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RAPPORTO 2018, a cura di Fabio Pollice

“Ricerche sul Salento” leccese …per ora

  • Venerdì, 01 Febbraio 2019
“Ricerche sul Salento” leccese …per ora

Nell’introduzione al Rapporto 2018 “Ricerche sul Salento” del Dipartimento di Storia, Società e Studi sull’Uomo dell’Università del Salento, il professore Fabio Pollice annuncia che la ricerca del prossimo rapporto comprenderà anche Brindisi e Taranto.

Pubblichiamo di seguito un paragrafo dell’introduzione del professore Fabio Pollice al Rapporto 2018 “Ricerche sul Salento”, da lui curato. Il paragrafo contestualizza territorialmente la ricerca del Dipartimento di Storia, Società e Studi sull’Uomo dell’Università del Salento, che Pollice dirige. Pur spiegando i motivi per cui questo primo rapporto si è focalizzato solo sul Salento leccese, il professore Pollice riconosce la necessità che per la nuova edizione il lavoro di ricerca sia esteso anche alle province di Brindisi e Taranto, in modo da rappresentare unitariamente l’area del Grande Salento. 

Il Salento leccese come riferimento territoriale

di Fabio POLLICE*

Quando anni addietro si decise di cambiare la denominazione dell’Università, modificandone il riferimento geografico, lo si fece in ossequio a quella che si riteneva dovesse essere la missione stessa dell’Ateneo e, nondimeno, a quella che di fatto e da tempo ne era ormai la proiezione geografica, tanto sotto il profilo della ricerca, quanto sotto il profilo della didattica: il Salento.

La scelta operata dall’Ateneo leccese riflette peraltro quella di altre sedi universitarie come Benevento che ha scelto come riferimento geografico il Sannio, o, spostandoci nell’Italia centrale, Viterbo, dove ha sede l’Università della Tuscia o, ancora, nell’Italia nord-occidentale, l’Università dell’Insubria e l’Università del Piemonte Orientale. In molti casi si tratta di Università che presentano una configurazione reticolare o diffusa, dove le attività didattiche e scientifiche sono distribuite su più sedi; una scelta che di fatto riproduce, giustifica e rafforza la dimensione “regionale” richiamata nella denominazione. Non volendo entrare nel merito delle singole scelte, molte delle quali dettate da fattori di ordine politico – o, più correttamente, geopolitico – , il riferimento regionale pone spesso dei problemi perché rimanda a configurazioni geografiche non sempre univocamente perimetrabili, quasi sempre di dimensioni sovra provinciali – come nel caso del Salento – o interregionali – come il Sannio –, quando non addirittura transfrontaliere – come nel caso dell’Insubria, parte della quale si estende in territorio svizzero. Il riferimento geografico scelto da questi Atnei non trova dunque corrispondenza con la ripartizione amministrativa o politica del territorio ed è questa una situazione che pone, e ha posto, non pochi problemi di governante, sia con riferimento al ruolo che le istituzioni politiche hanno nel finanziamento degli Atenei, sia sotto il profilo della collaborazione interistituzionale; una collaborazione che, come già sottolineato, risulta fondamentale anche ai fini della terza missione.

La scelta di optare per una denominazione riferibile ad una regione geografica che sopravanza i confini provinciali e abbraccia un territorio che include parte delle due province contermini di Brindisi e Taranto, doveva presupporre una revisione dei modelli di governance e condurre alla progettazione, prima, e all’attuazione, poi, di un disegno strategico di natura sovraprovinciale, che assumesse cioè il riferimento geografico quale orizzonte territoriale delle proprie strategie di sviluppo. In realtà nulla di questo è accaduto, sia perché l’Ateneo leccese non ha operato in questa direzione, sia perché le istituzioni politiche dei territori contermini non hanno mostrato un effettivo e concreto interesse per il progetto di una università sovraprovinciale e nel caso della Provincia di Brindisi, che pure si era resa protagonista di un serio progetto di investimento sul piano dell’infrastrutturazione universitaria del proprio territorio, questo interesse è venuto meno, mettendo di fatto in crisi il progetto di una Università multipolare.

Nemmeno la prospettiva del Grande Salento, supportata da alcune proposte di riordino amministrativo presentate in sede parlamentare e dallo studio condotto dalla Società Geografica Italiana che evidenzia l’esistenza di un’integrazione funzionale dell’area salentina (Società Geografica Italiana, 2014), ha sollecitato le amministrazioni provinciali a cercare qualche forma di coordinamento politico-istituzionale che potesse supportare una più stretta interazione tra le tre entità provinciali. Va tuttavia sottolineato che se l’Università del Salento, a dispetto della sua denominazione, non è riuscita sin qui a proporsi quale riferimento culturale e formativo per l’intero territorio interprovinciale, la causa non è da ricercarsi solo nell’assenza di un’efficace strategia di penetrazione e radicamento nelle province contermini, ma anche nelle carenze del sistema connettivo che ha ridotto l’accessibilità dell’Ateneo salentino, soprattutto in confronto a quello barese. A completare il quadro dei fattori che hanno frenato lo sviluppo dell’Università del Salento al di fuori dei confini provinciali, vi è poi anche la presenza nel capoluogo tarantino di una sede dell’Università di Bari “Aldo Moro” e della LUMSA si Roma.

In realtà, quantunque non vi sia una perimetrazione geografica univoca del Salento, la sua estensione non comprende l’intero territorio delle province di Taranto e Brindisi, ma solo una parte di esso: quella orientale, nel primo caso, e meridionale nel secondo. Se a ciò si aggiunge che il processo di regionalizzazione, seguito alla costituzione dell’ente regionale, ha di fatto contribuito ad accrescere la centralità del capoluogo barese e la sua influenza gravitazionale anche nei confronti delle province contermini, si comprende perché il Salento – ove si escluda l’ambito turistico dove viene associato quale brand geografico di richiamo a destinazioni brindisine e tarantine – venga ad essere sempre più spesso identificato con la sola provincia di Lecce.

A fronte delle considerazioni sin qui sviluppate, la scelta di concretare gli sforzi di ricerca sulla sola provincia di Lecce ha tuttavia una motivazione assai diversa e per molti aspetti assai più pragmatica. Con questa scelta, infatti, non si intende disconoscere la configurazione sovraprovinciale del territorio salentino, né la presenza di interazioni sociali, economiche e culturali tra le tre province contermini, né tantomeno guardare alla provincia di Lecce come unico riferimento territoriale dell’Ateneo salentino e, nel caso in specie, del Dipartimento di Storia, Società e Studi sull’Uomo. La decisione segue una valutazione di ordine politico: la provincia, seppur svuotata di larga parte delle sue funzioni a seguito della recente riforma istituzionale, rimane un riferimento imprescindibile per il governo del territorio. Immaginando – come si è sottolineato nelle note introduttive – il valore strumentale del Rapporto ai fini delle definizione delle politiche di sviluppo territoriale, è apparso necessario che tale strumento fosse collocato ad un contesto territoriale che facesse riferimento ad una entità istituzionale capace, se non di un’autonoma azione strategica, di farsi promotrice di una concertazione su base locale per un’azione politica coordinata sul territorio. Pertanto concentrare la ricerca su un solo contesto provinciale – a fronte di risorse limitate –, rende più approfondita l’analisi e più puntuali le indicazioni di governante che ne possono emergere. Resta naturalmente la volontà nei prossimi Rapporti di estendere l’analisi alle altre due province salentine e, in prospettiva, di occuparsi in maniera congiunta e contestuale di tutti e tre gli ambiti provinciali, promuovendo l’adozione di un meccanismo di coordinamento interprovinciale che possa promuovere l’integrazione del territorio salentino a beneficio del proprio sviluppo e del rafforzamento del relativo peso istituzionale a livello regionale e nazionale.

*Professore Ordinario di Geografia Economico-Politica e Direttore del Dipartimento di Storia, Società e Studi sull’Uomo dell’Università del Salento, curatore del primo Rapporto 2018 “Ricerche sul Salento” come contributo alla conoscenza del territorio.  

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