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Il Grande Salento - rivista online di Brindisi Lecce e Taranto - Xylella, gli interrogativi del dopo-inchiesta
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L’editoriale di Lino DE MATTEIS

Xylella, dubbi e interrogativi del dopo-inchiesta

  • Domenica, 12 Maggio 2019
Xylella, dubbi e interrogativi del dopo-inchiesta

Fu un errore bloccare quattro anni fa il Piano Silletti? Il sequestro degli ulivi infetti poteva essere evitato per non impedire l’azione di contrasto all’epidemia? Sono gli interrogativi che ci si pone dopo l'archiviazione dell’inchiesta dei magistrati leccesi.

di Lino DE MATTEIS

Confesso che è da qualche giorno che sto cercando di capire cosa sia successo in realtà con l’inchiesta dei magistrati leccesi che, di fatto, ha bloccato per quattro anni il contrasto all’epidemia di xylella che ha desertificato gli uliveti salentini. Penso che sia giusto che i magistrati abbiano aperto un’inchiesta per accertare eventuali responsabilità nella diffusione del batterio killer, ma ritengo che, forse, sia stato un grave errore, data la portata e la gravità dell’epidemia, il sequestro del “corpo del reato” e cioè gli ulivi infetti, bloccando così di fatto anche il Piano Silletti, che, su mandato del Governo italiano e dell’Europa, tentava di porvi argine con una terapia d’urto a base di tagli, fitofarmaci e buone pratiche.

Aperta sull’onda di ricorsi ed esposti di ambientalisti radicali e complottisti, che ritenevano inesistente il pericolo xylella o creato apposta per colpire l’olivicoltura salentina, l’inchiesta leccese si è di recente conclusa con un nulla di fatto, con la richiesta cioè di archiviazione perché impossibile individuare dei responsabili. La palla però è passata ai giudici baresi, ai quali è stato girato per competenza uno stralcio dell’inchiesta leccese relativo al “giallo” dell’importazione di campioni di xylella all’Istituto Agronomico Mediterraneo (Iam) di Valenzano, con l’ipotesi che siano state falsificate delle autorizzazioni. Anche l’inchiesta barese, quindi, sembra orientata ad accertare eventuali irregolarità amministrative, lontana però dall’individuare responsabilità nella diffusione del batterio, la cui comparsa, per altro, non si è manifestata nelle campagne baresi ma in quelle salentine, e in particolare nel Gallipolino.

Come si diceva, nulla osta che la magistratura indaghi sulle eventuali responsabilità della diffusione, ma resta l’interrogativo sull’opportunità di quel decreto di sequestro del 21 dicembre 2015, che bloccò il Piano Silletti di abbattimento degli alberi colpiti dal batterio. Sull’inchiesta dei magistrati leccesi, aperta nel maggio 2014, premeva l’ondata delle teorie complottiste, secondo cui la malattia degli ulivi salentini faceva parte di un piano delle multinazionali per rimpiazzarli con piante geneticamente modificate. Al culmine delle manifestazioni di piazza degli ambientalisti contro il taglio degli ulivi, nonostante la procedura di infrazione avviata dall’Europa contro l’Italia per non aver ottemperato agli obblighi previsti dai piani di intervento, la Procura di Lecce decise il sequestro di tutti gli ulivi destinati all’abbattimento e mise sotto indagine una decina di persone, tra cui lo stesso commissario straordinario Giuseppe Silletti. Un sequestro dunque avvenuto non all’apertura del fascicolo dell’inchiesta, ma un anno e mezzo dopo.

Il sequestro degli ulivi e il blocco del Piano Silletti, che nel frattempo si era dimesso, fece esultare il fronte populista degli ambientalisti, sostenuto allora anche da esponenti pentastellati e dallo stesso governatore pugliese, Michele Emiliano, tanto che la Regione avocò a sé le competenze sul batterio e istituì una task force per far fronte all’emergenza. Il risultato è stato tra i più catastrofici, alle tante parole non sono seguiti fatti concreti consentendo alla xylella di espandersi indisturbata sull’intero Salento. Solo di recente, all’apparire del batterio anche nel Barese, il governatore Emiliano e gli stessi esponenti del M5s hanno cambiato parere, tanto da chiedere urgentemente l’intervento del ministro dell’Agricoltura, Centinaio, per contrastare l’epidemia. Il paradosso è che nel decreto d’urgenza disposto dal ministro Centinaio sono state riproposte quelle stesse misure di contrasto previste dal Piano Silletti, e cioè eradicazione degli alberi, fitofarmaci e buone pratiche.

Pur se tecnicamente previsto dalla procedura giudiziaria, è lecito comunque, a questo punto, chiedersi se il sequestro degli alberi infetti disposto dalla magistratura leccese quattro anni fa sia stato un errore che ha ritardato il contrasto alla xylella, la cui epidemia oggi è divenuta ormai incontrollabile? È lecito chiedersi se si poteva fare diversamente e se l’inchiesta sarebbe potuta proseguire anche senza bloccare le procedure di contrasto all’epidemia?

Domenica, 12 Maggio 2019

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