Riflessioni di Rossella Barletta

La virtus che non abbiamo

  • Domenica, 10 Gennaio 2021
La virtus che non abbiamo

Come conseguenza della rivoluzione teologico-spirituale portata dal Cristianesimo, moltissimi vocaboli riferiti alla vita dello spirito, appunto, subirono modificazioni e quindi ebbero nuovi significati...

Rossella Barletta 6

di Rossella BARLETTA

Come conseguenza della rivoluzione teologico-spirituale portata dal Cristianesimo, moltissimi vocaboli riferiti alla vita dello spirito, appunto, subirono modificazioni e quindi ebbero nuovi significati. La concezione cristiana religiosa e morale instaurò un rapporto diverso fra il divino e l’umano; parole come virtus, fides, caritas, spes e altre, al tempo di Augusto ebbero un significato, e un altro al tempo di Teodosio. Talvolta il concetto di ciascuna di esse ricevette una profonda, inaspettata trasmutazione.
Per esempio virtus connotò il valore e l’eroismo in senso cristiano, nel Cinquecento invece furono virtuosi gli artisti, i letterati, i cantori. Poi il vocabolo ha occupato un posto principale nel codice morale permeando specialmente la civiltà contadina, riducendosi a mano a mano nel tempo fino a estinguendosi insieme a essa. L’avanzare e il diffondersi del materialismo contemporaneo sono in parte colpevoli della sua polverizzazione. Quando riemerge dalle ceneri la virtus si trova nelle erbe curative o in alcuni ritrovati farmaceutici dalle virtù miracolose. Attualmente è capace di simulazione nella realtà o nel mondo virtuale: si nasconde dietro a uno schermo che, a volte, è una trappola. Subdola. Silenziosa.
Vir-tus è un bisillabo latino che conduce dritto all’uomo, al maschio. Alla sua forza o virilità che dir si voglia, e a una galassia di concetti che roteano tutti attorno alla forza, l’unica capace di combattere la paura della morte e del dolore. Fuori dallo scenario militare dove virtus è sinonimo di forza fisica pertinente al corpo, tra di noi che normalmente facciamo a meno delle armi, conserva il significato di valore e di coraggio.
«La virtus si avvale di energie non comuni. Ti fa compiere imprese arduissime […] è un istinto che contrasta con il calcolo e lo stratagemma […] nella sola virtus talvolta è riposta la speranza di salvezza». Mi fermo qui nel riportare brani scritti dallo stimato N. Gardini (Le 10 parole latine, 2018), rimanendo sbalordita per l’attualità delle parole che sembrano riferirsi ai medici italiani coinvolti nel fronteggiare la perdurante pandemia da Coronavirsu. Incredibile! Vi è perfino un nesso allusivo che fa immaginare di vivere in uno stato di guerra, condotta senza armi e senza conoscere le fattezze del nemico che stiamo combattendo, quando inizia il coprifuoco in ogni angolo d’Italia.
Poi c’è la virtus filosofica con la quale si entra in un campo dove germoglia l’irreprensibilità, l’armonia dell’anima, la divisione netta tra umano e bestiale; il fertilizzante si chiama ragione. La temuta pianta infestante è il vizio ovvero qualunque forma di bassezza e di violenza. (Gardini) A rigor di logica virtù e vizio si dovrebbero escludere a vicenda.
Mi allontano da questo campo e mi sposto in quello della filosofia spicciola, adattandola ai giorni nostri. Non accenno alle virtù teologali perché sono impreparata ad affrontare l’argomento che non collima con queste modeste riflessioni.
Rimango allibita quando ascolto che serpeggia un diffuso disappunto, parente del malcontento, per le misure adottate dal Governo tendenti a contrastare i crescenti casi di pandemia. Le linee guida indirizzate a tutti gli italiani al fine di censurare i comportamenti incontrollati che causano il dilagare del contagio, stanno creando una reazione di avversità e di incattivimento degli animi. Si registra l’incapacità di adattarsi alle imposizioni di regole “salva-vita”. Appena si intravede la libera uscita tutti a intasare budelli di strade che conducono a…Al nulla. Ma stiamo scherzando? Possibile che nel vocabolario di molti di noi è stata cancellata la parola sacrificio? Che il rispetto di normalissime regole a nostro beneficio dia la sensazione di perdere…cosa? La dignità? La perfezione? La virilità? La ragione? Quale altro principio vitale? Incredibile! Non ci sono parole adatte per definire la diffusa incapacità a comprendere lo stato in cui versa la situazione sanitaria. Sempre più drammatica.
Ricordo che le virtù vere non sono soltanto quelle compiute dai grandi (politici, capi di stato, pensatori, ecc.). Liberiamo l’istinto alla grandezza e all’espansione del meglio che si nasconde in ognuno di noi visto che abbiamo il dono della ragione. Liberiamoci dalle inutili ossessioni. Per una volta tanto ribelliamoci alle lusinghe e ai narcisismi. Dimostriamo di possedere valore e coraggio e allontaniamoci dal pericolo! Proviamo a essere virtuosi in senso pancivico. Confido nella ragionevolezza. Alla prossima puntata.

Il Grande Salento Direttore Lino De Matteis - Testata iscritta al n. 3/2014 del Registro Stampa del Tribunale Lecce - Cell. +39 335 8281686 - redazione@ilgrandesalento.it | Editore: Glocal Editrice Lecce | Powered by Clio S.r.l. Lecce | Glocal Editrice © copyright 2018-2021 | Tutti i diritti riservati | Privacy policy