Il dibattito/ Tra abolizione o rifondazione

Quale futuro per le Province?

  • Giovedì, 01 Novembre 2018
Quale futuro per le Province?

La rielezione dei presidenti delle Province rilancia il dibattito sul futuro di questo Ente: abolizione o ritorno alla dignità costituzionale con l’elezione diretta e competenze specifiche. Ma la sua rifondazione non può prescindere dal riordino territoriale.

Dopo che anche nel Salento sono stati rinnovati i vertici delle Province, con l’elezione dei presidenti a Brindisi, Riccardo Rossi (sindaco di Brindisi), a Lecce, Stefano Minerva (sindaco di Gallipoli), e a Taranto, Giovanni Gugliotti (sindaco di Castellaneta), si ripropone il problema di quale futuro debba avere questo Ente, che, così com’è e nello stato ibrido in cui si trova oggi, appare un pasticcio istituzionale assolutamente inutile. Le Province o si aboliscono, come voleva fare la riforma costituzionale di Renzi, oppure bisogna sciogliere il nodo del loro ruolo e prospettiva istituzionale, ritornando ad essere un ente di rilievo costituzionale, con elezione diretta, competenze e risorse specifiche. È evidente, però, che una loro rifondazione non può prescindere da un necessario riordino territoriale, che punti alla ottimizzazione degli istituti rappresentativi dei cittadini.  

Il dibattito sulle Province assume una particolare attualità politica, anche alla luce di un ordine del giorno presentato in Parlamento dal partito della Meloni, Fratelli d’Italia, e che, col via libera del governo gialloverde, è stato inserito nel decreto Milleproroghe. L’ordine del giorno impegna l’esecutivo «a valutare di assumere iniziative, anche normative, volte a ripristinare l’elezione diretta dei presidenti e dei consiglieri provinciali e a consentire l’elezione diretta del sindaco e del consiglio metropolitano e a rivedere la forma di governo di Province e Città Metropolitane». L’auspicio politico, perché di questo per ora si tratta, è stato approvato dalla maggioranza dei parlamentari, un auspicio che, però, potrebbe diventare un corale impegno politico alla luce della insostenibile situazione delle Province.  

Il ridimensionamento dell’ente provinciale, previsto dalla legge Delrio del 2015, con il taglio dei finanziamenti e della rappresentanza democratica diretta, doveva essere propedeutico alla sua definitiva abolizione con la riforma costituzionale voluta da Renzi ma, poi, bocciata dagli italiani con il referendum del 4 dicembre 2016. Le Province sono così rimaste nel guado: sono ancora, a tutti gli effetti, enti di rilievo costituzionale ma senza rappresentanza diretta e senza funzioni specifiche di rilievo.  

Prima della legge Delrio, il governo di Mario Monti, sotto la spinta della necessaria riduzione della spesa pubblica, aveva proposto l’accorpamento delle Province. Proposta che aveva fatto sviluppare anche nel Salento un interessante dibattito sull’ipotesi che le tre province di Lecce, Brindisi e Taranto si unissero in un’unica maxi provincia. Quel dibattito, però, abortì con la fine del governo Monti.  

La rifondazione delle Province, dopo che gli italiani non hanno voluto abolirle con il referendum del 2016, non può prescindere, però, dalla necessità di un riordino territoriale complessivo e dal dibattito sulle due principali proposte, oggi in campo, ad esso connesse: da una parte, la proposta di una un riordino territoriale sulla base di macroregioni con, al loro interno, le macroprovince; dall’altra, la proposta della Società Geografica Italiana che propone una trentina di Regioni più piccole delle attuali, abolendo le Province, proposta sostenuta dal fondatore del Movimento Regione Salento, Paolo Pagliaro.

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