Su la Repubblica di oggi un ritratto del personaggio

La metamorfosi politica di Fitto

  • Domenica, 07 Aprile 2019
La metamorfosi politica di Fitto

“Fitto dal Gay pride alla fiamma tricolore per essere rieletto” è il titolo dell’articolo pubblicato nell’edizione barese del quotidiano sulla deriva verso la destra di Meloni del politico salentino.

Sulla Repubblica di oggi, il giornalista Piero Ricci fa un interessante ritratto del personaggio Raffaele Fitto, che vale la pena di leggere per comprendere la sua metamorfosi politica. Il titolo del pezzo è significativo: “Fitto dal Gay pride alla fiamma tricolore per essere eletto”. Da governatore pugliese, infatti, l’enfant prodige di Maglie, patrocinò l’evento barese dell’orgoglio omosessuale, mentre ora sta con Fratelli d’Italia, la destra di Giorgia Meloni, che è su tutt’altre posizioni in tema di diritti civili. Per le prossime europee, infatti, Fitto sarà candidato nelle liste di Fratelli d’Italia.

«Inseguiva Davide Cameron e i Tory britannici – scrive Ricci –. Brexit premettendo, si ritroverà come leader politico Jaroslaw Kaczyǹski. Da protesi di Silvio Berlusconi a numero due di Giorgia Meloni, la parabola di Raffaele Fitto – cominciata con i fasti democristiani della Prima repubblica – ormai al tramonto approda nel gruppo “Conservatori e riformisti” del Parlamento europeo, la pattuglia di euroscettici messa su dall’ex premier britannico che ora rischia di essere a trazione polacca». E qui partono nell’articolo una serie di interrogativi, che hanno però tutta l’aria di avere in sé la risposta. «Come è stato possibile – si chiede Ricci – che l’ex rampollo della Dc sia finito nelle mani della destra meloniana, erede della tradizione missina? Puro calcolo elettorale, dal momento che senza la fiamma dei Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni sarà difficile scaldare il suo elettorato per superare l’asticella dello sbarramento del 4 per cento? Oppure un’operazione-verità che gli consente di gettare la maschera? Nella campagna elettorale appena cominciata con la kermesse barese in compagnia della leader, già fioccano gli aneddoti di ex consiglieri regionali, oggi in pensione, di un giovanissimo Fitto in sella al suo motorino in cerca dei comizi di Giorgio Almirante nelle piazze salentine per capirne il verbo e le capacità oratorie».

Ma più che le leggende, conta la storia. «Certo è che nella sua prima ed unica esperienza da governatore alla Regione Puglia – ricorda Ricci – in giunta aveva una maggioranza di assessori di fede missina che Pinuccio Tatarella provò a convertire nella destra moderna di An. Fitto si mostrò attento alle sirene della destra, ma non deluse le gerarchie della Chiesa pugliese, incarnata in quegli anni dall’arcivescovo leccese Cosmo Francesco Ruppi. Furono gli anni in cui mentre con la mano destra reclutava una settantina di sacerdoti come cappellani ospedalieri, con la mano sinistra vergava la legge di bilancio per bloccare le assunzioni di medici ed infermieri». A questi suoi primi atti da governatore altri ne seguirono, «tra cui la delibera con cui ... finanziò con oltre 100 milioni di euro il recupero dei beni immobili destinati al culto e agli oratori – continua Ricci –. Il suo capolavoro, però, resta la legge-quadro sulla famiglia: un mix che accontentava la Chiesa pugliese strizzando l’occhio alla destra... Fu il pegno che Fitto pagò alla destra, in quegli anni dominata da Adriana Poli Bortone e Alfredo Mantovano, che non gli perdonava il patrocinio della Regione al Gay pride di Bari nel 2003».

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