Patto tra Salvemini, Rossi e Melucci

Un Piano strategico per il Grande Salento

  • Lunedì, 20 Maggio 2019
Un Piano strategico per il Grande Salento

Insieme per essere più forti. Lanciato ieri a Lecce il progetto per una strategia di sviluppo integrata per la Terra d’Otranto tra il candidato sindaco di Lecce Carlo Salvemini e i sindaci di Brindisi, Riccardo Rossi, e quello di Taranto, Rinaldo Melucci.

Carlo Salvemini, candidato sindaco di Lecce della coalizione progressista, civica e moderata, ha invitato oggi i sindaci di Brindisi Riccardo Rossi e di Taranto Rinaldo Melucci a prendere parte ad un incontro pubblico sul tema della strategia di sviluppo integrata che le tre città della Terra d’Otranto hanno l’opportunità di costruire insieme per meglio affrontare le sfide dello sviluppo economico, sociale e culturale che il presente e il futuro pongono. Sia Melucci che Rossi hanno condiviso il progetto di una strategia comune per far crescere il territorio delle tre province.

La costruzione di un Piano strategico di sviluppo che accomuni le tre città è un obiettivo qualificante del programma di governo di Salvemini, che già da sindaco, nel luglio del 2018, aveva incontrato Melucci e Rossi avviando il lavoro di progettazione degli strumenti e di individuazione degli ambiti sui quali i capoluoghi possono fare squadra per essere più forti. «Il Piano si caratterizzerà – ha spiegato Carlo Salvemini – come strumento di governance che vede, sulla base di un indirizzo politico forte, le strutture tecniche e amministrative dei tre enti collaborare nella progettazione e realizzazione di strategie e iniziative comuni nei campi dello sviluppo infrastrutturale, degli insediamenti produttivi, dell’attrazione turistica, delle politiche culturali, delle politiche ambientali e in tutti gli ambiti del governo territoriale nei quali la condivisione genera benefici ed economie».

«Oggi la sfida ha bisogno di essere ribadita, rilanciata, rinnovata – ha aggiunto Salvemini –. L’impulso è dato dall’ambizione di fare della Terra d’Otranto una terra capace di essere presente sui mercati internazionali, attrarre investimenti, visitatori, interessi, restando saldamente compresa e appartenente al territorio della Puglia e non in contrapposizione, ma in dialogo, con altri territori. Non una nuova “piccola patria” che si guarda l’ombelico, ma un innovativo progetto di governance territoriale integrata per meglio intercettare le opportunità che le reti internazionali offrono».

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Di seguito il materiale illustrativo del progetto fornito alla stampa durante la conferenza stampa.

Tre città, una terra in comune: collaborare allo sviluppo dentro una nuova scala

Tutte le principali agenzie prevedono che nel 2030 più della metà della popolazione mondiale vivrà nelle città e nelle grandi metropoli. Già oggi sono in molti a sostenere che la competizione è fra città metropolitane piuttosto che fra Paesi e il fenomeno crescerà sempre di più nel prossimo futuro. In questo scenario assume un significato notevole il ruolo delle città medie, soprattutto quelle collocate geograficamente lontano dalle grandi aree urbane, che hanno la necessità di agire su una scala territoriale più ampia. Un tema che l’Unione Europea si è posta delineando il prossimo ciclo di programmazione 2021/2028.

In linea con quanto suggerito dall’UE sulla necessità di una programmazione dello sviluppo di area vasta, è indispensabile oggi cambiare punto di osservazione, allargare lo sguardo, percepirsi città capoluogo dentro un territorio più allargato ed esteso, oltre la dimensione urbana, puntando su accordi e partenariati tra più enti e pubblico privato, sostenuti da processi partecipativi dei cittadini. Oggi le città si sono dilatate, i loro confini rarefatti, gli spostamenti intensificati, le distanze ridotte, si abita in un luogo e si lavora in un altro, i confini amministrativi delle città si dissolvono dentro ambiti di territorio che uniscono tra loro più centri e i loro paesaggi di riferimento. Dentro questa nuova dimensione aperta ed estesa, i fattori dello sviluppo si organizzano su scala territoriale e si coltivano le vocazioni locali trasformandole in fattori di successo a beneficio di aree più vaste. È entro questa diversa scala di riferimento che acquisisce un nuovo senso rilanciare la Terra d’Otranto, le sue caratteristiche geografiche, le sue prossimità e relazioni, con la consapevolezza comune che le città medie, singolarmente, non riescono a competere in un mercato sempre più vasto e globale, perché non hanno la forza di attrarre investimenti (spesso per carenze infrastrutturali) e di offrire opportunità per i giovani. Queste potenti trasformazioni urbane stanno avvenendo in assenza di politiche di programmazione dello sviluppo da parte del Governo. E le città medie cercano soluzioni incoraggiate dalle indicazioni che provengono dall’Europa. È indispensabile aggiornare la cassetta degli attrezzi per essere pronti a utilizzare al meglio le risorse comunitarie e ridisegnare il futuro delle città stringendo Patti, accordi, sulla base di una concertazione con i corpi intermedi.

Il ruolo della Regione e degli enti territoriali

In qualche caso sono le Regioni che ridefiniscono gli ambiti territoriali dello sviluppo. Se in Emilia-Romagna la Regione ha individuato tre ambiti sub regionali, in altre Regioni più lentamente si procede nella stessa direzione ma il senso di marcia è segnato. Così Parma, città dove il tasso di disoccupazione è al 4,6%, sta costruendo il piano di sviluppo per il prossimo ciclo di programmazione con Piacenza e Reggio Emilia, Ascoli Piceno stringe accordi con Macerata e Camerino, Benevento si allea con Avellino e apre a Caserta, Cosenza punta all’unificazione con Rende e in Lombardia Brescia costruisce la sua piattaforma di sviluppo con Bergamo, Mantova e Cremona.

Insieme alla Regione Puglia anche le tre città capoluogo Lecce, Brindisi e Taranto potranno puntare a salvaguardare e sviluppare le proprie specializzazioni e costruire politiche infrastrutturali materiali e immateriali nell’ottica di un ambito di territorio più esteso. A questo processo contribuiranno le Camere di Commercio, le Università, le organizzazioni datoriali e sindacali, le banche locali, gli stessi operatori economici, con la consapevolezza che occorre lavorare ad un disegno comune e condiviso per affrontare le sfide di un futuro che è già presente.

Il contesto meridionale e pugliese

Nel Mezzogiorno la sfida è ancora più difficile. Il ritardo dello sviluppo, lo spopolamento di intere aree, la crescente disoccupazione giovanile e la fuga di molti giovani verso aree italiane ed europee più attrattive in termini di opportunità, la carenza di infrastrutture moderne, una crescente tensione sociale, un tasso di povertà educativa e di dispersione scolastica elevato, rendono ancora più urgente la necessità di adottare politiche nuove e coraggiose che uniscano le comunità attorno ad obiettivi credibili e praticabili. La logica della frammentazione e separazione deve essere sostituita da quella collaborativa dell’integrazione. Costruire una piattaforma di sviluppo di Terra d’Otranto non è quindi in contrapposizione con altre aree della nostra regione ma è il contributo consapevole al rafforzamento dello sviluppo della Puglia. La Terra d’Otranto, penisola della Puglia e d’Italia, ha due mari, due porti importanti, l’Università, centri di ricerca, un sistema industriale che, pur tra mille difficoltà, regge e si attesta bene nei settori più innovativi, un patrimonio culturale di valore internazionale, una struttura aeroportuale che va crescendo, una vivacità del terzo settore e delle imprese culturali e creative, un paesaggio contrassegnato da parchi naturali e paesaggi agricoli e identitari notevoli, una filiera agroalimentare che punta alla valorizzazione delle produzioni tipiche, un sistema turistico che va diventando sempre più competitivo, sono alcuni dei fattori su cui possiamo lavorare per superare alcune criticità che ancora permangono.

La Terra d’Otranto: una nuova strada per costruire il futuro del territorio

Se i tre capoluoghi della Puglia meridionale avviano un processo di costruzione di obiettivi comuni di sviluppo, inseriti dentro lo spazio e un nuovo immaginario della Terra d’Otranto, aprono un confronto con le forze vive delle proprie comunità. Non stanno rinunciando alle proprie politiche urbane, alla loro identità, allo loro storia. Non stanno scansando i problemi con cui si confrontano quotidianamente per rispondere ai bisogni, alle attese dei propri concittadini. Piuttosto danno concretezza alla necessità di percorrere strade nuove, forse inedite ma più forti, con il solo obiettivo di costruire un futuro dove i giovani di questa terra non debbano più emigrare per realizzare i loro sogni, dove i cittadini vivano bene perché i loro diritti alla salute, all’istruzione sono garantiti, dove possano nascere o insediarsi nuove imprese perché servizi e infrastrutture sono efficienti, dove la competizione fra territori contigui, se integrati, prende la forma della collaborazione, della rete. Un segnale forte verso i paesi e le città delle nostre tre province perché superino quel campanilismo che impedisce spesso di trovare soluzioni a problemi comuni. Diceva un grande regista francese: questo è il tempo in cui non ci si salva da soli. Le nostre tre città hanno l’affaccio sul mare. Sappiamo tutti quindi che il posto più sicuro per una nave è il porto. Ma le navi sono state costruite per navigare, esplorare. Le città sono come le navi. Sono costruite per cambiare, trasformarsi e attrezzarsi per attraversare condizioni e stagioni diverse. Noi possiamo farlo, insieme, ora perché questo è il tempo che ci è dato di vivere.

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