamme promettendo multe salate per quegli agricoltori che non avessero provveduto ad applicare le così dette “Buone pratiche”. Ma chi le ha viste? Poi, ha imposto (sic!) gli abbattimenti, pena altre sanzioni. Niente, ancora. Abbiamo visto, niente meno, un parlamentare elevare un ulivo secolare a residenza pur di no farlo abbattere. Concludendo: parlare di anarchia è il minimo che si possa fare.
Ed ora? Ora chi paga? Si paga tutti. Per aver tentato una volta ancora di fare i furbi: è andata male. Ma, forse, dovrebbero pagare soprattutto se non esclusivamente coloro che hanno impedito il contrasto all’epidemia e bloccato il piano Silletti, che, nel 2015, recepiva le disposizioni dell’Europa.

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