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Sentenza della Corte appello Lecce

Se l’Inps non risponde il debito si annulla

  • Lunedì, 01 Luglio 2019
Se l’Inps non risponde il debito si annulla

Una rivoluzionaria sentenza del Tribunale di Lecce ha stabilito che se l’ente non risponde entro 220 giorni al contribuente che contesta le pretese del concessionario il debito viene annullato.

I giudici della Corte d’Appello di Lecce hanno sanciscono che se l'ente non risponde entro 220 giorni alla lettera del contribuente che contesta le pretese del concessionario (ex Equitalia, ora Agenzia Entrate Riscossione) il debito viene annullato per "silenzio/assenso". La sentenza 1539/2018, pubblicata l’8 febbraio 2019, relativa a un caso affrontato dallo studio legale Matteo Sances, è passata in giudicato in quanto non è stata impugnata nè dall'Inps nè dal concessionario della riscossione.

L’articolo 1, comma 537, della legge n.228/2012 prevede espressamente che i “concessionari per la riscossione sono tenuti a sospendere immediatamente ogni ulteriore iniziativa finalizzata alla riscossione delle somme iscritte a ruolo o affidate, su presentazione di una dichiarazione da parte del debitore…”. A seguito dell’invio della lettera da parte del contribuente al concessionario, dunque, quest’ultimo è tenuto ad avvisare l’ente competente – che potrebbe essere, ad esempio, l’Inps per i contributi previdenziali, l’Agenzia delle Entrate per i tributi, etc… – il quale a sua volta deve rispondere al contribuente (comma 539). Ovviamente la parte più importante della norma è sicuramente quella che stabilisce le conseguenze derivanti dalla mancata risposta dell’ente impositore.

Il comma 540, infatti, prevede che “trascorso inutilmente il termine di duecentoventi giorni dalla data di presentazione della dichiarazione del debitore allo stesso concessionario della riscossione, le partite … sono annullate di diritto…”. «Tale pronuncia – spiega l’avvocato Matteo Sances – non è l'unica del suo genere, in quanto da qualche anno ho ottenuto altre sentenze dello stesso tenore (sent. Comm. Tributaria Lecce 2674/16, Comm. Trib. Milano 5667/17 visibili su www.studiolegalesances.it - sez. Documenti) ma è sicuramente importante perché non è stata impugnata in Cassazione dagli Enti che dunque ne hanno accolto finalmente i principi innovativi».

«A mio parere – aggiunge l’avvocato Sances –, l’importanza di questa sentenza è che stabilisce il principio che se un contribuente riceve un atto esattoriale dalla vecchia Equitalia (ora Agenzia entrate riscossione) e ritiene che il debito non sia dovuto, può fare una semplice comunicazione al concessionario su carta libera, senza dover necessariamente avviare un’azione legale, e, se l’ente impositore non risponde entro 220 giorni, il debito si annulla di diritto (legge n.228/2012, art. 1, comma da 537 a 540). A dire il vero, da ottobre 2015 la legge è stata oggetto di alcune modifiche ma la parte sostanziale della norma è rimasta in piedi».

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