Archeologia/ La Mappa di Soleto

Salentina la più antica carta geografica

  • Giovedì, 01 Novembre 2018
Salentina la più antica carta geografica

Ritrae il Salento la più antica carta geografica di cui si abbia conoscenza in Occidente ed è stata ritrovata a Soleto. Si tratta di un coccio di creta del V secolo a.C., frammento di un vaso più grande, sul quale è tracciata la sagoma del Salento.

di Lino DE MATTEIS

La penisola salentina vanta il primato di essere stata riprodotta nella più antica carta geografica occidentale dell’età classica di cui si abbia conoscenza: la “Mappa di Soleto”, così detta per essere stata ritrovata nel comune di Soleto (Lecce), il 21 agosto 2003, in zona “Fontanelle”, nel corso di una campagna di scavi diretta dall’archeologo belga Thierry van Compernolle. Si tratta di un pezzo di coccio, una “crasta” in dialetto locale, un òstrakon in greco, che significa “conchiglia” ma indicava anche i frammenti di ceramica utilizzati come schede elettorali nelle procedure di votazione per infliggere la pena dell’ostracismo nell’antica Grecia.

La “Mappa di Soleto”, risalente al V secolo a.C., dalle dimensioni di appena cm 6 per 3, consiste di un frammento curvo di terracotta appartenuto ad un vaso attico, il cui sfondo, smaltato di nero, è inciso con il profilo della penisola salentina. Nella mappa sono riportati alcuni siti di città del Salento, segnalati con dei puntini e il nome, o iniziali del nome, delle località, oltre ai due mari che lo bagnano, Adriatico e Jonio, segnalati con delle onde stilizzate, a forma di sigma. In alto a destra del coccio, si nota la parte bassa rimasta della scritta corrispondente all’attuale sito di Roca Vecchia (Melendugno, Lecce), da cui si evince che il frammento era parte di una più ampia superficie.

Sulla minuscola mappa sono incisi i nomi di 13 località, una delle quali in greco, ΤΑΡΑΣ: Τάρας, Taras, Tarentum (Taranto) e 12 in messapico, e alcune in forma abbreviata: ΒΑΛ: Bal..étion, Aletium (Alezio); ΒΑΣ: Bas..ta, Basta (Vaste); ΓΡΑΧΑ: Graxa, Callipolis/Anxa (Gallipoli o Porto Cesareo); ΗΥΔΡ: Hydr..us¸ Hydruntum (Otranto); ΛΙΚ: Lik..tos, Castrum Minervae (Castro); ΛΙΟΣ: Lios, Veretum/Leuka (Patù o Leuca); ΜΙΟΣ: Mios, (Muro Leccese); ΝΑΡ: Nar..etòn, Neretum (Nardò); ΟζΑΝ: Ozan, Uzentum (Ugento); ΣΟΛ: Sol..lytos, Soletum desertum (Soleto); ΣΤΥ: Sty..bar (Cavallino o Sternatia); ΥΡΙΑ: Thuria, Thuria sallentina (Roca Vecchia). Oltre a tipi di scrittura messapica o greca, gli studiosi hanno ravvisato anche forme locali di provenienza ellenica, come nel caso del toponimo Graxa (Gallipoli o Porto Cesareo). L’interpretazione dei toponimi della mappa si basa sulla posizione dei nomi dei siti e le corrispondenti località attuali, sulle monete rinvenute con il nome delle antiche città, sui resti di mura messapiche, sulle testimonianze degli storici e dei geografi antichi.

La localizzazione degli antichi siti indicati sulla mappa coincide, per la maggior parte, con quella odierna come per le città di Taranto, Alezio, Vaste, Otranto, Castro, Leuca, Nardò, Ugento, Soleto, Roca Vecchia. Qualche incertezza riguarda invece ΓΡΑΧΑ, Graxa (Gallipoli/Porto Cesareo), la cui collocazione sulla mappa è spostata leggermente a nord dell’attuale Porto Cesareo, presso località Scalo di Furno, dove è stato rinvenuto un villaggio dell’Età del Bronzo. Poiché la mappa risale al V secolo a.C., è probabile che allora la città di Gallipoli non esistesse ancora o fosse solo il porto della città messapica di Alezio. Anche il nome di MIOΣ, Mios (Muro Leccese), sulla mappa è spostato verso nord, ma, presumibilmente, per problemi di spazio. La scritta ΣΤΥ, Sty..bar, invece, di difficile interpretazione, in base alla sua collocazione nella mappa, a nord di Soleto, potrebbe corrispondere a Sternatia o a Cavallino, quest’ultima sicuramente città messapica per le sue mura.

Il frammento di Soleto è stato utile per stabilire la provenienza di alcune monete messapiche rinvenute nel Salento. Se per quelle con la scritta OZAN (Ozan, Uzentum), coniate tra III-II secolo a.C., e quelle con la scritta ΝΑΡΗΤΙΝΩΝ (Nar..etòn, Neretum), coniate tra 325-275 a.C., è stata concorde la loro attribuzione, rispettivamente a Ugento e Nardò, prima della sua scoperta gli studiosi di numismatica erano incerti circa la provenienza di altre monete. Per ΓΡΑΧΑ (Graxa, Callipolis), III-II secolo a.C., si ipotizzava infatti che, invece che a Gallipoli, potessero essere state coniate a Egnathia (Egnazia, Fasano), a Karpene (Carbina, l’odierna Carovigno), a Muro Maurizio (contrada Li Castelli, San Pancrazio Salentino). Per ΒΑΛΕΘΑΣ (Balethas, Bal..étion, Aletium), 480-460 a.C., invece che ad Alezio, si ritenevano di provenienza da Balesium (Valesio, Torchiarolo).  

Non mancano le fonti storiche, come quelle del geografo greco Strabone di Amasea (60 a.C.-24 d.C.) e del naturalista romano Plinio il Vecchio (23-79 d.C.). Strabone, che viaggiò molto nel Salento e scrisse in età augustea, ci conferma l’esistenza di una strada “sallentina”, che da Taranto arrivava a Vereto e, quindi, sino ad Otranto, congiungendo così lo Jonio all’Adriatico, già prima del sistema viario romano. Lo stesso Strabone definì quella strada più comoda, preferendola al periplo via mare della penisola. Strabone, il cui punto di vista era per la navigazione dei Greci, aggiunge che «coloro che non riescono a tenere la rotta (per Brindisi, ndt) poggiano a est da Saseno (isolotto albanese, ndt) verso Otranto e da qui, col vento favorevole, puntano sul porto di Brindisi, oppure sbarcano (a San Cataldo, Lecce, ndt) e proseguono per la più breve via di terra, puntando su Rudiae, la patria di Ennio». Confermando l’esistenza della strada, Plinio il Vecchio precisa che da Vereto a Otranto, passando per Vaste, ci sono 19 miglia. Nei secoli successivi, la “sallentina” passava anche da Castro (Castrum Minervae), come documentato da un’altra importante carta geografica, la “Tabula Peutingeriana”, copia medievale, del XII-XIII secolo, di un’antica carta romana, del IV secolo, che mostra le vie militari dell’impero romano. Di Cavallino e Muro Leccese i due scrittori non fanno cenno, pur essendo state due città messapiche importanti, come dimostrano le possenti mura rinvenute in entrambi i centri. La “dimenticanza” può essere attribuita solo al fatto che Cavallino e Muro furono completamente distrutte durante l’età augustea.

La corrispondenza di buona parte dei toponimi con l’odierna collocazione delle località indicate, alcune iniziali di città messapiche fino ad ora sconosciute (ΛΙΚ, ΜΙΟΣ, ΣΤΥ, ΛΙΟΣ), la scrittura arcaica dei nomi di alcune già note (ΒΑΛ, ΝΑΡ, ΗΥΔΡ), il fatto di essere un frammento di una mappa più grande, tutto questo giocherebbe a favore dell’autenticità del frammento. C’è, però, chi la mette in dubbio proprio per l’eccessiva precisione delle posizioni geografiche dei siti indicati, la scrittura che talvolta utilizza caratteri greci di epoche più recenti e l’uso dei puntini per indicare la posizione delle città, grafica utilizzata nelle mappe moderne, al posto delle casette stilizzate tipiche delle antiche mappe romane. D’altra parte, trattandosi di uno spazio di piccole dimensioni, l’uso dei puntini per indicare i siti appare molto più pratico, come la necessità di abbreviare i nomi delle località. La mappa ha contribuito, inoltre, a individuare la reale collocazione di alcune località di cui si conosceva il nome ma non la loro reale posizione (ΓΡΑΧΑ, ΒΑΛ, ΥΡΙΑ). L’idea di un “falso”, inoltre, risulta difficile da avvalorare se si pensa alla assoluta casualità del rinvenimento da parte dei due soletani Mario Antonio Piscopo e Luigi Resta, che, sotto la guida di “Thierry”, come veniva chiamato confidenzialmente l’archeologo Van Compernolle, a cui Soleto ha poi tributato la cittadinanza onoraria, nel corso di una campagna di scavi in quello che si ipotizza sia stato un sito messapico.

Nonostante il reperto sia stato già sottoposto alle analisi con il radiocarbonio (metodo del carbonio-14), che ne attesta con certezza la datazione attorno al V secolo a.C., la “Mappa di Soleto” è ancora oggetto di dibattito circa la sua reale veridicità. Dal laboratorio americano di Sydney, infatti, si attendono ancora risposte sulla effettiva datazione del graffito inciso sul frammento di coccio. Ma se anche quest’ultima analisi dovesse confermare la stessa datazione, non si avrebbero più dubbi sulla eccezionale importanza della scoperta, da cui risulta che, molto prima dei Romani, i Messapi avevano costruito la carta geografica del loro territorio. La scoperta della “Mappa di Soleto” porrebbe, quindi, agli storici la necessità di riconsiderare gli effettivi inizi dell’antica cartografia, poiché la maggior parte delle mappe classiche esistenti furono realizzate, dopo la nascita di Cristo, dai Romani, che per primi collegarono, sistematicamente, attraverso un complesso di reti stradali, i territori da loro conquistati (vedi la “Tabula Peutingeriana”). Il frammento di Soleto indica, invece, che, 2500 anni fa, le popolazioni che abitarono questa penisola provarono a dare una rappresentazione unitaria del territorio, attraverso una sua mappatura, che rappresenta oggi la più straordinaria e antica testimonianza sulle relazioni esistenti all’epoca tra i Greci e le popolazioni locali di Sallentini, Iapigi e Messapi.

Il contenuto della mappa  

Sulla minuscola mappa sono incisi i nomi di 13 località, una delle quali in greco, ΤΑΡΑΣ: Τάρας, Taras, Tarentum (Taranto) e 12 in messapico, di cui alcune in forma abbreviata: ΒΑΛ: Bal..étion, Aletium (Alezio); ΒΑΣ: Bas..ta, Basta (Vaste); ΓΡΑΧΑ: Graxa, Callipolis/Anxa (Gallipoli o Porto Cesareo); ΗΥΔΡ: Hydr..us¸ Hydruntum (Otranto); ΛΙΚ: Lik..tos, Castrum Minervae (Castro); ΛΙΟΣ: Lios, Veretum/Leuka (Patù o Leuca); ΜΙΟΣ: Mios, (Muro Leccese); ΝΑΡ: Nar..etòn, Neretum (Nardò); ΟζΑΝ: Ozan, Uzentum (Ugento); ΣΟΛ: Sol..lytos, Soletum desertum (Soleto); ΣΤΥ: Sty..bar (Cavallino o Sternatia); ΥΡΙΑ: Thuria, Thuria sallentina (Roca Vecchia). La localizzazione degli antichi siti indicati sulla mappa coincidono, per la maggior parte, con quelli odierni come per le città di Taranto, Alezio, Vaste, Otranto, Castro, Leuca, Nardò, Ugento, Soleto, Roca Vecchia. Qualche incertezza riguarda invece ΓΡΑΧΑ, Graxa (Gallipoli/Porto Cesareo), la cui collocazione sulla mappa è spostata leggermente a nord dell’attuale Porto Cesareo, presso località Scalo di Furno, dove è stato rinvenuto un villaggio dell’Età del Bronzo. Poiché la mappa risale al V secolo a.C., è probabile che allora la città di Gallipoli non esistesse ancora o fosse solo il porto della città messapica di Alezio. Anche il nome di MIOΣ, Mios (Muro Leccese), sulla mappa è spostato verso nord, ma, presumibilmente, per problemi di spazio. La scritta ΣΤΥ, Sty..bar, invece, di difficile interpretazione, in base alla sua collocazione nella mappa, a nord di Soleto, potrebbe corrispondere a Sternatia o a Cavallino, quest’ultima sicuramente città messapica per le sue mura.

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