Il tradimento del M5s

Tap, un epilogo prevedibile

  • Giovedì, 01 Novembre 2018
Tap, un epilogo prevedibile

La polemica esplosa dopo il voltafaccia grillino tra il sindaco di Melendugno, Potì, e la ministra del Mezzogiorno, Lezzi, era già nelle cose fin dall’inizio. [Nella foto Potì e Lezzi, mentre firmano l’accordo contro Tap]

Come per l’Ilva di Taranto, i veementi e appassionati comizi degli esponenti grillini in campagna elettorale contro il gasdotto Tap (si possono riascoltare su you tube) richiamano molto le focose trasmissioni di Wanna Marchi, che, poi, come si sa, è stata condannata per aver carpito la credulità popolare. Senza paraocchi demagogici, non era difficile però credere che, come era impossibile chiudere l’Ilva, era impossibile fermare il gasdotto della Tap, così come non sarà possibile fermare la Tav. In molti antiTap, che conducevano e conducono una loro legittima battaglia, hanno voluto credere alle sirene della propaganda grillina. E i candidati grillini, a loro volta, sono stati ben disposti a fomentare quelle aspettative a scopi elettorali, lucrando voti su quella aspettativa.  

Nel "contratto di governo" tra M5s e Lega il gasdotto della Tap non viene neanche citato, mentre per la Tav si dice soltanto che “con riguardo alla Linea ad Alta Velocità Torino-Lione, ci impegniamo a ridiscuterne integralmente il progetto nell'applicazione dell'accordo tra Italia e Francia”. “Ridiscutere” sì, ma “nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia”.  

Sulle opere pubbliche il "contratto" Lega-M5s chiama in causa il “Comitato di conciliazione” a cui vengono demandate le decisioni controverse: “Il Comitato, dopo un’attenta analisi e valutazione del rapporto tra costi e benefici, adotterà le opportune decisioni con riferimento alla realizzazione e al completamento delle opere pubbliche di rilievo nazionale”. La via d’uscita per giustificare il mancato rispetto delle promesse elettorali è bella e trovata: “verificheremo il rapporto costi-benefici” e se i conti non tornano, ci dispiace, non si può fare nulla. Una scusa che potrà essere usata anche per la Tav, rispettando il "contratto", certo, ma con buona pace per le promesse elettorali. 

E allora, la ministra Lezzi, insieme agli altri esponenti grillini, Di Battista compreso, è responsabile di aver promesso cose che non avrebbe potuto mantenere, ma il sindaco di Melendugno, Poti, insieme ai noTap, è responsabile per essersi lasciato abbindolare dalle promesse elettorali. La realtà è sempre più forte della menzogna e la verità, prima o poi, viene a galla. Il populismo, brandito alla Wanna Marchi, può dare risultati quando si è all’opposizione ma non può essere strumento di governo. Per governare ci vuole responsabilità e senso dello Stato, ci vuole attenzione al bene comune. Non si può governare come se si fosse sempre in campagna elettorale, pensando solo ai propri interessi partitici, perché, alla lunga, senza risultati concreti, anche quelli si ritorceranno contro.

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