L’analisi di Sergio VENTURA

Trasporti, il Salento tra Europa e Cina

  • Venerdì, 01 Marzo 2019
Trasporti, il Salento tra Europa e Cina

Una nuova visione di Terra d'Otranto dovrà basarsi sulla capacità attrattiva del Salento, sul rinnovato ruolo dei porti di Taranto e Brindisi, sul potenziamento dell'aeroporto di Brindisi e su veloci collegamenti tra i tre capoluoghi per creare una vera comunità.

di Sergio VENTURA

Il 26 maggio si voterà a Lecce sia per le elezioni comunali che per quelle europee. Sembrano due ambiti lontani tra loro, ma è veramente così? In che modo le scelte strategiche europee coinvolgeranno la vita quotidiana dei leccesi? E dall'altro lato, quale visione di sviluppo immaginiamo per il Salento integrato nella futura Europa che uscirà dalla competizione elettorale di maggio?

Negli ultimi trent'anni la Comunità Europea ha molto investito sul potenziamento delle linee di trasporto tra le varie nazioni. Lo ha fatto individuando dei "Corridoi", che altro non sono che linee di collegamento commerciali e di trasporto tra le principali città europee.

Due sono i principali "Corridoi europei" che interessano l'Italia: uno da Nord a Sud, che collega i paesi scandinavi con Palermo e attraverso una diramazione, Taranto passando da Bari; l'altro da Est ad Ovest, che collega Budapest con la Spagna passando da Torino e Lione attraverso la discussa TAV.

Le condizioni che portarono l'Europa a immaginare questo secondo Corridoio sono profondamente mutate: il Portogallo e l'Ucraina, alle prese con la crisi economica, si sono ritirate dal progetto; le difficoltà tecniche da affrontare per realizzare l'opera nel tratto tra Trieste e la Croazia (zona carsica) hanno di fatto declassato le potenzialità e la visione strategica di questo infrastruttura.

La discussa TAV è quindi oggi un'opera che, perso il suo senso strategico, dev'essere riclassificata quale infrastruttura regionale utile esclusivamente agli interessi del Piemonte e della Regione sud-orientale francese, storicamente legate tra loro. Risulta evidente che con tali presupposti le enormi risorse da investire sarebbero un ingiustificato spreco di denaro pubblico.

A complicare ulteriormente la situazione ci ha pensato nel 2013 il governo cinese che ha avviato la realizzazione della "Nuova Via della Seta", una strada commerciale terrestre, integrata a quella marittima esistente, che collegheranno la Cina, ora la più grande area manifatturiera del mondo, con i mercati occidentali europei.

Fin dal 2009 la Cosco (China Ocean Shipping Company), la compagnia di stato cinese per la mobilità, aveva dimostrato interesse per il porto di Taranto, ma l'indifferenza delle autorità italiane e le difficoltà nei collegamenti ferroviari tra la Puglia e il resto di Europa ha indotto i cinesi all'acquisizione, per trent'anni, del porto del Pireo (Atene) e a finanziare il potenziamento della Ferrovia dei Balcani.

Una linea ferrata che muovendosi da Atene a Budapest attraversa i paesi balcanici, in contrasto con la stessa pianificazione europea e che ha di fatto tagliando fuori, dai ricchi flussi di merci provenienti dall'oriente, tutta l'Italia meridionale.

I vari governi succedutisi invece di affrontare il nodo strategico dei collegamenti ferroviari italiani sud-nord hanno di fatto abbandonato le regioni meridionali e in particolare la Puglia al loro destino.

I porti di destinazione finale delle merci cinesi sono stati individuati in Trieste-Venezia sull'Adriatico e Genova sul Tirreno e via terra, si è preferito collegarsi, attraverso il Corridoio della TAV rinverdito da questo nuovo scopo, con la Ferrovia dei Balcani a Budapest invece di potenziare le ferrovie verso in Sud Italia.

In questo contesto si comprendono le pressioni leghiste per la realizzazione della TAV che, per il nostro territorio, avrà sicuramente una ricaduta negativa di gran lunga superiore alla TAP.

Il Rapporto Pendolaria 2018 di Legambiente, presentato lo scorso gennaio, ha individuato 26 opere strategiche da finanziare con le risorse che dovrebbero essere spese per la costruzione della TAV.

Di queste, due riguardano la nostra Regione e in particolare la Terra d'Otranto: la trasformazione delle Ferrovie Sud-Est del Salento in metropolitana di superficie collegata con Brindisi e Taranto e il potenziamento della ferrovia Taranto-Potenza-Battipaglia che permetterebbe alla Terra d'Otranto di collegarsi direttamente alla linea dell'alta velocità senza passare da Bari.

Una nuova visione della Terra d'Otranto, quindi, dovrà basarsi sulla capacità attrattiva del Salento, su un rinnovato ruolo dei porti di Taranto e Brindisi, sul potenziamento dell'aeroporto di Brindisi e su veloci collegamenti tra i tre capoluoghi per creare nei fatti una vera comunità.

Oggi, l'approvazione della Zona Economica Speciale del porto di Taranto da parte della Regione Basilicata, di concerto con quella pugliese; e il possibile arrivo della multinazionale turca Yilport Holding nella gestione degli scali container ci offre la possibilità futura di intercettare nuovamente i flussi commerciali cinesi.

La miope scelta, operata nel completo silenzio della classe dirigente salentina, di accorpare il porto di Brindisi all'Autorità portuale di Bari invece che a Taranto, rende difficile il futuro di questo terminal che dovrà costruire, in collaborazione con il porto di Igoumenitsa e di Durazzo, una porta verso i mercati dell'Est Europa. Attraverso lo spostamento del capolinea dell'alta velocità, ora limitata a Bari, si potranno connettere, sul porto di Brindisi, due Corridoi europei, quello nord-sud italiano e quello del Mediterraneo Orientale che si attesta a Durazzo; rendendo economicamente realizzabile tale ipotesi.

Il mancato collegamento ferroviario con l'aeroporto di Brindisi e le sue carenze tecnologiche hanno di fatto ridimensionato il potenziale di questo scalo che invece risulta strategico nello sviluppo di tutta la Terra d'Otranto.

La elettrificazione di tutta la rete FSE diventa il vero progetto strategico su cui basare la costruzione della Comunità di Terra d'Otranto e su cui misurare le capacità della sua classe dirigente.

Non è più il tempo di andare a chiedere, con il cappello in mano, qualche corsa di Freccia Rossa in più, ma quello di costruire un forte confronto sui reciproci interessi tra tutte le forze politiche, imprenditoriali e del lavoro delle tre provincie di Terra d'Otranto.

La scommessa futura della Terra d'Otranto sarà quella di essere protagonisti attivi di una "Storia" in continuo movimento da cui non vogliamo più essere esclusi.

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